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di Antonio Vecchione
Lodevole l’impegno di Angelo Piciullo nella promozione della storia baianese. Le sue riflessioni, sempre originali, frutto di puntuali ricerche e della sua cultura urbanistica, ambientale e paesaggistica, meritano attenzione. Ho letto con interesse anche la sua inedita visione del complesso di Fontana Vecchia. Angelo avrà avuto le sue buone ragioni per esplicitare le sue impressioni sul sito (…È vero si avverte un’inquietudine nel sito di Fontana Vecchia…è stata spesso trattata con una narrazione dominata dal folklore…un presidio di pietra che trasuda la volontà di potenza del suo fondatore…), e io non mi sento di esprimere giudizi in merito. Chi, come me, ha vissuto intensamente gli anni dal dopoguerra nel nostro centro storico in stretto rapporto con Fontana Vecchia (e con la memoria ancora viva della prima metà del novecento
) è titolato a esprimere anche la sua opinione. Io parlerei non di “inquietudine o folklore”, ma della serena e gioiosa concretezza di una semplice cultura di vita in uno scenario suggestivo e accogliente. Una realtà condivisa da tutto il popolo dei Vesuni, dal mondo contadino che si riconosceva nella identitaria partecipazione di Fedeli della Parrocchia di SS. Apostoli. Fontana Vecchia è sempre stata il “cortile” di casa dei Vesuni, il rifugio preferito, una sorta di oasi nel senso di luogo riposante, dove ci si incontrava piacevolmente per lavoro ma anche per una pausa riposante tra amici. Una realtà che emerge dalle significative testimonianze popolari di chi ha attraversato quel periodo storico tra vesuni, “sciumminaro” e Fontana Vecchia, i luoghi dell’anima,. È una emozione ascoltare Giovanni Napolitano, o bofero, cultura contadina radicata nella sua sensibilità di giovane ottantenne legato profondamente a Fontana Vecchia, dove ha trascorso la sua intera vita. Si illumina quando ne parla e ricorda, emozionato, l’armonia che imperava nella valle, i rapporti affettuosi e solidali tra contadini, la pace che ispirava quell’angolo di verde, le atmosfere serene seduti in circolo e chiacchierando nel consumare una mezza “pagnotta” di pane e cipolla davanti la fontana. Nella seconda metà di luglio si percepiva un particolare entusiasmo tra i contadini al lavoro: il tempo per “scippare” i fagioli nelle aie disseminate nel territorio. Lo scambio di informazioni e di aiuti nel lavoro era una pratica solidale, spontanea e naturale. Indimenticabile la concordia intrisa di amicizia e di affetto che regnava in questa piccola, fresca e amatissima valle, intorno alla quale vi erano le terre dove si concentrava il meglio dell’agricoltura baianese, i campi ricchi di profumati frutteti, di raccolti preziosissimi per sfamare le famiglie: ‘e puzzelle, ‘o santo, chianavielle, ‘e chiaie, agliarola, calabricita. La dimostrazione della varietà di coltivazioni, una ricchezza per il popolo degli umili, si trova nel contratto di fitto che don Aniello Sales stipulava con la famiglia di Nicola Napolitano, o’ bofero, papà di Giovanni. Una ricchezza, ahimé, sfumata negli anni con i fondi agricoli trasformati in noccioleti. Nel 1938 il primo contratto di fitto, rinnovato nel 1950. Questi gli obblighi contrattuali dell’affittuario, i cosiddetti “priestiti”, dai quali si evince la ricchezza produttiva di quei fondi: 10 q. di nocelle già secche, pronte per l’esportazione; patate 2 q.; fagioli, kg, 40; Uva, 3 q. oppure tre boccioni di vino; uova 60; Pollastri 4, galline 1, capponi 5; legna 6 salme; sarcinelle 150; mele q 1; castagne kg. 30; noci kg. 10. L’armonia, come condizione dello spirito, che Fontana Vecchia trasmetteva a Giovanni Napolitano è la stessa percepita