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I cartigli del Maio raccontano la comunità cittadina. Il Faggio di Campo Spina, monumento naturalistico della Campania. Il ruolo propulsivo dell’Unione dei Comuni della Valle dell’Alto Clanio- La mission del volontariato civico dell’associazionismo e delle Pro Loco
di Gianni Amodeo
Le note che seguono compongono l’abstract dei dieci cartigli, interamente manoscritti in elegante e tondeggiante corsivo dalle ragazze e dai ragazzi dell’I. c. Alessando Manzoni, diretto dalla prof.ssa Luigia Conte, con plessi operanti a Quadrelle, Sirignano e Mugnano del Cardinale.
Sono i cartigli, pendenti dai rami dell’albero Maio, riprodotto in miniatura di cartapesta – il Fagus sylvatica di Campo Spina che cresce a 1000 metri d’altitudine-, in cui è impressa la storia civile di Mugnano del Cardinale, in esposizione, con altre produzioni ed elaborati , nei corridoi dell’accogliente struttura del Piano d’ambito intercomunale per i servizi socio- assistenzali in via Campo, nella cerimonia del conferimento dei Mai d’ Argento per il Premio Galante Colucci– Pio Stefanelli per biennio 2025\26. Sono cartigli–abstract, in cui sono accennati significativi elementi di profilo socio– antropologico, di religiosità, con istanze pagane e valori cristiani, ed importanti fattori costitutivi di cultura naturalistica, correlati con la funzione e il ruolo dei boschi nelle aree montane, con la centralità del Partenio con i magnifici boschi in cui fioriscono i vigorosi castagni e gli splendidi ontani e i maestosi faggi di Campo Spina.
A loro volta i cartigli integrano e completano un cospicuo ed importante saggio con disegni d’illustrazione intitolato ‘Na Terra che tene ‘O Core, un autentico e sincero atto d’omaggio che viene reso al territorio e alle sue comunità, di cui Avella\ Abella è fulcro catalizzante con la sua storia di città italica. E’ un bel saggio che racconta, in modo particolare, le storie sacre ed.. architettoniche, con cui si connotano Chiese e Palazzi d’interesse storico del territorio dell’Unione intercomunale della Valle dell’Alto Clanio. E’ un’originale operazione di ampio respiro culturale, frutto della fattiva cooperazione tra il gruppo di docenti del Manzoni, con la coordinazione delle professoresse Monica Barbati e Tommasina Napolitano, in stretta sinergia con la Pro Loco cittadina, presieduta dall’architetto Giovanni Petrillo. E senza dire del protagonismo partecipativo delle ragazze e dei ragazzi, con forte motivazione e coinvolgimento nell’iniziativa. Per la circostanza, si ringrazia la dott.ssa Serena Balbi, della Pro Loco, per aver reso disponibili i cartigli..in versione computerizzata
L’albero del Maio funge da ponte generazionale, capace di adattarsi ai tempi moderni senza perdere la propria matrice arcaica. Associazioni e gruppi locali, come i Filomeniani e il Forum dei Giovani, mantengono vivo il rito. Il coinvolgimento parte fin dall’infanzia con la squadra dei “Piccoli Briganti”, bambini che trainano un proprio piccolo fusto a inizio corteo. Durante i giorni della Festa, la piazza centrale si riattiva attraverso la cultura del vicolo, proponendo giochi tradizionali del passato che fortificano lo spirito di appartenenza rionale. Nel corso degli ultimi anni, il Comune e il Comitato Festa hanno strutturato l’evento per garantire la massima sicurezza, trasformandolo da Festa rurale pura e semplice nella dimensione di patrimonio culturale di forte attrattiva, tutelato e condiviso con i pellegrini internazionali in visita al Santuario dedicato a Santa Filomena.
Il bosco, simbolo del caos primordiale e serbatoio di linfa vitale.
Nel mito del Maio, il bosco rappresenta lo spazio del sacro, dell’ignoto e della potenza generatrice. Senza il bosco, il rito perderebbe la sua funzione di ponte tra il mondo selvaggio e quello civilizzato. Nell’antichità, il bosco era considerato la dimora delle divinità e degli spiriti della natura. Nel rito del Maio, il bosco è il serbatoio della linfa vitale. Non si prende un albero qualsiasi. Il Maio deve essere il più bello, il più dritto e maestoso. Entrare nel bosco per tagliare l’albero è una sorta di “furto sacro” o di offerta che la comunità chiede alla natura, per assicurarsi la sopravvivenza (raccolti abbondanti, fertilità). Il bosco rappresenta il caos primordiale, la forza bruta ed incontrollata.
