Di Maio lascia il M5S e cerca le firme sufficienti per creare un nuovo gruppo parlamentare

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Di Felice Sorrentino

 

Alla fine il giocattolo si è rotto. Stamattina Grillo scriveva sul suo blog che “chi non crede più nelle regole del gioco è libero di andare”.

Le regole, come quella del limite dei due mandati, sono alla base dei problemi di Luigi Di Maio che pochi anni or sono ne faceva un vanto. Un segno distintivo rispetto a chi “vive di politica” diceva. Tante cose sono cambiate nel movimento, soprattutto quando del movimento era lui il capo politico ma, dall’essere contro l’euro e accusare Mattarella di impeachment, fino a diventare il più accanito sostenitore di Draghi e del più agguerrito atlantismo ce ne passa. Poco. Troppo poco in verità…

E così, la luna di miele a cinque stelle si avvia ai titoli di coda. Una fine segnata proprio da quell’avvocato sconosciuto che lui stesso portò alla ribalta politica.

Ma Conte cerca di recuperare i valori fondanti del movimento della prima ora e insieme ad essi (spera) un po’ di consenso perso per strada da chi si è staccato troppo dal popolo che lo ha reso ciò che è oggi.

Finisce quindi con Di Maio che emula Renzi per formare un nuovo gruppo parlamentare con i fedelissimi al seguito ma, come l’ex premier, avrà bisogno di un simbolo già presente sulle schede elettorali. Nel caso di Italia Viva servì Nencini e il simbolo del PSI, ora per “Insieme per il futuro” (così si chiamerà il gruppo di Di Maio) la caccia al simbolo è aperta.

Per capitalizzare però servono, in base al regolamento, minimo 20 deputati e 10 senatori. Lo spauracchio della mancata riconferma per le prossime elezioni, grazie anche al taglio dei parlamentari voluto proprio dai cinquestelle è un fatto concreto, e tenere in piedi il governo per il tempo che resta diventa fondamentale, diversamente da ciò che pensa Conte…

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