SANT’Oggi. Domenica 3 dicembre la chiesa celebra san Francesco Saverio e san Sofonia profeta

SANT’Oggi. Domenica 3 dicembre la chiesa celebra san Francesco Saverio e san Sofonia profeta

 

SANT’Oggi. Domenica 3 dicembre la chiesa celebra san Francesco Saverio e san Sofonia profetaa cura di don Riccardo Pecchia

Oggi 3 dicembre: san Francesco Saverio (Francisco de Jasso Azpilcueta Atondo y Aznares de Javier), nacque nel castello di Javier (Spagna) il 7 aprile 1506, da una famiglia nobile. I beni della famiglia erano stati confiscati da Ferdinando il Cattolico dopo la vittoria sugli autonomisti navarrini filofrancesi. Per sfuggire alla sconfitta e alla miseria, a 15 anni, si recò a Parigi per studiare teologia alla Sorbona dove, dopo il primo triennio, divenne Magister artium, il titolo abilitava a dare lezioni agli studenti del collegio e gli consentiva di sostentarsi. Nel suo stesso collegio di Santa Barbara arrivò sant’Ignazio di Loyola, che oltre ad essere uno dei suoi più grandi amici, ne riconobbe immediatamente il temperamento combattivo ed ardente e decise di conquistarlo alla propria causa. Nello stesso collegio studiava anche san Pierre Favre. Con Francesco Saverio e Pietro Favre Ignazio fece i primi voti da cui sarebbe poi nata la Compagnia di Gesù, nella chiesa di Saint Pierre di Montmartre, il 15 agosto 1534. I voti erano: povertà, castità, obbedienza e pellegrinaggio a Gerusalemme per convertire i turchi; se non fossero riusciti a partire sarebbero andati a Roma per mettersi a disposizione del Papa, per essere inviati da lui dovunque lo richiedesse il bene della Chiesa. Non riuscendo a partire da Venezia, i nuovi gesuiti cominciarono con l’adempiere l’ultima parte dell’impegno, e papa Paolo III finanziò il loro viaggio. A Roma Francesco Saverio fu ordinato sacerdote nel 1537, e qui i primi gesuiti aggiunsero ai tre voti tradizionali di povertà, castità e obbedienza, il quarto e distintivo: l’obbedienza al papa. Nel 1540, Giovanni III re del Portogallo chiese a papa Paolo III di inviare missionari ad evangelizzare i popoli delle nuove colonie nelle Indie orientali. Francesco Saverio, indicato da Ignazio, a 35 anni, partì il 7 aprile 1541. Per le Indie si partiva da Lisbona, e il viaggio del nuovo missionario durò 13 mesi: arrivò a Goa (India) il 6 maggio 1542, spingendosi poi fino a Taiwan. Il 1 gennaio 1545 partì per la penisola di Malacca (Malesia), dove incontrò alcuni giapponesi che gli proposero di estendere l’evangelizzazione al Giappone, dove arrivò il 15 agosto 1549, ma subito si rese conto che si era fatto molte illusioni sulla possibilità di convertire il Giappone. Ultimo sogno fu la Cina, ma questo paese era proibito agli stranieri. Così Francesco partì per la Cina, ma ammalatosi durante il viaggio dalla Malacca all’isola di Sancian (Cina), morì il 3 dicembre 1552, all’età di 46 anni, dopo aver ripetuto più volte: «Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me»; patrono delle missioni e dei missionari.

3 dicembre: san Sofonia profeta, l’etimologia del nome è: Colui che Dio protegge. Il suo libro inizia in un modo del tutto inconsueto, elencando la discendenza dell’autore fino alla quarta generazione: «Parola del Signore, rivolta a Sofonia, figlio dell’Etiope, figlio di Godolia, figlio di Amaria, figlio di Ezechia, al tempo di Giosia figlio di Amon, re di Giuda». Da questi primi versetti si ipotizza il periodo in cui visse e profetizzò. Avendo un suo antenato il nome Ezechia, si potrebbe pensare che Sofonia discendesse dal re Ezechia, il che è possibile cronologicamente, ma non dimostrabile. Dato che viene chiamato “figlio dell’Etiope”, si può presumere che egli fosse di origine straniera ma, in base alla genealogia, di ascendenza ebraica, anzi giudaica. Sofonia si trovò a predicare ad un popolo che aveva abbandonato il rispetto della legge mosaica e in esso si erano diffusi culti pagani, mutuati dagli assiri e dai cananei. Sofonia fu il primo di una serie di profeti inviati da Dio nel regno meridionale di Giuda, tra la caduta del regno settentrionale nel 722 a.C. e prima della sua caduta nel 587 a.C. Il contesto storico in cui si colloca la sua vicenda è dopo la morte del re Ezechia con l’ascesa al trono di suo figlio Manasse. Questi era però un uomo estremamente malvagio, in tutto opposto al suo genitore e tollerare verso la dilagante corruzione nel suo paese, inoltre favorì il ritorno alle pratiche pagane, quali il culto di Baal, l’astrologia, l’adorazione degli spiriti e il sacrificio di bambini. Perseguitò infine i profeti ed arrivò addirittura a sopprimere il culto a Dio. Suo figlio Amon proseguì sulla strada tracciata dal padre, mentre Giosia, figlio di Amon, tentò di invertire la disastrosa rotta intrapresa dai suoi avi. Nel 621 a.C. infatti attuò una riforma religiosa e morale di vasta portata, in parte stimolato proprio dagli ammonimenti del profeta. Sofonia definì il “resto” con l’immagine della Figlia di Sion (3,14-18): una piccola comunità povera di beni materiali, ma soprattutto libera di falsa ricchezza interiore, una comunità sicura della presenza del suo Dio, i cui occhi sono perciò illuminati dalla fede e dalla certezza della vittoria di Dio. Questa è in sostanza l’immagine che Sofonia ci fornisce del “resto”, dell’Israele che egli sperava. L’immagine tratteggiata dal profeta è poi divenuta dopo la venuta di Cristo un modello perfetto per la Chiesa, ciò che essa punta a realizzare.