Trasportando l’ albero-Maio in Paese, la comunità “cattura” quella forza e la porta sotto la protezione del Santo (o della divinità), trasformando l’energia naturale in beneficio per l’uomo. Il gruppo di uomini che si reca nel bosco all’alba vive un momento di iniziazione. Affrontare il freddo, la fatica del taglio e il pericolo del trasporto cementa l’identità del gruppo. Per Comuni come Mugnano del Cardinale o Baiano, il bosco del Partenio è parte integrante dell’identità locale. Celebrare il Maio, significa ribadire il possesso e il legame profondo con il proprio territorio montano.
Come e quando nasce la storia. Santa Filomena e il prodigio del “carro fermo”
Il mito del “carro fermo” è il nucleo narrativo che spiega le origini e il senso del culto arboreo del Maio nella vita della comunità cittadina. È diffuso e riportato da tutte le fonti agiografiche e locali come nella tradizione orale, che si è venuta consolidando di generazione in generazione fin dal 1805.
“Il miracolo del carro fermo” – conosciuto anche come il prodigio del carro divenuto pesante – rappresenta l’anello di congiunzione storico e teologico tra il culto di Santa Filomena e la nascita della tradizione civile e religiosa del Maio di Mugnano del Cardinale, che si celebra ogni anno il 10 gennaio. Il prodigio non avvenne in montagna durante il taglio dell’albero, ma risale al viaggio di traslazione delle spoglie della Santa da Roma a Mugnano del Cardinale, guidato dal sacerdote locale, don Francesco De Lucia, nell’estate del 1805.
Durante il tragitto di ritorno in Campania, il carro che trasportava l’urna con i resti della giovane martire attraversò l’agro nolano. Giunto nei pressi di Cimitile, località nota per i suoi antichissimi complessi basilicali e le sepolture di importanti martiri cristiani, il carro si arrestò improvvisamente. Nonostante gli sforzi dei cavalli – o dei buoi, a seconda delle varianti orali- e dei presenti, le ruote del mezzo rimasero completamente bloccate al suolo, come se l’urna fosse diventata di un peso specifico insostenibile. Solo dopo intense preghiere della comunità e del sacerdote, il carro riprese la sua normale mobilità verso la destinazione finale: la chiesa della Madonna delle Grazie, a Mugnano del Cardinale, oggi Santuario di Santa Filomena.
Secondo la tradizione orale di Mugnano del Cardinale, quando il carro con l’urna delle reliquie arrivò in località Camporeale, si bloccò. Buoi e cavalli si rifiutarono di tirare, nonostante le frustate. La gente interpretò l’episodio come volontà di Santa Filomena di non entrare subito in Paese. A quel punto, un gruppo di uomini tagliò un alto cerro nei boschi del Partenio. Con il tronco, usato come leva e come palo di spinta, riuscirono a smuovere il carro e a portare le reliquie in paese tra la folla in festa.
I legami con il divino, da Giove Ammone a Santa Filomena
Il territorio di Mugnano del Cardinale affonda le radici in lontani tempi passati, quando il divino abitava le vette.dei monti
Il tempio di Giove Ammone: si ritiene che sul Colle Litto\ sorgesse l’antico tempio dedicato a Giove Ammone. Questo lega il “padre degli dèi” direttamente al bosco sacro. Il Maio, innalzato oggi per Santa Filomena, è l‘erede diretto dei tronchi che venivano donati alle divinità celesti, per propiziare la pioggia e il vigore della terra.
Santa Filomena come eroina cristiana: secondo la leggenda, Filomena era una principessa greca martirizzata a 13 anni. Nel rito del Maio, la sua figura sostituisce le antiche divinità boschive, assumendo il ruolo di intermediaria tra l’uomo e il divino, garantendo la protezione della comunità.
