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La massiccia e ampia partecipazione alla consultazione referendaria dei giorni 22 e 23 marzo, rappresenta un bel segnale per la tenuta democratica del nostro paese. A prescindere dal risultato finale, dai vinti e dagli sconfitto. Il popolo risponde con milioni di cittadini che si sono recati alle urne per esercitare il loro dovere e diritto civico sul quesito referendario e sulla riforma proposta. Balza agli occhi la ampia partecipazione dei giovani tra i 18 e 34 anni, che hanno poi determinato l’esito in favore dei contrari. Me tutto ciò detto, il ritorno alle urne dei giovani e’ un bel segnale di vivacità del dibattito e del confronto tra opposte visioni legittime e democratiche. Il confronto e il dibattito sulla riforma ha favorito la discussione su temi non facili, come ad esempio il ruolo del Pubblico Ministero, sull’esercizio della azione penale , sul tema della richiesta di archiviazione e su temi di diritto processuale penale, sollecitando un po’ tutti noi allo studio e alla ricerca.
L’ampia partecipazione, ad ogni modo, e’ avvenuta non solo e solo per la mobilitazione dei partiti e dei movimenti , ma in modo spontaneo e libero. Una partecipazione di cui i partiti dovrebbero interrogarsi e che non si e’ avuta alle ulteriore elezioni europee e nemmeno alle elezioni regionali. Questa volta i cittadini hanno sfruttato appieno l’occasione del Referendum per farsi sentire e per sottolineare nuovamente come il popolo e’ piu’ avanti della politica e dei politicanti di tutti gli schieramenti, lanciando un chiaro segnale di partecipazione democratica. Anche tutta la discussione che ha preceduto il voto, e’ servita a capire meglio il funzionamento dell’ordinamento giudiziario e si e’ ricominciato a discutere e ragionare sulla Costituzione.
Marco Grossi Vice Sindaco del Comune di Grottolella