Via Fani, 48 anni dopo l’agguato delle Brigate Rosse: il ricordo dello Stato

Via Fani, 48 anni dopo l’agguato delle Brigate Rosse: il ricordo dello Stato

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ricorda il 16 marzo 1978, quando l’agguato delle Brigate Rosse cambiò per sempre la storia della Repubblica italiana.

ROMA — Il 16 marzo resta una data incisa nella memoria della Repubblica italiana. Quarantotto anni fa, nel 1978, in via Fani a Roma, un commando delle Brigate Rosse tese un agguato all’auto dell’allora presidente della Democrazia Cristiana, Aldo Moro, rapendolo e uccidendo i cinque uomini della sua scorta.

Quel mattino, nel cuore della capitale, l’attacco armato segnò uno dei momenti più drammatici della storia democratica italiana, aprendo una delle pagine più oscure degli anni di piombo.

A perdere la vita furono i poliziotti Raffaele Iozzino, Giulio Rivera e Francesco Zizzi, insieme ai carabinieri Oreste Leonardi e Domenico Ricci, colpiti durante l’azione mentre svolgevano il loro compito di protezione dello statista democristiano.

Nel quarantottesimo anniversario di quell’attentato, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha ricordato il sacrificio degli uomini della scorta e la figura di Aldo Moro, sottolineando come quella tragedia rappresenti ancora oggi un monito per la democrazia italiana.

“Erano servitori dello Stato che avevano scelto di proteggere la democrazia e che, nel compimento silenzioso e fedele del loro dovere, persero la vita”, ha dichiarato il ministro, invitando a custodire la memoria di quel sacrificio.

Il ricordo si estende anche alla figura di Aldo Moro, statista centrale nella storia politica del dopoguerra italiano. Moro fu tra i protagonisti del dialogo politico degli anni Settanta e sostenitore di una visione della politica come servizio alla collettività.

Il sequestro dello statista, durato 55 giorni, si concluse tragicamente il 9 maggio 1978, quando il suo corpo fu ritrovato a Roma, in via Caetani, all’interno di un’auto parcheggiata tra le sedi della Democrazia Cristiana e del Partito Comunista.

Secondo Piantedosi, ricordare quella stagione non significa soltanto rievocare una tragedia del passato, ma riaffermare l’impegno quotidiano nella difesa delle istituzioni democratiche.

“La democrazia non è invulnerabile”, ha affermato il ministro, ricordando come proprio nei momenti più difficili l’unità tra cittadini e istituzioni abbia consentito allo Stato di resistere alla violenza e al terrorismo.

A quasi mezzo secolo da quel giorno, via Fani resta uno dei luoghi simbolo della storia contemporanea italiana: un punto in cui la memoria collettiva continua a interrogarsi sul valore della libertà, della democrazia e del sacrificio di chi ha scelto di difenderle.

Via Fani, 48 anni dopo l’agguato delle Brigate Rosse: il ricordo dello Stato
Matteo Piantedosi
Ministro dell’interno della Repubblica Italiana