Economia e dignita irpina allo sbando, beviamo per dimenticare

Economia e dignita irpina allo sbando, beviamo per dimenticare

di Nando Silvestri

Visto e considerato che le eccellenze vitivinicole irpine non incontrano sbocchi sul mercato capaci di attivare vere e proprie catene di valore e distretti produttivi autonomi come Etna e Valpolicella, e’ ragionevole pensare che possano aiutare almeno a dimenticare diseconomie e vicissitudini in un solo sorso di Taurasi. Le istituzioni e i politicanti locali, difatti, continuano a contendersi rendite di posizione e potentati senza mai andare troppo per il sottile o attivarsi più di tanto, se non a ciarle pre elettorali. L’ anno scorso emerge come il periodo dell’ impennata dell’emigrazione irpina e dell’ aumento degli incidenti sul lavoro , anche mortali, in tutta la provincia di Avellino. Ma gli enti locali e lo Stato stanno a guardare sfregandosi le mani e leccandosi i baffi. Il governo promette imprenditoria giovanile facilitata con la solita solfa dei prestiti a fondo perduto o a tassi agevolato che, dopo due anni donano all’ Agenzia delle Entrate nuovi soggetti passivi che pagheranno cara la loro intraprendenza di start up mandate in balia delle onde e della fiscalità più asfittica, fino a chiudere i battenti definitivamente dal terzo anno di vita in poi (il famoso “bagno di sangue del terzo anno”). D’ altro canto i deputati di governo sbandierano il “Decreto Coesione” per gli incentivi distrubuiti alle imprese che assumono nuovi lavoratori pretendendo voti, ovazioni, credibilità e applausi. In realtà, non serve sostenere le imprese che assumono se non si incentiva la domanda di mercato di beni e servizi che le stesse imprese vedono diminuire progressivamente: si chiama “Principio della Domanda Effettiva e fu spiegato dal più celebre economista della storia, J.M. Keynes. Il valore dei lavoratori assunti attraverso gli incentivi concessi alle imprese e’ di gran lunga inferiore al loro costo di gestione se la loro produttività non aumenta e la domanda stagna. Il che significa che andrebbe prima sviluppata la domanda globale con politiche industriali territoriali mirate ed integrate capaci di costituire vere e proprie filiere in tutta la Campania. Ma i pannicelli caldi e i contentini attecchiscono molto di più sull’immaginario collettivo degli elettori che si lasciano sedurre da parolai di Stato e incantatori di serpenti. Poi ci sono gli enti locali che impugnano le armi per combattere la desertificazione di borghi e paesi irpini svuotati dalle emorragie migratorie. E magicamente si mettono in vendita case dirupate a poche manciate di euro perché i rispettivi proprietari emigrati o eredi non ce la fanno più a pagare Imu, Tari e rivalutazioni catastali. Il trucco c’è e sta nel favorire la vendita delle case abbandonate agli stranieri, spolparli prima attraverso le spese di ristrutturazione e poi con la mannaia della tassazione crescente. In tal modo gli amministratori locali passano prima per eroi del ripopolamento e poi battono inesorabilmente cassa. In pratica, lo Stato crea la cosiddetta “questione meridionale” dal 1861 ad oggi e gli enti locali ci guadagnano nuove entrate. Allora che necessità ci sarebbe di incrementare efficacia, sicurezza ed efficienza di reti viarie e infrastrutture in Irpinia se quelle esistenti vanno già bene così come sono? L’ Ofantina e le strade che passano per Aquilonia, ad esempio, sono così agevoli da percorrere che piacciono anche a mandrie di mucche, cavalli e tori: la fauna e il fenomeno dei pascoli vaganti fanno oramai parte del paesaggio socio culturale irpino, ovvero sono divenuti fenomeni “strutturali”. Se aumenteranno ancora un po’ le presenze di bovini sulle strade irpine i vettori che trasportano merci saranno costretti a pagare assicurazioni RC più salate con ovvie conseguenze economiche, innalzamenti dei costi indotti dalla maggiore pericolosità di percorrenza, opportunità perse e rincari sui trasporti già rallentati o deviati su percorsi più lunghi e articolati. Perché, allora, occuparsi di viabilita’ sorvegliata da strumenti di controllo tecnologici o sanzionare in maniera più perentoria chi lucra sul pascoli vaganti, mettendo a repentaglio l’incolumità pubblica? Il preside di Aquilonia finito sulle cronache di LA7 per essere stato aggredito da un toro mentre guidava la sua auto e’ stato solo sfortunato? L’ impatto di alcune auto con dei bovini finiti il 28 aprile scorso sul tratto “Malepasso” dell’ Ofantina con relativi feriti e 10 animali morti non saranno mica una mera coincidenza? Magari gli amministratori e gli addetti ai lavori se ne occuperanno con calma, solo se (e quando) ci scapperà il morto. Per ora beviamoci sopra: il vino “fa sangue”.