Allergia, uno su cinque è alle prese con tale disturbo

Allergia, uno su cinque è alle prese con tale disturbo

Boom di allergie in Italia. Nel nostro Paese un adulto su 5 e un bambino su 4 sono colpiti da rinite allergica, ma secondo le previsioni entro il 2020 il disturbo arriverà a interessare un piccolo su 2. Il trend è infatti destinato ad aumentare, avvertono gli esperti della Siaaic (Società italiana di allergologia e immunologia clinica), in occasione del 4° Congresso Ifiaci (Federazione società italiane di allergologia) e del 27° Congresso Siaaic che si chiudono oggi a Roma. Gli specialisti mettono in guardia dall’abuso dei test, soprattutto di quelli per la diagnosi di presunte intolleranze alimentari, e dalle informazioni reperite online. Secondo i dati riferiti dal Giorgio Walter Canonica, neo presidente Siaaic e primario della Clinica di malattie respiratorie nell’università di Genova, la «percezione» delle intolleranze alimentari da parte degli italiani «supera il 40%». Ma non sempre il disturbo esiste veramente. «Uno dei temi fondamentali affrontati al congresso – afferma l’esperto – è dare delle corrette linee guida di comportamento per le metodologie diagnostiche», in modo alla ‘percezione’ di un disturbo corrisponda effettivamente una conferma (o meno) scientificamente corretta. In altre parole, «non bisogna andare a fare troppi esami – ammonisce Canonica – ma bisogna fare solo quelli giusti. Soprattutto quando si parla di allergie alimentari», un campo in cui «di questi tempi – avverte – i test diagnostici che si fanno purtroppo molto spesso non hanno validità scientifica». Quanto all’abitudine, in caso di sintomi sospetti, di consultare ‘dottor Google’, riguarda una persona su 2, ma «nel 90% dei casi l’informazione via Internet è scorretta, o in toto o parzialmente – dice Massimo Triggiani, presidente uscente Siaaic e docente di allergologia e immunologia clinica presso l’università di Salerno – E se la diagnosi è errata, il paziente che si rifugia subito in farmaci può incorrere a danni significativi, oltre ovviamente a non curare nulla. Anche quando la diagnosi è corretta, c’è bisogno di attenzione per capire non soltanto il sintomo, ma per individuarne le cause».