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di Michele Acierno
Introduzione alla storia
Ci sono ferite del tempo che solo la terra sa curare e custodi silenziosi che non parlano la lingua degli uomini, ma quella del vento. Per ritrovare le radici profonde di Sirignano dobbiamo sollevare lo sguardo verso l’alto, laddove la collina di San Giuliesto taglia il cielo dell’Irpinia. Questo scritto nasce da un cammino a ritroso: un viaggio fatto di carte d’archivio polverose che riemergono dal Medioevo e di fotografie in bianco e nero che profumano di famiglia, di musica e di Pasquette passate. È il racconto di una comunità fiera, di un villaggio dimenticato che giace sotto i piedi dei nostri ulivi e di un legame di sangue con la terra che il tempo, malgrado i suoi sforzi, non è mai riuscito a spezzare. Lasciatevi guidare dai passi dei nostri vecchi, dal suono di una tammorra tra i rami e dal mistero di una storia che aspetta solo di tornare alla luce.
’A Voce d’ ‘a Collina
Gotta a gotta, ‘o tempo se piglia ogne cosa. Ma ncoppa a ‘quella muntagnella, addò l’aria fa addorà ‘e nepeta e terra smossa, ‘o passato nun se frena. P’ ‘a gente d’ ‘o paese chillo è San Giuliesto: ‘na creatura ‘e preta, bosco e argiento, ca t’abbadisce ‘a coppa a seiciento metri e passa, guardando a valle tutt’ ‘e juorne.
Chillo pizzo è n’abbraccio ‘e piante antiche, addò l’ulive secolari s’afferrano ‘a terra cu ‘e chiante d’ ‘e rradice, comme a dicere ca da llà nun se ne vanno. Sotto a chillu manto ‘e fronne verde-argiento ca pulezza ‘o viento, s’annasconne ‘na Sirignano ca nisciuno se ricorda cchiù. Pure ‘e carte vecchie d’ ‘a Diocesi ‘o diceno: dinto a ‘o milleetrecentodieci ncoppa a chillu colle nce steva ‘na chiesiella sacra, e attuorno nce stevano ‘e primme case, ‘o primmo sanghe e ‘o primmo sudore d’ ‘e viecchie nuostre.
(Nota dell’autore: L’espressione napoletana “gotta a gotta” significa letteralmente “goccia a goccia”. È la metafora del tempo che consuma e porta via le cose lentamente, una goccia alla volta, proprio come l’acqua che scava la roccia della nostra collina attraverso i secoli).
Le coordinate d’archivio: 1310 e l’antico insediamento
Per la cartografia moderna e per la storiografia ufficiale dello snodo irpino, quel rilievo di circa 670 metri che domina l’abitato di Sirignano prende il nome di Collina di San Celeste. Tuttavia, per la memoria collettiva, quel luogo sacro conserva il nome tradizionale di San Giuliesto. La collina si presenta oggi come un monumento biologico e visivo straordinario: un intero rilievo completamente piantato a ulivi secolari, le cui foglie argentate brillano al sole e si muovono al vento della valle. Questi alberi non sono semplici piante, ma i guardiani di un antico segreto medievale.
I registri e i faldoni della Diocesi di Nola custodiscono la prova tangibile che la collina di San Giuliesto era il fulcro originario del nucleo abitativo sirignanese. Nelle carte più antiche, la zona viene inizialmente identificata con il toponimo di Campimmo.
La data chiave che emerge dai documenti d’archivio è il 1310. In quell’anno viene ufficialmente attestata la presenza e la fondazione di una chiesa parrocchiale dedicata a San Celeste. Attorno a questo edificio sacro si sviluppò il primo vero e proprio villaggio di Sirignano, un insediamento di mezza costa sorto prima che la popolazione, nei secoli successivi, scegliesse di spostarsi progressivamente più a valle, verso l’attuale centro urbano.
I documenti d’archivio medievali rivelano un altro dettaglio storico fondamentale: i terreni e le pertinenze di San Giuliesto apparivano nettamente distinti e separati dai confini del vicino e potente Feudo di Avella. Questa separazione netta testimonia la storica e fiera autonomia della comunità di Sirignano, che fin dal XIV secolo rivendicava il controllo diretto e la sacralità di quella collina.
Con il passare dei secoli, le antiche mura della chiesa del 1310 e le prime abitazioni in pietra sono state inghiottite dalla vegetazione, dal fango e dallo scorrere delle stagioni. Oggi quel patrimonio medievale giace sepolto proprio sotto la terra che nutre i nostri ulivi, configurandosi come un prezioso tesoro archeologico che attende la giusta valorizzazione per poter tornare pienamente alla luce.
La memoria viva: La Pasquetta della Famiglia Acierno
Se l’archivio cartaceo si ferma al limitare del Medioevo, la storia vissuta della collina prosegue e si fa carne attraverso le generazioni. San Giuliesto è stato per secoli, e rimane tuttora, il simbolo del legame indissolubile tra la terra e le famiglie del paese.
Un esempio straordinario di questa memoria è custodito nei ricordi della Famiglia Acierno, i cui nonni possedevano e curavano con dedizione i secolari uliveti disposti lungo i ripidi terrazzamenti della collina. Su quelle balze, tra fusti contorti che sembrano sculture modellate dalla fatica, il lavoro agricolo quotidiano sapeva trasformarsi in festa e celebrazione comunitaria in concomitanza con le ricorrenze più care alla tradizione locale.
Il momento più significativo dell’anno era rappresentato dal Martedì di Gesù e Maria, la tradizionale giornata di Pasquetta in cui le famiglie sirignanesi salivano sulla collina di San Giuliesto per ridefinire il proprio senso di appartenenza. All’ombra di quella distesa sterminata di ulivi, i patriarchi della famiglia si riunivano attorno alle nuove generazioni. In queste occasioni, il tempo sembrava fermarsi: il ritmo cadenzato della tammorra suonata a festa e le corde di una chitarra rompevano il silenzio del rilievo, trasformando la collina in un tempio a cielo aperto dove il canto univa il passato, il presente e il futuro.
Un appello alla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio
Alla luce di questi dati storici inconfutabili e del profondo valore antropologico che la collina di San Giuliesto riveste per l’intera comunità, si rende oggi necessario un atto di coraggio istituzionale. Non possiamo permettere che il tempo, “gotta a gotta”, e l’oblio cancellino definitivamente le tracce del nostro nucleo originario.
Rivolgiamo pertanto un accorato appello alla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, affinché vengano avviate campagne di ricognizione, indagine e scavo archeologico mirate sul sito dell’antico insediamento di Campimmo e della chiesa parrocchiale del 1310. Sotto le radici protettive dei nostri amati ulivi si nascondono i segreti del nostro passato. Riportare alla luce i resti di San Giuliesto non significa soltanto disseppellire antiche pietre medievali, ma restituire a Sirignano la sua vera carta d’identità storica, strappando all’oscurità un patrimonio che appartiene di diritto alla memoria collettiva dell’Irpinia.
