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di Nando Silvestri
L’ unica guerra che ha realmente a che fare con l’innalzamento dei prezzi dei carburanti e’ quella per la sopravvivenza combattuta quotidianamente dai consumatori. I potentati petroliferi non ci stanno a subire passivamente l’ ammenda di un miliardo di euro comminata dall’ AGCOM, l’ autorità italiana preposta alla vigilanza della concorrenza e dei mercati. E ora alzano il tiro attribuendo alla guerra degli USA e di Israele contro l’Iran le loro ataviche rivendicazioni pecuniarie. Tamoil, Q8, Eni , IP, Esso e Saras nel triennio 2020 2023 aumentarono del triplo il prezzo della componente biologica dei carburanti approfittando della vicenda COVID (anch’essa di natura speculativa), dell’ aumento della domanda di petrolio e del calo dell’offerta. Ma anche i costi di raffinazione che continuano a lievitare incidono non poco sulle pretese delle compagnie petrolifere accusate di aver dato luogo ad un cartello, ovvero un accordo illecito volto ad accrescere i prezzi del carburante per percepirne i maggiori introiti. Ma i costi di raffinazione, a loro volta dipendono a loro volta da un incremento della spesa per gli investimenti effettuati dalle società e dall’adeguamento delle stesse compagnie alla nuova regolamentazione ambientale imposta che, in nome del green, e’ la causa principale di tutti i rincari. In pratica il bisogno di “verde” ci manda letteralmente “al verde”. Di fronte alla crescita quantitativa e all’urbanizzazione di molte aree c’è sempre un aumento della domanda di petrolio pronta a fare lievitare i prezzi dei carburanti e di tutti i beni di consumo trasportati su gomma (inflazione da costi). Aspettiamoci dunque una spesa sempre più salata e un carrello sempre meno pieno di articoli nei prossimi mesi. L’ accisa mobile prevista da questo governo per affrontare gli aumenti dei prezzi dei carburanti non e’ affatto una misura efficiente e funzionale perché non alleggerisce il carico fiscale gravante sui consumatori e perché scatta in eccessivo ritardo. L’ Italia e’ uno dei paesi europei in cui i prezzi di diesel e benzina sono più alti perché maggiore e’ la speculazione dello Stato sulle entrate fiscali indotte proprio dagli aumenti dei prezzi del petrolio. Se il tributo avesse una natura “sociale” come accade nell’ordinamento tedesco il “Belpaese” seguirebbe la nazione teutonica nell’ adozione degli unici bonus seri realizzabili attraverso la spesa pubblica, i bonus carburante. Attraverso questi ultimi, l’ azzeramento o la riduzione di IVA e accise da parte di Croazia, Polonia, Germania e Portogallo, vengono concretamente incontro ai contribuenti in materia di sgravi. Purtroppo siamo governati da vampiri che ci accusano di evasione fiscale solo per giustificare in qualche modo la legalizzazione di salassi e prelievi coattivi senza fine.