Il Maio è un antico rito propiziatorio pagano, trasformato in una festa devozionale cristiana che sopravvive oggi come un forte simbolo di identità comunitaria. La festa del Maio ha origini antiche, probabilmente risalenti al VI–VII secolo, con radici pagane sannite legate al culto degli alberi e della fertilità. Il rito del Maio – o albero di maggio – affonda le sue origini nei culti arborei dell’antichità, diffusi in diverse parti d’Italia, specialmente in Campania e in Calabria. Si tratta di una celebrazione strettamente legata al ciclo della natura, alla fertilità della terra e all’inizio della primavera, che prevedeva il taglio e l’innalzamento di un albero. Il tronco era inizialmente un simbolo di unione tra cielo e terra, portatore di prosperità e di buon raccolto. Con l‘avvento del cristianesimo, il rito pagano si è cristianizzato, mantenendo la tradizione d’omaggio di culto all’ albero, ma dedicandolo ai Santi patroni, venerati, secondo la religione cristiana, alle comunità locali. Il culto arboreo, o dendrolatria, intesa, secondo l’etimologia greca, quale culto verso l’albero, è un’antica pratica religiosa e rituale diffusa in molte culture preistoriche e pagane, che veneravano gli alberi come divinità, dimore di spiriti, simboli di fertilità, vita e Axis Mundi, cioè l’albero che rappresenta l’asse del mondo, un perno tra il sottosuolo, le radici, e il cielo, la chioma.
Spesso legato ai cicli primaverili, il culto celebra la natura, la rinascita e il legame ancestrale uomo–foresta. Gli alberi erano considerati entità animate, simboli di immortalità e forza di adattamento, capaci di rigenerarsi. Oggi il culto si è evoluto in una consapevolezza ecologica, per la quale l‘albero è venerato non più solo come divinità, ma come risorsa vitale per la sopravvivenza del pianeta–Terra..
La continuità, dai ”Piccoli briganti” ai “ Grandi briganti ”.
I “Piccoli briganti” non sono solo una squadra della Festa del Maio, ma rappresentano il cuore pulsante del ricambio generazionale, che si sviluppa nella vita della comunità cittadina. Nel tardo pomeriggio del 10 gennaio, sono proprio loro a inaugurare la sfilata lungo la Via Nazionale, tra l’appassionata e plaudente partecipazione della folla e i fuochi d’artificio, trascinando a braccia un fusto di faggio più piccolo rispetto a quello degli adulti, offerto come dono d’omaggio per onorare il compleanno di Santa Filomena, che si celebra proprio il 10 gennaio.
Molti dei ”Piccoli briganti” sono figli o nipoti di componenti dei “Grandi Briganti” o delle “Vecchie Glorie”, garantendo che il rito venga tramandato di padre in figlio. L’attività dei “Piccoli Briganti” non si limita al trasporto dell’albero: dal 2018 è nato il gruppo delle “Brigantesse”, composto da donne e ragazze che arricchiscono il corteo con balli folcloristici. Il gruppo è molto attivo nel sociale; ha partecipato al progetto “Adotta un suolo”, prendendosi cura della rotonda di Via San Silvestro, a dimostrazione concreta e vissuta del legame d’identità con Mugnano del Cardinale, al di là delle comuni e generiche motivazioni folcloristiche.
L‘ Associazione è aperta a zii, genitori e chiunque voglia sostenere i valori di solidarietà e identità mugnanese. La sua formazione ha segnato un punto di svolta, dopo anni di carenza organizzativa, portando una nuova ventata di entusiasmo e responsabilità nella gestione delle celebrazioni. I “Piccoli Briganti” sono questo: i custodi di una tradizione che affonda le radici nella realtà dell’Ottocento, ma che, grazie ai “Piccoli briganti ”, continua a essere vissuta come una manifestazione moderna e vitale.
Senza Maio, nun se fa Filomena \ La coesione e l’Unione dei Comuni dell’Alto Clanio \La varietà di usi e costumi, l‘iconico Axis mundi simbolo unitario
Il detto popolare “Senza Maio, nun se fa Filomena” riassume il patto che lega Mugnano del Cardinale, Baiano, Sirignano, Quadrelle, Sperone e Avella. Il Maio nasce a Mugnano del Cardinale, ma non potrebbe esistere senza il contributo materiale e umano degli altri cinque comuni dell’Alto Clanio. La scelta del cerro nel Partenio, l’alzata e la manodopera sono sempre stati il frutto di una collaborazione collettiva che trasforma la Festa in un’impresa identificativa ed iconica rappresentazione dell’intera Valle dell’Alto Clanio.
