
![]()
Nel corso dell’ultimo Consiglio comunale, l’approvazione delle tariffe TARI 2026 si è trasformata in un passaggio politicamente e tecnicamente complesso, segnato da una tensione che ha messo in evidenza criticità non trascurabili nel metodo di lavoro e nella gestione della documentazione.
La minoranza, contestando impostazione e contenuti degli atti presentati, ha dichiarato venute meno le condizioni per procedere con serenità, sottolineando come un voto “lineare” sarebbe stato possibile solo in presenza di chiarezza, correttezza formale e piena affidabilità degli elaborati sottoposti all’aula.
Al centro delle critiche è finita soprattutto la gestione degli atti. Durante la discussione è emersa una disorganizzazione evidente e, aspetto ancora più grave, un’attività di controllo preventivo giudicata insufficiente. Nei documenti sono stati riscontrati refusi e imprecisioni definiti inaccettabili, elementi che non possono essere derubricati a semplici sviste quando si parla di provvedimenti destinati a incidere direttamente sulle tasche dei cittadini e sulla programmazione finanziaria dell’ente. In un’amministrazione efficiente, la verifica degli atti prima della diffusione e della discussione consiliare dovrebbe rappresentare una prassi ordinaria e rigorosa, sostenuta dall’attenzione di tutta la maggioranza.
In questo contesto, la minoranza è intervenuta chiedendo un emendamento tecnico finalizzato a correggere le imprecisioni contenute nella relazione di accompagnamento. La maggioranza ha accettato la proposta, consentendo così di arrivare al voto sulla delibera TARI con l’allegato modificato. Un passaggio che, secondo quanto evidenziato in aula, ha avuto un significato tutt’altro che marginale: senza la correzione, la delibera sarebbe stata approvata con un vizio formale, esponendo il Comune al rischio di illegittimità e a potenziali ricorsi.
Non è mancato, nel confronto, un richiamo al passato da parte di chi ha già guidato il Comune. Il paragone è stato netto: episodi di questo tipo, è stato sostenuto, non si verificavano quando l’amministrazione operava con un controllo puntuale e costante della documentazione, attraverso lettura e verifica preventiva di ogni atto prima della pubblicazione e della presentazione in Consiglio. Un’abitudine che oggi sembrerebbe affievolita, con conseguenze che ricadono sul lavoro dell’aula e, soprattutto, sulla credibilità dell’ente.
Nel dibattito è stato inoltre evidenziato un aspetto specifico della TARI che merita particolare attenzione. L’acconto passa dall’80% dello scorso anno al 75% per l’anno in corso: una variazione che, sulla carta, potrebbe apparire favorevole ai cittadini perché riduce l’anticipo richiesto. Tuttavia, la modifica si accompagna a un’altra scelta che rischia di ridimensionarne l’effetto: il numero di rate per il pagamento dell’acconto viene ridotto da quattro a tre. In termini concreti, ciò significa importi più elevati per ciascuna scadenza, con un impatto potenzialmente più gravoso per famiglie e attività economiche che già affrontano un quadro complesso. In sostanza, meno rate non equivale automaticamente a un vantaggio: spesso implica minore flessibilità e maggiori difficoltà nel rispettare i pagamenti.
La seduta si è chiusa con un quadro che impone una riflessione seria e non rinviabile. Servono atti corretti, tempi certi e un metodo di lavoro più rigoroso, capace di prevenire errori e di garantire un confronto trasparente. La TARI non è una questione per soli addetti ai lavori: è una decisione che riguarda l’intera comunità. Proprio per questo, qualità amministrativa, accuratezza degli atti e chiarezza del procedimento devono tornare al centro dell’azione politica, evitando che leggerezze organizzative o scelte poco ponderate finiscano, ancora una volta, per ricadere sui cittadini.
I Consiglieri del Gruppo di Opposizione