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Niente ballottaggio, nessuna coda elettorale: Avellino ha scelto subito il suo nuovo sindaco. L’avvocato penalista Nello Pizza conquista Palazzo di Città al primo turno, un risultato che mancava dal 2004, quando a vincere senza passare dal secondo turno fu Giuseppe Galasso. Una vittoria politica netta, simbolica e destinata a ridisegnare gli equilibri cittadini dopo anni segnati dal civismo dominante e dalle stagioni amministrative legate prima a Gianluca Festa e poi a Laura Nargi.
Il dato più significativo non è soltanto la vittoria, ma il modo in cui è maturata. Pizza è riuscito nell’impresa di tenere insieme il cosiddetto “campo largo”, costruendo una coalizione ampia e trasversale capace di aggregare Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, forze centriste, civiche e sinistra. Un’alleanza che, dopo settimane di trattative e tensioni interne, ha trovato nell’ex segretario provinciale del Pd il punto di equilibrio definitivo.
La vittoria al primo turno assume anche un valore storico. Negli ultimi vent’anni Avellino aveva conosciuto campagne elettorali lunghe, spesso consumate nei ballottaggi e negli accordi dell’ultima ora. L’ultima affermazione immediata risaliva appunto al 2004, quando Giuseppe Galasso superò il 54% dei voti guidando il centrosinistra cittadino. Stavolta, il risultato di Pizza racconta una città che ha scelto rapidamente, premiando l’idea di una coalizione larga e strutturata contro la frammentazione degli avversari.
Sul piano politico, il voto segna soprattutto il tramonto della lunga stagione del civismo personalistico. Le liste e i movimenti che negli ultimi anni avevano costruito consenso attorno all’esperienza amministrativa di Festa non sono riusciti a reggere l’urto di una coalizione unita. Il fronte progressista ha trasformato la compattezza in consenso elettorale, mentre il campo avversario è apparso diviso e meno incisivo nella proposta politica.
Durante la campagna elettorale, Pizza ha insistito molto sui temi della “ricucitura istituzionale” e del ritorno a una filiera politica tra Comune, Provincia e Regione Campania. Un messaggio che ha trovato ascolto in una parte dell’elettorato stanca delle contrapposizioni permanenti e delle tensioni che hanno caratterizzato le ultime consiliature. Non a caso, più esponenti regionali del centrosinistra avevano parlato apertamente della necessità di ristabilire una sintonia istituzionale per sbloccare opere e investimenti strategici per il capoluogo.
Determinante è stata anche la figura personale del nuovo sindaco. Avvocato penalista, 59 anni, uomo di partito ma con una lunga esperienza civica e amministrativa alle spalle, Pizza ha impostato una campagna dai toni moderati, evitando lo scontro frontale e puntando invece su affidabilità, competenza e capacità di tenere insieme mondi diversi. Già nei giorni precedenti al voto gli osservatori locali parlavano apertamente della possibilità di una vittoria immediata. Ora però arriva la fase più difficile. La larga coalizione che ha sostenuto Pizza dovrà trasformarsi in governo stabile della città. Le aspettative sono alte: rilancio del commercio, riqualificazione urbana, gestione dei fondi del PNRR, mobilità, periferie e rapporto con le istituzioni regionali saranno i primi dossier sul tavolo del nuovo sindaco.
La fotografia uscita dalle urne, intanto, è chiara: Avellino volta pagina senza attendere il secondo turno. E lo fa riportando il centrosinistra alla guida piena della città con una vittoria larga, politica e immediata, come non accadeva da oltre vent’anni.
