SANT’Oggi. Sabato 13 agosto la chiesa celebra sant’Ippolito, san Giovanni Berchmanse …

SANT’Oggi. Sabato 13 agosto la chiesa celebra sant’Ippolito, san Giovanni Berchmanse …a cura di don Riccardo Pecchia

13 agosto: sant’Ippolito di Roma è stato un teologo e scrittore romano, primo antipapa della storia della Chiesa; prima della morte si riconciliò con il papa legittimo, Ponziano, insieme al quale subì il martirio; pertanto è considerato come il primo antipapa della storia ad essere stato canonizzato. Sulla sua persona ci sono pervenute scarse informazioni, spesso in contrasto tra loro. Dalle notizie tramandate da Eusebio di Cesarea, san Girolamo, papa Damaso I e Prudenzio, si desume che nacque probabilmente in Asia Minore, dove dovette studiare teologia, esegetica e retorica; divenuto un esponente importante della Chiesa, giunse come prete a Roma sottoSANT’Oggi. Sabato 13 agosto la chiesa celebra sant’Ippolito, san Giovanni Berchmanse … il pontificato di papa Zefirino. Il durissimo confronto tra Callisto ed Ippolito raggiunse l’apice trasformandosi in scisma quando il primo divenne papa, immediatamente Ippolito lasciò la comunione della Chiesa di Roma e fu eletto antipapa da una ristretta schiera di seguaci da lui chiamati “Chiesa”, in contrasto con la maggioranza dei romani da lui chiamati “Scuola di Callisto”. Il santo accusava Callisto di essere caduto nell’eresia di Teodato prima e di Sabellio poi, inoltre lo accusava di lassismo morale nei confronti di peccati gravi quali l’adulterio e l’omicidio. Ippolito continuò la sua opposizione alla Chiesa di Roma come antipapa anche durante i pontificati dei due successori di Callisto: Urbano I e Ponziano. In seguito, i capi delle due Chiese vennero esiliati da Massimino il Trace in Sardegna. Secondo la tradizione cattolica lo scisma rientrò nel momento in cui Ippolito incontrò Ponziano (secondo successore di Callisto) sull’isola. Essi, riconciliatisi, invitarono i rispettivi seguaci a fare altrettanto. Intorno al 235, la morte li colse entrambi nell’isola e nel 236 o 237 le salme dei due martiri raggiunsero Roma.

SANT’Oggi. Sabato 13 agosto la chiesa celebra sant’Ippolito, san Giovanni Berchmanse …13 agosto: san Giovanni Berchmans, nacque il 12 marzo 1599 a Diest nelle Fiandre, primo dei cinque figli di un calzolaio, nel 1609 a causa di una grave malattia che aveva colpito la madre venne affidato, insieme ai suoi fratelli, alle cure di due zie e poi a don Pietro Van Emmerick, parroco della chiesa di Nostra Signora di Diest. Il padre avrebbe voluto che imparasse un mestiere, ma egli disse che volesse studiare e sarebbe vissuto anche a pane e acqua. Fu allora affidato come domestico presso il sacerdote Froymont, canonico della cattedrale di Malines, dove riuscì a permettersi di studiare, da esterno, presso il collegio gesuita di quella città. Completati gli studi, intenzionato a diventare sacerdote, il 24 settembre 1618 emise la prima professione religiosa divenendo novizio gesuita e nel 1619 si trasferì a Roma per completare gli studi filosofici presso il Collegio Romano (l’attuale Pontificia Università Gregoriana) dove il rigido tenore di vita da lui seguito e il clima di Roma, poco confacentesi a lui, ne avevano però minato l’alquanto delicata salute; quando, il 7 agosto 1621, fu assalito da violente febbri, accompagnate da catarro intestinale e da infiammazione polmonare, i dottori disperarono di poterlo salvare e infatti egli spirò il 13 agosto 1621 dando esempio di una morte santissima; patrono della gioventù studentesca con i santi Luigi Gonzaga e Stanislao Kostka.

