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Di Francesco Piccolo
Una lettera partita da Mugnano e arrivata a Pompei. È da lì che comincia una storia che, a distanza di 130 anni, continua ancora oggi a unire due dei luoghi più importanti della devozione popolare campana.
Una storia riportata alla luce dal volume di Domenico D’Andrea dedicato alla visita che Bartolo Longo compì al Santuario di Santa Filomena il 9 giugno 1896, quando il fondatore del Santuario di Pompei arrivò a Mugnano del Cardinale insieme alla moglie, la Contessa Marianna Farnararo De Fusco.
Dietro quella visita non c’era soltanto un pellegrinaggio.
C’era un legame nato mesi prima.
Il 28 gennaio 1896 Suor Stanislaa Goberti, superiora delle Suore della Carità del Santuario di Santa Filomena, scrisse a Bartolo Longo chiedendo un aiuto concreto. Nel santuario esisteva soltanto una pubblicazione francese dedicata alla giovane martire e si avvertiva l’esigenza di offrire ai pellegrini italiani un testo capace di raccontarne la storia e la spiritualità.
La richiesta era importante: stampare cinquemila copie di un volume da mettere a disposizione dei fedeli.
Bartolo Longo non si limitò a dare il proprio assenso.
Come era nel suo carattere, volle approfondire personalmente la questione.
Cominciò così una ricerca che lo portò a consultare documenti, testimonianze e lettere conservate tra Napoli e Pompei. Particolare attenzione fu dedicata alla figura di Suor Maria Luisa di Gesù, la mistica napoletana che secondo la tradizione ricevette importanti rivelazioni sulla vita di Santa Filomena e contribuì in maniera decisiva alla diffusione della sua devozione.
Tra i documenti studiati da Bartolo Longo vi furono anche le lettere di Suor Agnese Zeigler, appartenente alla congregazione fondata dalla stessa Suor Maria Luisa di Gesù. Carte che ancora oggi sono custodite nell’Archivio Bartolo Longo e che testimoniano il lavoro di ricerca svolto prima della pubblicazione del libro.
Da quelle ricerche nacque il volume “Vita di Santa Filomena Vergine e Martire e preci in suo onore”, stampato presso la Scuola Tipografica Bartolo Longo di Valle di Pompei.
Cinquemila copie.
Un numero considerevole per l’epoca.
Ma Bartolo Longo non volle limitarsi a spedire il volume.
Decise di portarlo personalmente a Mugnano.
La mattina del 9 giugno 1896 lasciò Pompei insieme alla moglie. Raggiunse Napoli e da lì proseguì verso Baiano lungo la linea ferroviaria che collegava il capoluogo partenopeo con l’Irpinia. Ad attenderlo trovò una carrozza inviata dalle Suore della Carità che lo accompagnò fino al Santuario di Santa Filomena.
A Mugnano l’attesa era grande.
Bartolo Longo era già una figura conosciuta ben oltre i confini di Pompei. Le sue opere sociali, l’impegno verso gli ultimi, l’assistenza agli orfani e ai figli dei carcerati avevano reso il suo nome familiare in gran parte del Mezzogiorno.
Quando arrivò al santuario trovò ad accoglierlo le religiose, il rettore e numerosi fedeli.
Tra i personaggi ricordati nelle testimonianze dell’epoca compare anche Felice Barbato, storico sacrestano del santuario, che servì la celebrazione liturgica alla quale parteciparono Bartolo Longo e la consorte.
Sono dettagli che aiutano a comprendere il clima di quella giornata.
Dietro le grandi figure della storia ci sono sempre volti, persone e comunità che contribuiscono a rendere un momento memorabile.
Nel corso della visita Bartolo Longo consegnò alle religiose il volume dedicato a Santa Filomena, mantenendo la promessa fatta pochi mesi prima.
Prima di lasciare Mugnano volle compiere un ultimo gesto.
Firmò il registro dei visitatori del santuario.
Non una semplice firma, ma una vera testimonianza di fede. In quelle righe affidò alla protezione di Santa Filomena le opere nate a Pompei, gli orfani, le orfane, i figli dei carcerati e tutte le iniziative che stavano crescendo attorno al Santuario della Madonna del Rosario.
Quel volume avrebbe poi conosciuto numerose ristampe e nuove edizioni, contribuendo per decenni alla diffusione della devozione verso Santa Filomena in Italia.
Ma il valore di quella visita va ben oltre la pubblicazione di un libro.
Racconta l’incontro tra due comunità, tra due santuari e tra due storie che ancora oggi continuano a camminare insieme.
Lo dimostra quanto accaduto proprio in questi giorni.
Per ricordare il pellegrinaggio compiuto da Bartolo Longo il 9 giugno 1896, un gruppo di fedeli provenienti da Pompei ha raggiunto il Santuario di Santa Filomena accompagnato da don Franco Soprano.
I pellegrini sono stati accolti dal rettore del santuario, don Giuseppe Autorino. Insieme hanno vissuto un momento di preghiera con la recita del Santo Rosario e la celebrazione della Santa Eucaristia, rinnovando idealmente quel cammino iniziato centotrent’anni fa.
È forse questo il significato più bello della vicenda.
Una lettera scritta nel gennaio del 1896, un viaggio in treno verso l’Irpinia, un libro stampato a Pompei e una firma lasciata su un registro continuano ancora oggi a raccontare una storia che il tempo non è riuscito a cancellare.
Centotrent’anni dopo, quel viaggio continua.