In questo scambio reciproco, Mugnano offre il rito e il santuario come centro simbolico, mentre gli altri Paesi garantiscono il lavoro e le risorse necessarie. Il Maio diventa così ugn sistema di reciprocità che ha tenuto unite le comunità anche nei periodi di crisi economica e spopolamento. Quando il patto si è indebolito, il rito ha rischiato di fermarsi e solo con la nascita dell’Unione intercomunale, la tradizione è stata rilanciata in tutto il suo valore, che promuove e diffonde la cultura del rispetto dell’ambiente e la salvaguardia della Terra, la Casa comune dell’ umanità.
Oggi il Maio è patrimonio culturale e sociale dell‘intera Valle dell‘Alto Clanio perché rappresenta la sua memoria del lavoro e la sua identità condivisa. Senza questa collaborazione, il tronco non si alzerebbe e la comunità perderebbe il simbolo che la tiene insieme. Il Maio dimostra che, nella Valle dell’Alto Clanio, il sacro e la fatica sono inseparabili, ma anche e soprattutto che la forza di un popolo e delle comunità, in cui si articola ed anima, risiede e sussiste nella capacità di ideare, progettare e lavorare insieme, nella concretezza del fare.
E’ per questo che senza Maio, non c‘è comunità.
Le funzioni sociali del Maio
:• Il Maio non è folklore casuale. Nasce da un segno della Santa. Tagliare l’albero è rispondere a una volontà divina.
- Solo la fatica di tutti smuove il carro. Il mito fonda l’idea che senza comunità non c’è Filomena. Da qui il detto “Senza Maio nun se fa Filomena”.
- Ogni anno il trasporto del Maio riattualizza il miracolo. Gli uomini che tirano non sono solo fedeli: sono attori di un evento del 1805.
- Dopo il 1805, per ringraziare la Santa, i mugnanesi decisero di ripetere ogni anno il gesto che aveva sbloccato il carro.
Evoluzione del rito
- Scelta: si scelgono due cerri nel bosco del Partenio. Il più alto è il Maio, l’altro è la Cima.
- Scortecciatura: si toglie la corteccia, come si fece nel 1805 per avere un palo liscio da usare come leva.
- Trasporto: il tronco viene trascinato per circa 12 km dal bosco al paese, come il carro delle reliquie.
- Alzata: il 10 gennaio il Maio viene issato davanti al Santuario, memoria del momento in cui le reliquie entrarono in paese.
Il Faggio di Campo Spina, monumento naturalistico
Il Faggio di Campo Spina si trova nel territorio di Mugnano del Cardinale, nella località montana chiamata appunto Campo Spina, ai margini della faggeta del Monte Cucuruzzo. Questo esemplare di Fagus sylvatica è considerato un simbolo naturalistico dell’area del Partenio, grazie alle sue dimensioni imponenti e alla particolare forma del tronco, nato dalla fusione di tre grandi branche che si uniscono formando una struttura unica.
L‘albero ha un’età stimata superiore ai 100 anni, cresce a oltre 1000 metri di altitudine in un ambiente fresco e umido, tipico delle faggete appenniniche, e rappresenta una delle specie arboree più importanti e diffuse. Il Faggio di Campo Spina è stato inserito nell’elenco ufficiale degli alberi monumentali della Campania. E’ il simbolo di una delle più belle ed accoglienti mete del Partenio, particolarmente frequentata dagli escursionisti e dagli amanti della montagna.
Il Fagus sylvatica è un albero caducifoglio appartenente alle Fagaceae. Ha una corteccia grigio chiaro, una chioma ampia e densa e foglie ovali che in autunno assumono splendide tonalità dorate e bronzee. Si sviluppa soprattutto nelle zone montane dell’Europa e dell’Italia centrale e meridionale.
Il Faggio di Campo Spina è considerato speciale per la posizione in cui cresce, isolato ai margini delle radure come una sorta di guardiano naturale del bosco circostante.