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La scienza esce dai laboratori e arriva nei pub. Dal 18 al 20 maggio 2026 torna ad Avellino il festival internazionale Pint of Science, appuntamento dedicato alla divulgazione scientifica che quest’anno celebra l’undicesima edizione italiana.
Per tre serate consecutive, ricercatrici e ricercatori incontreranno il pubblico in un’atmosfera informale e accessibile, trasformando i locali cittadini in veri e propri spazi di confronto culturale. L’iniziativa coinvolgerà complessivamente 90 pub in 28 città italiane, con oltre 300 studiosi impegnati a raccontare la scienza fuori dagli ambienti accademici.
Ad Avellino saranno due i locali protagonisti dell’edizione 2026: il Lupo Pub Bistrot e il Dulcis in Furno, che ospiteranno sei eventi gratuiti aperti a tutti.
Il format resta quello che ha reso celebre il festival nel mondo: interventi di circa 40 minuti seguiti da domande e confronto diretto con il pubblico, senza formalità e con il linguaggio semplice della divulgazione.
I temi dell’edizione avellinese
Al Lupo Pub Bistrot, per la sezione “Our Body”, si parlerà di alimentazione, salute e benessere. Il dottor Angelo Facchiano approfondirà il rapporto tra cibo, emozioni e cervello. Il dottor Raffaele Cucciniello analizzerà invece gli effetti dell’inquinamento indoor sulla salute, mentre la dottoressa Alessandra Camarca guiderà il pubblico tra glutine, chimica e immunologia, affrontando il fenomeno delle diete gluten free.
Al Dulcis in Furno, per la sezione “Planet Earth”, spazio ai licheni come indicatori della qualità dell’aria con il ricercatore Dario Nicola Tangredi, mentre la professoressa Clara Bassano racconterà come l’intelligenza artificiale stia cambiando il lavoro dei ricercatori nella sfida ambientale globale. A chiudere il programma sarà il dottor Ivano Spiniello con un intervento dedicato a infrastrutture, territorio e transizione ecologica.
Un festival globale della divulgazione
Nato nel 2013 all’Imperial College London da un’idea dei ricercatori Michael Motskin e Praveen Paul, Pint of Science è oggi presente in 27 nazioni e oltre 600 città nel mondo.
In Italia il festival è approdato nel 2015 e continua a crescere grazie al lavoro di oltre 300 volontari e alla collaborazione di università, enti di ricerca e partner scientifici nazionali.
«Vogliamo raccontare la ricerca con un linguaggio semplice e inclusivo, abbattendo ogni distanza tra esperti e curiosi», ha spiegato Arianna Massaro, sottolineando come l’obiettivo dell’iniziativa sia quello di rendere la scienza parte della quotidianità delle persone.
Tutti gli eventi sono gratuiti e aperti al pubblico.