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ROMA — Stavolta non è soltanto una vittoria. È un pezzo di storia dello sport italiano. Jannik Sinner conquista gli Internazionali d’Italia battendo in finale Casper Ruud con un doppio 6-4 e riporta il trofeo maschile a casa dopo mezzo secolo. L’ultimo a riuscirci era stato Adriano Panatta nel 1976. Da allora, Roma aveva aspettato invano il suo nuovo re. Fino a oggi.
Sul Centrale del Foro Italico, davanti al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e a un pubblico in estasi, il numero uno del mondo completa un’altra impresa della sua carriera: con il successo romano diventa infatti il secondo tennista nella storia, dopo Novak Djokovic, a vincere tutti i tornei Masters 1000 del circuito.
Un traguardo gigantesco, reso ancora più impressionante dall’età: appena 24 anni. E i numeri ormai sembrano appartenere a una dimensione diversa. Tre Masters 1000 consecutivi sulla terra rossa nella stessa stagione, una striscia interminabile di vittorie e la sensazione che, ogni settimana, il tennis mondiale debba fare i conti con qualcosa di inevitabile: la superiorità di Sinner.
Durante la premiazione, tra sorrisi e applausi, non manca anche un siparietto con il Presidente Mattarella. Jannik scherza, si lascia andare, si gode finalmente il momento dopo settimane massacranti.
“Erano cinquant’anni che un italiano non vinceva qui — racconta emozionato — ed è speciale essere riuscito a riportare questo trofeo a casa. Gli ultimi due mesi sono stati incredibili, sia mentalmente che fisicamente. Non ho espresso il mio miglior tennis, ma nei momenti importanti sono riuscito a trovare le soluzioni giuste”.
Parole semplici, quasi fredde nella forma, ma enormi nel significato. Perché dietro questo successo c’è un tour de force impressionante: Indian Wells, Miami, Montecarlo, Madrid e ora Roma. Un dominio tecnico e mentale che sta ridisegnando gli equilibri del tennis mondiale.
Una finale da numero uno
La partita contro Ruud non è stata una passeggiata. Il norvegese si presenta in finale con fiducia e solidità, molto più aggressivo rispetto ai precedenti. E nei primi giochi si vede: Sinner parte contratto, sbaglia qualcosa di troppo e concede subito il break.
Ma è proprio lì che emerge la differenza tra un campione e tutti gli altri.
Jannik non perde lucidità, riprende immediatamente il controllo dello scambio e comincia lentamente a logorare Ruud con profondità, ritmo e continuità. Non è il Sinner devastante visto in altri tornei, ma è un Sinner maturo, paziente, chirurgico nei momenti decisivi.
Il primo set gira sul 5-4, quando l’azzurro alza improvvisamente il livello e piazza il break che chiude il parziale. Ruud combatte, resta aggrappato al match, ma la sensazione è che ogni sforzo finisca inevitabilmente contro un muro.
Nel secondo set Sinner accelera subito, conquista un break pesantissimo e difende il vantaggio con freddezza assoluta. Anche quando concede una palla del possibile 4-4, resta immobile emotivamente, cancella il pericolo e riparte.
Poi arriva l’ultimo game.
Il Centrale trattiene il respiro. Sul 40-0 persino mamma Siglinde si copre il volto dall’emozione. Al primo match point il Foro esplode: braccia al cielo, sorriso liberatorio e un boato che attraversa Roma.
Anche Mattarella si alza in piedi ad applaudire.
Il presente è suo, il futuro pure
Sinner oggi non rappresenta soltanto il miglior giocatore del circuito. Rappresenta un simbolo di continuità, professionalità e fame competitiva. Vince anche quando non è perfetto, domina anche nei giorni in cui sembra umano.
E forse è proprio questa la sua forza più grande.
Adesso all’orizzonte c’è Parigi. Perché il trionfo di Panatta nel 1976 non si fermò a Roma. E inevitabilmente, dopo aver conquistato il Tevere, tutti iniziano a guardare verso la Senna.
Con questo Sinner, sognare non è più proibito.
