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di Antonio Castaldo
Il violento nubifragio che lo scorso 2 luglio 2026 ha colpito l’area metropolitana di Napoli continua a far discutere. Tra i comuni maggiormente interessati dagli allagamenti figura Brusciano, dove strade, abitazioni ed esercizi commerciali sono stati invasi dall’acqua, provocando ingenti danni e alimentando un acceso confronto sulle cause e sulle possibili soluzioni.
L’evento meteorologico, preceduto dalla proroga dell’allerta meteo diramata dalla Regione Campania, ha interessato anche Pomigliano d’Arco, Mariglianella e Marigliano, con precipitazioni particolarmente intense che hanno messo in crisi il sistema di smaltimento delle acque. Numerose immagini e video condivisi sui social e ripresi dagli organi di informazione hanno documentato strade trasformate in fiumi e automobilisti in difficoltà.
A Brusciano il sindaco Giacomo Romano si è recato immediatamente nelle aree colpite insieme ai Vigili del Fuoco, alla Protezione Civile e agli operatori impegnati nei soccorsi, assicurando vicinanza ai cittadini e annunciando, nei giorni successivi, la richiesta di un tavolo istituzionale con Governo, Regione Campania e gli enti competenti per affrontare in maniera strutturale le criticità del territorio.
Parallelamente si è sviluppato un confronto politico e tecnico sulle possibili cause degli allagamenti. L’ex sindaco Peppe Montanile ha richiamato l’attenzione sulla manutenzione delle pompe di sollevamento, sulla pulizia delle caditoie e sul consumo di suolo dovuto alla progressiva cementificazione. Dall’altra parte, l’ex vicesindaco Giuseppe Negri ha ricordato come il territorio sia storicamente esposto a fenomeni di questo tipo per la particolare conformazione geografica, sottolineando anche il ruolo svolto dalle infrastrutture idrauliche realizzate negli anni passati.
Il dibattito si è arricchito anche del contributo del dottor Vincenzo Cerciello, secondo il quale gli eventi estremi non possono essere spiegati attribuendo la responsabilità esclusivamente al cambiamento climatico o, al contrario, soltanto alle carenze infrastrutturali. Occorre, invece, una lettura più ampia che tenga conto sia dell’evoluzione del clima sia della fragilità urbanistica e geologica del territorio.
Sulla stessa linea l’ambientalista Luigi Lisbo Parrella, che propone un cambio di approccio nella gestione del rischio idrogeologico: non limitarsi alla manutenzione ordinaria delle caditoie, ma investire in interventi strutturali come la de-cementificazione, la realizzazione di superfici drenanti, giardini della pioggia e sistemi di laminazione delle acque, capaci di assorbire le precipitazioni sempre più intense.
L’emergenza del 2 luglio riporta così al centro dell’attenzione il tema della resilienza dei territori di fronte ai cambiamenti climatici. Se da un lato è indispensabile garantire interventi immediati per sostenere cittadini e attività colpite, dall’altro appare sempre più evidente la necessità di pianificare opere infrastrutturali e strategie di adattamento che consentano di affrontare fenomeni meteorologici ormai sempre più frequenti e violenti.
Il confronto resta aperto, con l’obiettivo condiviso di individuare soluzioni che mettano in sicurezza il territorio e riducano il rischio che eventi di questa portata possano ripetersi con le stesse pesanti conseguenze.
