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di Michele Pellegrino Acierno
Se si osserva l’armonia monumentale di Piazza Francesco Napolitano a Baiano, lo sguardo viene inevitabilmente catturato dal gioco di corrispondenze tra il Palazzo Municipale e le eleganti linee del Palazzo che appartenne al Principe Giuseppe Caravita di Sirignano. Questa vicinanza non è un caso della topografia ottocentesca, ma il riflesso architettonico di un’epoca dorata in cui il Mandamento divenne il baricentro delle ambizioni economiche, bancarie e politiche di uno degli uomini più influenti del Mezzogiorno d’Italia.
Per penetrare il fitto mistero delle funzioni di questo palazzo di piazza, occorre sgomberare il campo dalle suggestioni commerciali. Baiano, terminale ultimo della storica linea ferroviaria belga inaugurata nel 1885, accoglieva i treni passeggeri della Circumvesuviana nello scartamento ridotto che moriva a Napoli Porta Nolana, senza alcun transito di vagoni merci pesante verso i moli del porto. Il legame del Principe con la strada ferrata era di natura ben più alta: Giuseppe Caravita era l’uomo ai vertici, il Presidente e il promotore delle grandi società di trasporto e industriali che stavano strappando la Campania all’isolamento post-unitario. E per un uomo con una simile visione, Baiano era la porta d’oro dell’Irpinia.
1888: L’Avamposto del Credito
Il vero fulcro operativo del palazzo si accese nel 1888. Fu in quell’anno che il Principe di Sirignano, intuendo il bisogno di emancipare le operose comunità locali dall’usura e dalla stagnazione capitalistica, scelse Baiano per fondare la Cassa Popolare Agricola. Si trattò di una svolta epocale: fu il primo istituto di credito ad essere istituito nell’intera provincia di Avellino.
Il Palazzo sulla piazza principale divenne così il sancta sanctorum di questa istituzione finanziaria. Da quelle stanze, gli amministratori del Principe gestivano i flussi di denaro che sostenevano i piccoli proprietari terrieri, i produttori di nocciole, gli artigiani e i boscaioli del Mandamento. Possedere la banca del paese nel palazzo più in vista della piazza significato per il Caravita legare indissolubilmente il proprio nome al benessere e al progresso quotidiano della popolazione locale.
1897: Il Cuore della Battaglia Elettorale
Questo immenso capitale di credibilità sociale e finanziaria divenne la rampa di lancio per la discesa in campo politico del gentiluomo napoletano. Nel 1897, durante la XX Legislatura del Regno d’Italia, Giuseppe Caravita venne eletto Deputato proprio nel Collegio Elettorale di Baiano.
Da quel momento, il Palazzo di piazza mutò pelle, trasformandosi nel fulcro di un’intensa attività parlamentare. Non era una dimora di villeggiatura — ruolo nobilmente ricoperto dal monumentale castello neogotico della vicina Sirignano — ma una vera e propria “Ambasciata del Principe” nel comune capofila del Mandamento. I balconi del palazzo, affacciati direttamente sul Municipio, parlavano un linguaggio di contrappeso e di dialogo continuo con le istituzioni civili.
Era qui che il Deputato Caravita (futuro Senatore dal 1913) istituiva il suo gabinetto politico, riceveva i sindaci del circondario, ascoltava le delegazioni cittadine e tesseva le strategie delle sue accese campagne elettorali, vissute sempre con altera fortuna tra i banchi del Consiglio Provinciale di Avellino e quelli della Camera a Roma. La vicinanza strategica alla stazione permetteva al Principe di giungere da Napoli in treno, entrare direttamente nel proprio palazzo per esercitare il potere politico e finanziario nel cuore pulsante di Baiano, e solo a sera ritirarsi nella quiete sirignanese.
Oggi, il Palazzo del Principe nella piazza di Baiano, lambito dal ricordo del Monumento ai Caduti, ha smesso i panni della finanza ottocentesca e dei comitati elettorali. Resta però intatta la sua dignità di monumento storico, testimone silenzioso di una stagione irripetibile in cui il Mandamento, attraverso la figura poliedrica del suo Principe Presidente, seppe dettare le linee dello sviluppo economico e politico di un intero pezzo di Regno.