SANT’Oggi. Martedì 21 giugno si celebra San Lazzaro e San Luigi Gonzaga

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SANT’Oggi. Martedì 21 giugno si celebra San Lazzaro e San Luigi Gonzagaa cura di don Riccardo Pecchia

Oggi 21 giugno la chiesa celebra San Lazzaro, il nome Lazzaro è  SANT’Oggi. Martedì 21 giugno si celebra San Lazzaro e San Luigi Gonzagadi origine ebraica e significa “colui che è assistito da Dio”; è il mendicante lebbroso protagonista della parabola di Gesù: Lazzaro e il ricco Epulone, riportata solo dal Vangelo di Luca (16,19-31). Non va confuso con san Lazzaro di Betania, fratello di Maria e Marta e amico, resuscitato da Gesù. Nonostante sia un personaggio di fantasia, la tradizione della Chiesa Cattolica lo venera come santo protettore dei malati di lebbra; anche perché, essendo l’unico personaggio delle parabole di Gesù ad essere indicato con un nome proprio, molti ritengono che il racconto si riferisca a una persona realmente esistita. I lazzaretti devono a lui il proprio nome, e molti paesi sorti attorno a questi antichi ospedali hanno Lazzaro come patrono.

SANT’Oggi. Martedì 21 giugno si celebra San Lazzaro e San Luigi Gonzaga21 giugno: San Luigi Gonzaga, figlio primogenito del marchese Ferrante Gonzaga, fin dalla prima infanzia fu educato dal padre alla vita militare, mentre la madre lo educò alla pietà e al timor di Dio; all’età di sette anni avvenne quella che a posteriori Luigi definì la sua “conversione dal mondo a Dio”: sentendosi chiamato a consacrare la propria vita al Signore intensificò la preghiera, recitando ogni giorno in ginocchio i sette Salmi penitenziali e l’Ufficio della Madonna, a 10 anni era paggio alla corte di Firenze, fece voto di castità perpetua, fortemente influenzato dalla personalità del cardinale Carlo Borromeo, dal quale Luigi all’età di 12 anni aveva ricevuto la prima Comunione, il giovane maturò la scelta di rinunziare ai suoi diritti di primogenitura in favore del fratello Rodolfo e di servire solo Dio. Dodicenne entra come novizio nella Compagnia di Gesù, contro il volere del padre; da allora il giovane dedicò tutta la sua esistenza solo alla cura dei malati gravi e agli studi teologici; curando gli appestati finì per contrarre egli stesso il morbo e morì a Roma nella città in cui aveva sempre desiderato morire, aveva solo 23 anni.

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