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Redazione
Un omaggio autentico alla tradizione partenopea, un racconto intimo fatto di memoria e sapori, e una nuova tappa nel percorso di crescita di una delle figure più rappresentative della ristorazione napoletana contemporanea. Su queste note, ‘A figlia d’‘o Marenaro presenta “La mia Pasqua”, più di un semplice menù pasquale, firmato da Assunta Pacifico, nella nuova sala mai aperta prima al pubblico, la “Salettadamare”, spazio dedicato alle figlie gemelle dell’imprenditrice, Carmela e Maria.
Un ambiente che non è solo fisico ma simbolico: un luogo che racconta famiglia, eredità e continuità, proprio come la cucina di Assunta. La sala, che si doveva presentare la scorsa estate, è stata quasi ripristinata nel suo completo: “La Pasqua è il tempo della rinascita, e oggi questa sala ne è la prova viva”, esordisce Assunta Pacifico dalla sua unica sede di via Foria 182. “È un nuovo inizio che nasce dalla nostra storia, ma guarda avanti, con la stessa passione di sempre e uno sguardo più contemporaneo, grazie anche alle mie figlie”.
Il menù de “La mia Pasqua” nasce con un obiettivo preciso: riportare al centro della tavola i piatti veraci della tradizione marinara napoletana, soprattutto quelli legati al periodo pasquale, spesso dimenticati o confusi. Tra questi spicca il Pignatiello, piatto identitario troppo spesso bistrattato con la più nota zuppa di cozze, ma che se ne distingue nettamente per l’uso del pomodoro e l’assenza della fresella, elementi che ne definiscono una personalità autonoma e storicamente radicata.
Proprio il Pignatiello di Assunta Pacifico è stato recentemente insignito del titolo di “Zuppa di pesce dell’anno 2026” al Festival del Brodetto, a conferma di un lavoro costante di recupero e valorizzazione della cucina tradizionale. Un riconoscimento che si affianca a quello ottenuto dalla sua iconica zuppa di cozze, premiata come “Piatto dell’anno”, e che consacra Assunta non solo come ambasciatrice di questo simbolo gastronomico, ma soprattutto come custode di un patrimonio culinario che rischia di andare perduto.
A rafforzare il dialogo tra passato e presente, due creazioni speciali nate dalla collaborazione con Poppella, eccellenza della pasticceria napoletana, in un incontro di creatività e identità 100% made in Naples. Da un lato, la zeppola di mare, reinterpretazione salata della classica zeppola fritta: soffice e dorata, viene farcita con una delicata mousse di ricotta profumata agli agrumi e granella di pistacchio, arricchita da una raffinata mousse di scampi che ne esalta il carattere marino, in un equilibrio sorprendente tra dolce e sapido.
Dall’altro, una nuova interpretazione contemporanea del Pignatiello, che pur restando fedele alla sua anima storica, si apre a una lettura più moderna nelle tecniche e nella presentazione. Un piatto che evolve senza tradirsi, capace di raccontare il passato con un linguaggio attuale, mantenendo intatta la sua identità profonda.
Tra i momenti più intensi della presentazione, il racconto legato alla Pastiera, dolce simbolo della Pasqua, che Assunta propone in una versione rigorosamente tradizionale ma con otto strisce. Un dettaglio che racchiude un ricordo personale: “Mia madre era una di quelle persone che baciava i figli solo nel sonno, come spesso succedeva in passato – racconta commossa Assunta –. Mi è rimasta impressa quell’unica volta, l’8 aprile, in cui c’era una pastiera appena fatta al locale dei miei genitori a Porta Capuana. Io chiesi una fetta e le diedi un bacio. Lei lo accettò, senza tirarsi indietro come faceva di solito. Quel momento mi ha segnata. Oggi porto in tavola quella pastiera condividendo quel ricordo, perché spesso diamo per scontati gesti d’affetto che hanno un valore immenso.”
Accanto alla memoria, anche la visione contemporanea: come lo spaghetto con vongole e ricotta salata impreziosito da foglia d’oro, simbolo pasquale che unisce mare e festività, ideato da Assunta insieme alla sua brigata, composta dagli chef Marco Mattei e Salvatore Esposito, con il supporto di Gennaro Vitale. “La mia Pasqua” non è solo un menù, ma un vero e proprio manifesto: un invito a riscoprire le radici, a preservare la tradizione e a vivere la tavola come luogo di emozione e memoria condivisa.