SANT’Oggi. Giovedì 11 agosto la Chiesa celebra Santa Filomena, Santa Chiara e sant’Equizio amiternino

SANT’Oggi. Giovedì 11 agosto la Chiesa celebra Santa Filomena, Santa Chiara e sant’Equizio amiternino

a cura di don Riccardo Pecchia
SANT’Oggi. Giovedì 11 agosto la Chiesa celebra Santa Filomena, Santa Chiara e sant’Equizio amiterninoOggi 11 agosto la chiesa festeggia santa Filomena di Roma, il giorno 25 maggio 1802, scavando nelle catacombe romane per cercare reliquie di santi, come allora era usanza, si scoprì nel cimitero di Priscilla, a Roma, un loculo chiuso con tre mattoni, sui quali era dipinta in rosso un’iscrizione: PAX TECUM FILUMENA LUMENA «La pace sia con te, Filomena». Dentro il loculo si trovò un corpo, che fu attribuito ad una giovinetta, ed un’ampolla, che si credette contenesse sangue. Le ampolle ritrovate nei sepolcri si ritenevano allora segni indubitabili di martirio. Quel sepolcro fu giudicato frettolosamente appartenente ad una martire. Le ossa che si rinvennero furono trasportate in città e collocate, insieme alleSANT’Oggi. Giovedì 11 agosto la Chiesa celebra Santa Filomena, Santa Chiara e sant’Equizio amiternino tegole con l’iscrizione, nel deposito adibito a reliquiario, per essere poi trasferite in qualche chiesa (come allora era usanza fare). Si concluse che in quel luogo era stata tumulata una donna di nome Filumena. La si ritenne perciò martire, anche perché sui mattoni erano dipinte, oltre la suddetta iscrizione, un’ancora ed alcune frecce, che vennero interpretate come simbolo di martirio. Nell’anno 1805, il canonico don Francesco Di Lucia, desideroso di possedere un “corpo santo”, con l’ausilio del vescovo di Potenza, monsignor De Cesare ottenne la reliquia in questione, che trasportò a Mugnano del Cardinale, nella diocesi di Nola, La reliquia, fu collocata in una cappella laterale della chiesa Madonna delle Grazie dove, a tutt’oggi si trova, diede origine ad un culto assai popolare. Trascorso qualche tempo, seguendo alcune rivelazioni di una pia religiosa napoletana, una tal suor Maria Luisa di Gesù, terziaria domenicana, il canonico prestò fede al racconto di una vita di santa Filomena. Secondo rivelazione della pia religiosa, l’eroina Filomena era contemporanea dell’imperatore Diocleziano e figlia di un re della Grecia. Aveva 13 anni quando andò a Roma con i genitori per incontrare l’imperatore romano Diocleziano, lui si invaghì di lei e le offrì il trono di imperatrice di Roma. Filomena però, avendo consacrato la sua verginità a Cristo, rifiutò l’offerta e pertanto venne sottoposta a diversi tormenti, dai quali scampò miracolosamente, per poi venire uccisa con decapitazione. Questa rivelazione, messa per iscritto a cura di monsignore Navarro Luigi, cappellano della corte borbonica di Napoli, fu pubblicata nell’anno 1833 con il permesso del Sant’Ufficio e la Congregazione della Sacra Romana ed Universale Inquisizione approvò la rivelazione il 21 dicembre del 1833. Non mancarono i prodigi ed i miracoli, Paolina Jaricot, fondatrice dell’Opera della Propagazione della Fede e del Rosario vivente, volle, inferma, portarsi dalla Francia a Mugnano, dove il 10 agosto 1835 ebbe completa guarigione. Celebri devoti della santa furono: Leone XII, Gregorio XVI, Pio IX, Leone XIII, san Pio X, san Giovanni Battista Maria Vianney, la serva di Dio Paolina Jaricot, la serva di Dio Maria Cristina di Savoia, il beato Bartolo Longo e san Pio da Pietrelcina.

 

SANT’Oggi. Giovedì 11 agosto la Chiesa celebra Santa Filomena, Santa Chiara e sant’Equizio amiternino

11 agosto: santa Chiara, nata nel 1193 in un’agiata famiglia nobile di Assisi, affascinata dalla predicazione di san Francesco d’Assisi, nella notte della domenica delle Palme, il 18 marzo del 1212, quando aveva circa 18 anni, fuggì da una porta secondaria della casa paterna, situata nei pressi della cattedrale di Assisi, per unirsi a Francesco e ai primi frati minori presso la chiesetta di Santa Maria degli Angeli, già da allora comunemente detta la Porziuncola. La fuga di Chiara dalla ricchezza nella povertà significò la nascita dell’Ordine delle Clarisse, il cosiddetto secondo ordine francescano. Chiara e la sorella Agnese, che l’aveva raggiunta, presero dimora nel piccolo fabbricato annesso alla chiesa di San Damiano, che era stata restaurata da Francesco, sotto le dipendenze del vescovo Guido, qui Chiara fu raggiunta anche dall’altra sorella, Beatrice e dalla madre Ortolana, oltre che da ragazze e donne, tanto che presto furono una cinquantina. A San Damiano trascorre quarantadue anni, dei quali ventinove quasi sempre a letto perché ammalata. Per due volte Assisi venne minacciata dall’esercito dell’imperatore Federico II che contava, tra i suoi soldati, anche saraceni, che tentarono di violare il convento di San Damiano, Chiara con in mano la pisside contenente il Santissimo Sacramento, a quella vista, l’esercito si dette alla fuga; morì a San Damiano, fuori le mura di Assisi, l’11 agosto del 1253, a 60 anni

SANT’Oggi. Giovedì 11 agosto la Chiesa celebra Santa Filomena, Santa Chiara e sant’Equizio amiternino11 agosto: sant’Equizio amiternino, vissuto fra il 480 e il 550 nell’odierno comune di Pizzoli nella provincia Valeria (L’Aquila-Rieti-Tivoli), non si hanno grandi notizie della sua vita, abate fondatore e coordinatore di numerosi monasteri nell’area della Sabina e della Valle dell’Aterno, avendo rivestito l’importante ruolo di precursore e ispiratore del movimento monastico italico, la cui regola fondata su alcuni punti basilari – come la preghiera, la lettura della Sacra Scrittura, la mortificazione, il lavoro manuale e intellettuale, l’evangelizzazione – sarà in gran parte ripresa e canonizzata da san Benedetto da Norcia, compatrono de L’Aquila; circa il lavoro manuale è peculiare in Equizio la componente della fatica comunitaria dei monaci in mezzo ai contadini, senza possedere, come sarà per i benedettini, un proprio fondo autonomo legato al monastero e questo era un modo nuovo di evangelizzare, condividendo le sorti dei villici che, ancora nel VI secolo, erano legati alla terra e tenuti in stato di schiavitù. Notevole era il lavoro intellettuale, come si deduce dalla presenza di uno scriptorium con relativi copisti, nel monastero pizzolano di San Lorenzo, in cui viveva Equizio. La sua evangelizzazione, già efficace per la condivisione nel lavoro dei campi, era messa in opera con il sussidio delle Sacre Scritture che portava sempre con sé, mediante una specifica predicazione, secondo un mandato ricevuto dal cielo. Il santo morì nel suo monastero di San Lorenzo di Pizzoli, dopo la sua morte il suo ordine venne assorbito da quello benedettino con cui aveva tanta affinità.