da Emilia Belloisi. Lo stretto rapporto del palazzo Belloisi con la Chiesa di S. Apostoli favoriva gli affettuosi legami di buon vicinato della famiglia con don Aniello e in particolare con la sorella Emilia. “Miliella”, come era affettuosamente chiamata, che frequentava Fontana Vecchia ogni giorno. Vi si recava di buon mattino con un “panaro” tenuto al braccio (come una moderna borsetta di gran moda), per raccogliere le offerte dei contadini. La famiglia Belloisi si univa spesso a Miliella per trascorrere la giornata nel verde della valle, consumando il pranzo preparato nella comodissima cucina dotata di “fornacella”. Giornate meravigliose, ci ricorda Emilia Bellosisi, nella pace della campagna, riposando sul terrazzo nell’andirivieni dei numerosi contadini che, arrivati per fare una scorta d’acqua, sentivano il dovere di porgere un saluto di rispetto e un abbraccio a donna Miliella. Fontana Vecchia e le colline circostanti furono anche il luoghi dove, nel corso della seconda guerra mondiale, trovarono rifugio numerose famiglie e gruppi di baianesi per sfuggire ai bombardamenti. Furono giorni in cui la comunità si ritrovò unita più che mai per superare il drammatico momento; solidarietà e disponibilità verso chi ne aveva bisogno furono l’agire quotidiano, non soltanto verso i concittadini, ma anche per i numerosi “forestieri”, in genere napoletani, che erano scappati dalla città per sfuggire ai rischi della guerra. L’amore della comunità dei Vesuni per Fontana Vecchia si evince anche dalla cura per tenerla in ordine e soprattutto per controllare e pulire la fonte sorgiva che sgorgava sulla parete di fondo di una grotta per raccogliersi in una vaschetta. Negli anni sessanta/settanta l’acqua fu incanalata da Pasquale Fiordellisi, idraulico, in tubi da un pollice e un quarto fino al rubinetto erogatore della valle. Per sostenere le spese fu fatta una colletta popolare a cui parteciparono i contadini che usufruivano dell’acqua. L’impegno generoso delle persone legate alla valle non è mai mancato. Stefano Lieto tracciò la strada per le “puzzelle” a spese sue. Ninuccio Lippiello, o’ paccione, costituisce un esempio straordinario di legame a Fontana Vecchia. Da anni tiene sotto cura la grotta della sorgente. Pochi anni fa ha provveduto a chiudere l’ingresso con un cancelletto in ferro per proteggerla da eventuali agenti inquinanti. Per facilitare il prelievo d’acqua da parte dei contadini del territorio circostante, ha installato (sempre a spese sue) due capaci serbatoi. Il flusso dell’acqua continua li tiene sempre pieni e consente un agevole e veloce riempimento dei recipienti. Tiene quotidianamente sotto controllo la portata dell’acqua dal rubinetto. “Se diminuisce”, mi dice, “mi preoccupo di verificare le cause del calo e provvedo a trovare la soluzione”. Le sue parole finali sono una dichiarazione d’amore eterno, la testimonianza del legame che il popolo dei “vesuni” ha sempre avuto per questo luogo: “Il giorno in cui, nel visitare Fontana Vecchia, troverete un flusso dell’acqua debole o addirittura scomparso, vuol dire che io non ci sono più”. Conclusione. Per la mia sensibilità e per la mia esperienza di vita nei Vesuni, Fontana Vecchia è il “Luogo dell’anima”, uno spazio che richiama ricordi ed emozioni che ti fanno rinascere e rifiorire nello spirito. Un rifugio dove, come dimostra Ninuccio, riacquisti la consapevolezza della tua identità, la tua intima essenza nel ritrovare, ogni volta, il profondo legame con l’ambiente.

Foto nello spiazzo all’ombra dello storico Platano: da sinistra: Carmine Montella, Filomena Ruberto, Ciccio Candela, don Silvino Foglia, Antonio Napolitano, Mimì Picciocchi, Pasquale Colucci, Enzo Arbucci.

