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Sono ancora infuriato. Proprio imbestialito. Sono passati giorni, ed io sto peggio. Sbando. Non afferro il mio punto di riferimento. E mi disorienta. Vivo una vita dispari. Così dicevamo quando si parlava del nostro calciatore preferito: Beccalossi, ricordi? Ve ne siete andati, praticamente assieme, maledizione!
60 anni a non litigare mai. E non annoiarsi. Continuo a pensarci. Ma tu preparavi la cattiveria più inconcepibile. Andartene. Perché così atroce? Con me! Con te! Con tutti quelli che hai fatto piangere! Questa bruttura l’avevi conservata per il gran finale. Anche al tuo giorno Settimo c’era la folla. Ed io ho capito! Tutto. Sei nato quieto. Hai vissuto come un Santo. La mitezza connaturata. Eri sempre il porto sicuro. E te ne sei andato come un Santo. Senza una parola. Senza lamenti. Quattro mesi di letto e chiedere nulla. La tua dipartita in un respiro come un altro. L’ultimo. Tanta gente per te. Totalmente affranti. Un Santo moderno. In mezzo e per le persone. Che ha chiamato intorno a se.Ed ora proteggici. Guarda le tue ragazze. Tonia. E Maddalena, che già si era dimessa da figlia ed ora non è più sorella. Aiutaci a prendere decisioni mature. Prestaci ogni volta saggezza. Camminaci accanto. Fammi sentire la tua mano sulla spalla. Avvertimi quando sarai presente. Nessuno ti dimenticherà. Io farò qualcosa per te. Avrai le tue ricorrenze. Con memoria imperitura. Resterai nei discorsi e nei vividi ricordi. Niente è stato vano in te!
Angelo mio
Enzo Pecorelli

