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IL CREPUSCOLO DI FEBBRAIO: MEMORIA, CENERE E REDENZIONE
Esiste un silenzio, in questo scorcio di febbraio, che non è assenza di suono, ma pienezza di storia. È il silenzio delle pietre di Sirignano, Sperone e Baiano, che custodiscono nelle loro vene il ricordo di un Novecento spietato e martoriato. Queste fotografie, testimonianze di un’epoca che pare lontana ma che ancora pulsa sotto la pelle del nostro presente, non sono semplici archivi visivi: sono specchi dell’anima. Guardarle significa compiere un pellegrinaggio a ritroso, onorando il sacrificio di antenati che hanno conosciuto il morso della fame, il buio delle epidemie e lo schianto delle guerre. Ma significa anche confrontarsi, oggi, con il vuoto che spesso maschera la nostra modernità. Questo racconto non nasce soltanto per celebrare la fede di chi crede, ma per scuotere la coscienza di chi ha dimenticato la propria fragilità. È un invito solenne a spalancare i portoni, a rompere l’assedio dell’indifferenza e a ritrovare, nel passaggio dei nostri Santi Patroni, quella verità che il tempo non può consumare. Qui, tra queste righe, la memoria si fa carne e il passato torna a parlarci con la voce fiera di tre popoli che non hanno mai accettato di essere polvere senza nome.
Vi sono istanti in cui il divenire si cristallizza e la Storia torna a bussare alle nostre soglie. Osservando queste istantanee di un’epoca remota, percepiamo il respiro affannoso di un popolo che ha attraversato il deserto della sofferenza. Il Novecento non fu soltanto un secolo: fu un calvario collettivo. Ricordiamo con precisione i flagelli che hanno martoriato queste terre: il vaiolo che nel 1903 non conobbe clemenza; l’ira del Vesuvio nel 1906; le Grandi Guerre che recisero braccia ai solchi e padri alle mense, sino alla falce della “Spagnola” nel 1919. In quegli anni, lo spettro della morte non chiedeva udienza. Eppure, la mano tesa dell’Altissimo, invocata attraverso l’intercessione specifica dei nostri Santi, seppe ricondurre ogni popolo alla quiete. Oggi, in questo scorcio di febbraio, quel patto antico si rinnova. Ma noi, siamo ancora capaci di onorarlo?
Non cerchiamo un’unione che cancelli le differenze o i confini. Ogni comune ha il suo baluardo, ogni popolo ha il suo debito verso il proprio Patrono: Sirignano e Sant’Andrea Apostolo, il protettore che si pose come scudo contro il vaiolo e la cenere soffocante del Vesuvio; Sperone e Sant’Elia Profeta, la cui intercessione fermò l’avanzata della peste, del colera e del vaiolo; Baiano e Santo Stefano, il Protomartire che ha vegliato sui suoi figli durante i flagelli della peste e del vaiolo.
Mentre il Santo avanza, spalancate i portoni! Non è un precetto estetico, è un imperativo ontologico. Troppi restano asserragliati in un’indifferenza che esala superbia. Celiamo macigni interiori dietro il paravento di una rispettabilità di facciata. Illusi, crediamo di averla fatta franca; pensiamo che ciò che abbiamo sottratto al prossimo — sia esso un bene, un diritto o la dignità — resti immune dal giudizio. Ricordate: Chi di spada ferisce, di spada perirà. Su questa terra siamo cenere e anelito. Ogni atto di egoismo è un chiodo conficcato nella nostra stessa anima. Quando il simulacro dei Patroni avanza, non siate spettatori distaccati. Inchinatevi. Non per consuetudine, ma per liberarvi dal peso delle vostre nefandezze. Solo chinando il capo dinanzi al Sacro potremo, infine, rialzarlo come uomini veramente liberi.
PREGHIERA DEL CUORE UMILE
Santi nostri Patroni, Sant’Andrea, Sant’Elia, Santo Stefano, voi che scorgeste i nostri avi piangere tra le macerie della storia, volgete lo sguardo su questa fragile polvere che s’illude d’esser roccia.
Remitete la nostra cecità e la nostra misera superbia. Al vostro passaggio, fate tremare il cuore di chi si sente invincibile, di chi ha edificato la propria opulenza sul pianto dei derelitti, di chi, nell’ombra dell’ipocrisia, confida di sfuggire all’occhio del Cielo.
Frantumate il monolite dell’orgoglio che ci soffoca. Rammentateci che nudi siamo apparsi e nudi restituiremo il respiro alla terra. Rendeteci piccoli, affinché possiamo riscoprire l’unica grandezza: la purezza dello spirito.
Santi Protettori, non passate oltre senza aver scosso le nostre coscienze. Dalla polvere siamo venuti, alla polvere torneremo; che nel mezzo, almeno, impariamo a restare umani.
Amen.
AUGURI ALLA COMUNITÀ DI BAIANO
In questo giorno sacro, un pensiero speciale a Baiano. Che la festa di Santo Stefano sia il simbolo della vostra resistenza e della vostra identità mai sottomessa. Buona festa a tutti i cittadini baianesi sotto la protezione del loro glorioso Martire.
Maicol A.
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