SANT’Oggi. Sabato 13 agosto la chiesa celebra sant’Ippolito, san Giovanni Berchmanse …13 agosto: san Cassiano di Imola, scacciato da Brescia, sua diocesi, a causa della persecuzione scatenata dall’imperatore Giuliano l’Apostata, si rifugiò a Imola. Decise subito di dedicarsi alla educazione dei giovani, perché avrebbe potuto esercitare meglio il suo zelo. Il suo scopo era quello di ispirare loro, assieme alla scienza, i principi della religione e della fede in Gesù Cristo e, per meglio riuscirci, iniziò a impartire loro i primi rudimenti delle lettere, cioè a leggere e a scrivere. Questo insegnamento glielo impartiva per mezzo di segni che servivano a esprimere molte cose con un solo carattere; in modo da riuscire a scrivere con la stessa facilità con cui si impara a parlare, metodo questo molto in uso a quei tempi, ma, purtroppo, venne denunciato al magistrato della città, che simpatizzava molto per l’Imperatore apostata, che lo fece arrestare e condurre davanti a sé per costringerlo a rinunziare al culto del vero Dio e ad adorare le false divinità. Cassiano rifiutò di sacrificare agli idoli; il giudice allora irritato dalla sua costanza, lo condannò a morte perché colpevole di sacrilegio verso gli dei e perché aveva violato gli editti imperiali. Il tiranno pensò che il mezzo migliore, per vendicarsi di lui, era di abbandonarlo ai suoi alunni, per la maggior parte pagani. Venne ricondotto quindi alla sua scuola, con le mani legate dietro il dorso e senza abiti. Quella marmaglia di ragazzi si gettò allora su di lui per assecondare il giudice ma anche, forse, per vendicarsi di qualche punizione, certamente giusta e necessaria, che aveva ricevuto. Alcuni gli ruppero le tavolette in testa; altri lo trafissero con mille colpi con uno stilo di ferro, che era come un bulino o un punteruolo e di cui si servivano allora gli alunni per incidere il legno o per scrivere sulla cera. E così lo fecero morire poco a poco con un martirio crudele ed estenuante, perché quei piccoli carnefici non erano capaci di togliergli d’un sol colpo la vita. Languiva tra gli spasimi che venivano continuamente rinnovati e che ebbero termine con l’effusione del suo sangue fino all’ultima goccia, era il 13 agosto, probabilmente del 363; patrono degli stenografi, segretari, dattilografi, informatici e scrittori.

SANT’Oggi. Sabato 13 agosto la chiesa celebra sant’Ippolito, san Giovanni Berchmanse …13 agosto: beato Marco d’Aviano (al secolo Carlo Domenico Cristofori), nacque il 17 novembre 1631 a Villotta di Aviano (Pordenone). Studiò nel Collegio dei Gesuiti di Gorizia, un giorno, dopo un’uscita dei collegiali, non rientrò. Cammino due giorni finché, esausto, bussò alla porta del convento dei Cappuccini di Capodistria. La Provvidenza risolse la sua crisi giovanile con la vocazione alla vita francescana. Il 21 novembre 1648 vestì l’abito dei cappuccini nel noviziato di Conegliano, cambiando il nome in Marco. Fu ordinato sacerdote il 18 settembre 1655 e nel 1670 venne nominato superiore del convento cappuccino di Belluno e dopo un paio d’anni di quello di Oderzo. La responsabilità della carica, però, ostacolava il suo desiderio di solitudine e preghiera, quindi i superiori, accogliendo la sua richiesta, lo trasferirono a Padova, fu in questa città che si rivelò per quel grande predicatore che era. Così padre Marco divenne un instancabile viaggiatore e predicatore per il Veneto e per tutta l’Europa, accompagnato da una sempre più crescente fama di taumaturgo. Usava, a favore dei malati e dei bisognosi, una particolare formula di benedizione (fondata su Numeri 6, 24-26 e Marco 9, 22) che rimase famosa, procurandogli però qualche noia da parte delle autorità ecclesiastiche. Nel 1680 viaggiò nel Tirolo, in Baviera e Austria. L’imperatore Leopoldo I d’Asburgo lo volle come suo consigliere a Vienna. Intanto i Turchi erano giunti fino a Vienna, forti di un esercito di 150.000 turchi, comandati da Mustafà il Nero, generale di Maometto IV. Papa Innocenzo XI inviò allora padre Marco a riunificare i comandanti degli eserciti cristiani, in lotta tra di loro, sotto il comando del coraggioso Giovanni Sobieski. Incitando poi i soldati a credere nell’aiuto divino padre Marco contribuì senz’altro a che Vienna il 12 settembre 1683 fosse liberata dall’assedio ed i Turchi sconfitti. Il valore politico-religioso di quella vittoria era enorme: se Vienna fosse caduta ai turchi si sarebbe aperta la strada per arrivare fino a Roma. Marco per questo divenne il “Salvatore d’Europa”. Terminate le guerre Marco d’Aviano riprese instancabile la sua opera pastorale. Nel 1699, a 68 anni, ripartì per Vienna, ma era oramai afflitto da un tumore che lo stava consumando. Il 25 luglio fu costretto a letto e il 13 agosto 1699 moriva assistito dallo stesso imperatore Leopoldo I e da sua moglie Eleonora, morì stringendo quel crocefisso con il quale, alla stessa ora della morte, soleva benedire le genti d’Europa.