
![]()
di Nando Silvestri
Gli studi di consulenza fiscale di Nola, Avellino e Ariano Irpino fanno sapere che nella zona compresa fra il nolano e l’Irpinia esiste un vero e proprio problema di riscossione tributaria ancora latente. Le difficoltà maggiori riguardano i versamenti di Tari, Tasi e Imu e afferiscono ad un notevole numero di contenziosi, molti dei quali si trascinano ad oltranza per diversi anni. I predetti studi evidenziano anche altre criticità come l’ aggiornamento dei dati catastali alquanto tardivo che, come e’ presumibile, provoca ammanchi nei flussi di entrate fiscali e deficit di adeguamento. Anche nel caso della riscossione, come per gran parte delle difficoltà che affliggono l’ Irpinia tutta, contano le caratteristiche complesse del territorio. L’Irpinia vanta, come e’ noto, una estensione territoriale elevatissima, seconda in Campania dopo la provincia di Salerno, contraddistinta da una pletora di Comuni sotto i 5000 abitanti, spesso molto distanti tra loro. Ebbene, in questi luoghi predetti si riscontrano molti uffici di riscossione sottodimensionati e collocati in maniera estremamente frammentata rispetto all’ubicazione dei contribuenti irpini. Una delle criticità più evidenti in materia di riscossione sul territorio della provincia di Avellino e’ senza dubbio la difficoltà a procedere al recupero coattivo dei tributi non pagati. In tal modo, pignoramenti e fermi amministrativi diventano più difficili da applicare a causa di uffici poco attivi e personale ridotto. Ciò che energe con maggiore evidenza, però e’ l’iscrizione tardiva del debito di imposta al ruolo. L’iscrizione al ruolo degli oneri non corrisposti al Fisco dal contribuente dovrebbe subentrare dopo 60 giorni dalla avvenuta notifica dell’ avviso di accertamento. Quest’ultimo, come e’ noto e’ un atto impositivo basato su una presunzione di mancato pagamento emesso dal Comune o dall’ amministrazione tributaria. Se l’ iscrizione al ruolo dei crediti vantati dal Fisco avviene in ritardo, si allungano pure i tempi del recupero effettivo delle mancate entrate lamentate da enti pubblici e amministrazione, lasciando ampi margini di opposizione al contribuente. Difatti, accade spesso che gli avvisi di accertamento notificati in tutta la Campania siano affetti d numerosi vizi di forma e di natura contabile che “gonfiano” le somme accertate per garantire premi e prebende ai funzionari dell’ accertamento stesso. Peccato, però che una cosa sono le somme accertate dall’ amministrazione attraverso un utilizzo estensivo e libertino della presunzione, un’ altra cosa sono, invece, le somme effettivamente recuperate dal fisco, solitamente ridotte a un quarto o anche meno della somma accettata inizialmente, specie dopo una fitta rete di contrattazioni. Talvolta accade pure che le spese necessarie al recupero del tributo non versato (gestione degli atti e costi del personale ) siano addirittura maggiore delle entrate reali che fisco ed enti pubblici riescono a conseguire dopo l’ attivazione dei provvedimenti di riscossione coattiva: un paradosso che affligge tutta l’Italia dalla notte dei tempi e che rievoca i concetti di inefficacia ed inefficienza della riscossione stessa. Quindi, se da una parte e’ la morosità dei contribuenti a creare problemi di incasso delle entrate fiscali, dall’ altro e’ la lungaggine dei tempi di iscrizioni al ruolo a frenare i flussi erariali in entrata. Non a caso i ricorsi dei cittadini motivati dai succitati vizi danno vita a contenziosi tributari talmente lunghi e articolati che i contribuenti diventano nullatenenti o, addirittura, irreperibili. Sta di fatto che molti Comuni irpini hanno recentemente aderito alle operazioni di rottamazione delle vecchie cartelle e a quelle di saldo e stralcio sbloccando in qualche modo le operazioni di incasso e riscossione rese precarie dalle cause esaminare . Purtroppo, il predetto riordino delle entrate in Irpinia e’ avvenuto, però a scapito del gettito che, in alcuni casi e’ stato ridotto a causa di sconti del 90% concessi ai contribuenti. Non tutti i mali vengono per nuocere.
