​SIRIGNANO/BAIANO. ​Il mistero dell’Angelo Velato

​SIRIGNANO/BAIANO. ​Il mistero dell’Angelo Velato

Esistono luoghi dove il silenzio non è assenza di voce, ma una custode gelosa di segreti che attendono il momento giusto per tornare a sussurrare. Tra i nostri territori, che affondano le radici nella civiltà millenaria degli Opici e dei Volsci, la fede si è fatta arte e l’arte si è fatta sacrificio. Questo racconto è un viaggio attraverso ciò che l’occhio vede e ciò che il cuore ricorda: una storia di bellezza velata che pulsa ancora sotto la pelle dei nostri edifici sacri.
​Sirignano: La “Sinfonia Interrotta” del Cinquecento
La Chiesa di Sant’Andrea Apostolo a Sirignano è un monumento che affonda le radici nel XVI secolo (1500). Entrando, lo sguardo viene rapito da un soffitto piano a trompe-l’œil del Settecento, un capolavoro d’ingegno prospettico di Scuola Napoletana.
Al centro domina la maestosa scena della Crocifissione di Sant’Andrea. L’apostolo è ritratto in un momento di estasi mistica: mentre è in ginocchio, contempla la sua croce a forma di X e sembra pronunciarvi un saluto d’amore: «Salve Croce… Accoglimi e portami dal mio Maestro». Attorno a lui, la volta ospita le figure solenni dei quattro Evangelisti, sostenute da un’architettura dipinta che avvolge l’intera navata. Eppure, una serie di riquadri bianchi rivelano un progetto rimasto sospeso: un ciclo di affreschi mai ultimato che attende da secoli di essere completato, una “sinfonia interrotta” fino al loggione dove una volta c’era l’antico organo.
​L’Angelo del Rosario: Un capolavoro di scuola Solimenesca
In questo scenario di bellezza parziale, spiccava un gioiello unico: l’Angelo del Settecento, situato nel riquadro tra le cornici bianche al di sopra la cappella della Vergine di Pompei. Questo angelo, per la delicatezza del tratto e la grazia della posa, richiama lo stile della scuola del Solimena o del Giordano, i giganti del barocco napoletano. Possedeva fattezze straordinariamente umane; era un essere celestiale senza ali, a testimoniare una vicinanza profonda con l’animo umano.
Tra le sue mani stringeva con grazia un nastro intrecciato di rose, simbolo del Santo Rosario. Il suo compito era solenne: egli era lì per raccogliere le preghiere dei fedeli e portarle direttamente al cielo, fungendo da ponte invisibile tra la devozione terrena e la gloria divina del soffitto.
​La sua scomparsa alla vista risale alla seconda metà del ‘900, quando l’edificio religioso ha subìto vari restauri. Durante questi lavori si scelse la via dell’uniformità cromatica: quel messaggero prezioso fu coperto dall’attuale intonaco giallo. Ma l’angelo non è morto: egli è “vivente” e integro sotto la vernice.
​Baiano: Il sacrificio della “Lapidazione”
Il destino di Sirignano si incrocia con quello di Baiano, dove la Chiesa di Santo Stefano visse una metamorfosi simile sotto il mandato di Don Santo Cassese (1949-1986). A metà degli anni ’60, per innalzare il monumentale altare in marmi policromi, fu coperto un capolavoro: la maestosa Lapidazione di Santo Stefano, che dominava l’abside con i suoi angeli oranti. Anche lì, come a Sirignano, la nuova monumentalità ha velato un passato di altissimo pregio artistico che merita di essere riscoperto.
​Conclusione: Il richiamo dei Borbone
Oggi, tra le pareti gialle di Sirignano e l’altare solido di Baiano, pulsa un’arte nascosta. Raccontare de “Il mistero dell’Angelo Velato” significa onorare lo “zelo” dei nostri padri che hanno saputo conservare la fede attraverso la bellezza.
Non dimentichiamo che i nostri territori incantavano persino Sua Maestà Ferdinando II di Borbone, che amava soggiornare qui per godere della “vaghezza della natura”, della purezza dell’aria e della leggerezza delle acque sorgive. Il Re sceglieva queste terre per ritemprare lo spirito, riconoscendo in esse un giardino di delizie e di storia. Sia a Sirignano che a Baiano, esistono ancora opere d’arte silenziose che aspettano di rivedere la luce. Sotto quegli strati di tempo e di intonaco, batte un cuore che attende solo di essere svelato per restituire alle nostre terre lo splendore regale che meritano.

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