Il risparmio pubblico non e’ al sicuro: i tribunali non restituiscono dignità

Il risparmio pubblico non e al sicuro: i tribunali non restituiscono dignità

Il risparmio pubblico non e al sicuro: i tribunali non restituiscono dignitàdi Nando Silvestri

A volte i risparmi e i sacrifici di vite e generazioni intere “prendono la cattiva strada” che talune banche predispongono invece di valorizzarli e tutelarli a tutti i costi. E’ il caso di 70000 “soci” di Banco Popolare di Bari che, a causa della inoculata gestione degli ex vetici bancari hanno subito perdite per oltre 122 milioni di euro. Una sentenza del 24 gennaio scorso emessa dal Tribunale Civile di Bari ha infatti condannato ex sindaci e amministratori del consiglio di amministrazione della succitata banca al maxi risarcimento predetto di risparmiatori e correntisti gravemente colpiti dal crac bancario. A parere di chi scrive si tratta di poco più di un pannicello caldo o di un insipido contentino per poveri malcapitati destinati a patire lacrime e versare sangue senza pietà. L’ ordinamento italiano nelle sue insanabili contraddizioni create ad arte per avallare illeciti ed estorsioni ai danni dei più deboli condanna il contribuente al pignoramento di un conto corrente per multe non pagate ma, al contempo, lascia che i suoi risparmi vengano gestiti senza perentorio controllo. Già nel 2010 Banca d’Italia aveva ravvisato da alcune ispezioni sui bilanci della Banca Popolare di Bari massicce passività e crediti deteriorati notevolmente ma, fino al 2019 nessun provvedimento restrittivo e’ stato mai realmente imposto alla mala gestio del risparmio pubblico depositato e gestito dalla banca in questione. Oltre che di colletti inamidati e dirigenti sorridenti di raffinata eleganza, solitamente i correntisti di una banca si fidano anche di istituzioni come Consob e Banca d’Italia che dovrebbero vigilare sul risparmio, sebbene prevalga il sospetto che l’ interesse pubblico non figuri come una vera e propria priorità, ne fra gli organismi di vigilanza bancaria ne’ tantomeno sul piano istituzionale. In nove anni i “soldini” dei risparmiatori sfortunati in questione hanno avuto tutto il tempo di “mettere le ali e teletrasportarsi” laddove neanche le Fiamme Gialle potranno mai intercettarli. Come disse il professore Giacinto Auriti, ex ordinario di Diritto Finanziario presso l’Università di Teramo che lo scrivente ha avuto modo di conoscere: ” hanno inventato tutto, tranne un paio di scarpe idonee a prendere a calci nel deretano chi lo merita”. Una roboante sentenza a dire poco tardiva e distratta, emessa da un tribunale si rivela dunque un sontuoso arazzo dietro il quale nascondere il pensiero di un fondato sospetto: il denaro dei risparmiatori non e’ quasi mai al sicuro o sotto la lente di inoppugnabili controllori. E il Pensiero, come scriveva Parmenide, “e’ Essere”.