Salute pubblica e trasformazione del territorio: il Baianese deve avere il coraggio di cambiare.

Salute pubblica e trasformazione del territorio: il Baianese deve avere il coraggio di cambiare.

di Pellegrino Palmieri

Il Mandamento Baianese continua, purtroppo, a comparire ai primi posti delle classifiche provinciali per diffusione di alcune patologie oncologiche, in particolare per quanto riguarda il tumore al seno, ma non solo. È una realtà che si ripete ormai da anni e che dovrebbe imporre una riflessione seria, profonda e soprattutto libera da ipocrisie. È vero: molte malattie oncologiche hanno una componente genetica importante e sono spesso collegate anche agli stili di vita individuali. Ma è altrettanto vero che l’ambiente in cui si vive gioca un ruolo fondamentale nella possibilità che determinate patologie possano svilupparsi. E allora diventa inevitabile interrogarsi sul modello di territorio che abbiamo costruito negli ultimi decenni. Il Baianese è un territorio che, sotto il profilo ambientale, andrebbe non solo controllato meglio dalle amministrazioni comunali e dagli enti preposti, ma anche ripensato e trasformato radicalmente. Non basta più limitarsi ai controlli: bisogna immaginare una nuova idea di vivibilità. La variante della Statale 7 Bis, ad esempio, deve essere completata. Il traffico continuo che attraversa i centri abitati produce un impatto ambientale e sanitario enorme. E chiunque, per ragioni politiche o particolaristiche, continui a impedire materialmente il completamento di quell’opera dovrebbe assumersi fino in fondo la responsabilità morale e politica del rischio che ricade sulla salute dei cittadini. Il tratto della Statale 7 Bis che da Sperone porta verso il centro di Baiano dovrebbe diventare una grande area pedonale. Bisogna avere il coraggio di immaginare una trasformazione profonda del territorio, nella quale le persone possano vivere in maniera meno stressante, meno caotica e meno esposta agli agenti inquinanti. Quando il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, immaginò la grande isola pedonale sul lungomare e nelle aree centrali della città, fu ostacolato duramente. Ci fu uno scontro fortissimo con associazioni di categoria e commercianti. Eppure oggi quelle aree, il Lungomare Liberato, Piazza del Gesù Nuovo, rappresentano uno dei luoghi più belli, vivibili e attrattivi di Napoli, anche a livello turistico e internazionale. Quella scelta, contestata allora, si è rivelata lungimirante. Anche noi dobbiamo avere il coraggio di andare oltre i piccoli interessi di bottega. Non si può compromettere la salute di un’intera comunità per salvaguardare qualche interesse immediato. Perché, molto spesso, quegli stessi interessi economici potrebbero convivere perfettamente, e persino svilupparsi meglio, dentro un contesto urbano più moderno, più ordinato e più vivibile. Immaginare una grande area pedonale, nella quale possano circolare prevalentemente mezzi elettrici, significherebbe decongestionare il cuore del Baianese. Oggi attraversare Baiano, Sperone o Mugnano del Cardinale, in alcuni orari, significa trovarsi immersi in un traffico che sembra quello di una grande città nelle ore di punta. Ed è assurdo che una comunità piccola come la nostra non riesca più a governare un fenomeno simile. Una comunità che non riesce a governare il proprio territorio è una comunità che rischia di non avere futuro. Per questo la politica, insieme ai cittadini, dovrebbe trovare il coraggio di unirsi non soltanto nelle battaglie contro le antenne 5G, spesso trasformate in scontri simbolici, ma soprattutto in una grande battaglia collettiva per la trasformazione del territorio, la tutela dell’ambiente e la salute pubblica. Perché il vero tema non è la paura del futuro. Il vero tema è avere finalmente il coraggio di costruirne uno migliore.