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Duro attacco al Piano Urbanistico Comunale di Avella da parte dell’ingegnere Francesco Caruso, padre della consigliere comunale Antonia Caruso, già ex assessore oggi in contrasto con la maggioranza, autore di un manifesto pubblico dal titolo “PUC Avella, l’indecenza continua”, diffuso dopo la presentazione di 104 osservazioni al piano urbanistico comunale.
Nel documento vengono contestate alcune scelte urbanistiche dell’amministrazione comunale, accusata di aver trasformato terreni agricoli in aree edificabili e turistico-ricettive, con presunti vantaggi economici per soggetti legati alla politica locale. Secondo il manifesto, il PUC avrebbe generato “una quantità notevole di osservazioni e ricorsi” a causa di decisioni ritenute penalizzanti per alcuni cittadini e favorevoli per altri.
Nel dettaglio, il testo cita quattro casi ritenuti emblematici. Il primo riguarda il sindaco Vincenzo Biancardi, indicato come proprietario di terreni in località Purgatorio che, secondo quanto riportato, sarebbero passati da agricoli a edificabili con un notevole incremento del valore economico.
Altri riferimenti vengono fatti all’assessore Giovanni Biancardi, al consigliere Luigi Biancardi e alla vicesindaca Alaia Anna, per presunte trasformazioni urbanistiche riguardanti terreni riconducibili a loro o a parenti entro il quarto grado. Nel manifesto si parla di aree destinate a integrazione urbana a vocazione residenziale o turistico-ricettiva, con incrementi di valore definiti “milionari”.
L’autore del manifesto evidenzia inoltre il possibile conflitto di interessi, richiamando l’articolo 78 del Testo unico degli enti locali, e sostiene che le osservazioni presentate al PUC sarebbero state “superficiali” e prive di una reale tutela dell’interesse collettivo.
Nel documento si legge anche una critica all’iter politico-amministrativo che ha accompagnato l’approvazione del piano urbanistico, definito “triste, patetico, ridicolo e irritante”. Caruso conclude annunciando ulteriori iniziative legali e amministrative, sostenendo che la questione potrebbe approdare davanti al TAR, al Consiglio di Stato e alla Corte dei Conti.
Al momento non risultano repliche ufficiali da parte dell’amministrazione comunale di Avella in merito alle accuse contenute nel manifesto.