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Avellino, 30 aprile 2026 – Con l’inaugurazione di questa mattina, l’Antica Dogana di Avellino viene restituita alla città. Ma la riapertura da sola non basta, serve dare a questo monumento storico una funzione ben precisa. E proprio sulla gestione il candidato a sindaco del campo largo, Nello Pizza, che ha partecipato alla cerimonia indetta dal commissario straordinario, Giuliana Perrotta, lancia la sua idea: «Dopo anni di attesa, interventi e progettazioni, la struttura riacquista il suo ruolo centrale nel tessuto urbano, aprendo a nuove prospettive di sviluppo culturale, sociale ed economico per la città. Da questo simbolo di Avellino immagino scaturisca la possibilità concreta di costruire nuove opportunità per la nostra comunità. Un hub di innovazione sociale, lavoro e facilitazione territoriale, capace di mettere in rete istituzioni, imprese, associazioni e cittadini. Come pure favorire percorsi di lavoro autonomo, creazione d’impresa e sviluppo professionale, con particolare attenzione a giovani e donne».
Ma non è tutto. Se l’edificio rappresenta un patrimonio storico di straordinario valore per Avellino, per tanto tempo chiuso e sottratto alla fruizione pubblica, ora bisogna renderla subito nuovamente accessibile e funzionale con un progetto preciso. «Andremo a riattivare uno spazio carico di memoria collettiva e potenzialità – riprende Pizza – grazie a un modello di gestione sostenibile e inclusivo. Valuteremo l’istituzione di una fondazione che si occupi della gestione della struttura, diventando riferimento per i cittadini, senza scopo di lucro. Una scelta che garantisce apertura, trasparenza e partecipazione, evitando qualsiasi forma di privatizzazione e assicurando che questo bene resti pienamente al servizio della collettività».
Dunque, uno spazio dinamico e multifunzionale, in grado di ospitare attività culturali, percorsi di formazione, imprese e servizi di supporto al lavoro, diventando un punto di riferimento per l’innovazione e la crescita del territorio. «Immagino un’infrastruttura civica stabile – conclude Pizza – dedicata all’innovazione sociale e alla partecipazione territoriale, contribuendo alla rigenerazione economica e relazionale del centro storico. Un luogo capace di sostenere progettualità imprenditoriale e partecipazione attiva delle comunità locali. In sostanza un incubatore di servizi di accompagnamento, mentoring e opportunità. E parallelamente un laboratorio permanente di facilitazione territoriale, in un modello integrato che unisce sviluppo economico, welfare di prossimità e governance partecipata».
All’interno, quindi, eventi culturali e sociali, convegni, conferenze e incontri pubblici, spazi espositivi per produttori locali, creativi e imprese del territorio. Con una programmazione culturale rafforzata dalle reti locali di partner e associazioni del settore.
Ma non è tutto. Se l’edificio rappresenta un patrimonio storico di straordinario valore per Avellino, per tanto tempo chiuso e sottratto alla fruizione pubblica, ora bisogna renderla subito nuovamente accessibile e funzionale con un progetto preciso. «Andremo a riattivare uno spazio carico di memoria collettiva e potenzialità – riprende Pizza – grazie a un modello di gestione sostenibile e inclusivo. Valuteremo l’istituzione di una fondazione che si occupi della gestione della struttura, diventando riferimento per i cittadini, senza scopo di lucro. Una scelta che garantisce apertura, trasparenza e partecipazione, evitando qualsiasi forma di privatizzazione e assicurando che questo bene resti pienamente al servizio della collettività».
Dunque, uno spazio dinamico e multifunzionale, in grado di ospitare attività culturali, percorsi di formazione, imprese e servizi di supporto al lavoro, diventando un punto di riferimento per l’innovazione e la crescita del territorio. «Immagino un’infrastruttura civica stabile – conclude Pizza – dedicata all’innovazione sociale e alla partecipazione territoriale, contribuendo alla rigenerazione economica e relazionale del centro storico. Un luogo capace di sostenere progettualità imprenditoriale e partecipazione attiva delle comunità locali. In sostanza un incubatore di servizi di accompagnamento, mentoring e opportunità. E parallelamente un laboratorio permanente di facilitazione territoriale, in un modello integrato che unisce sviluppo economico, welfare di prossimità e governance partecipata».
All’interno, quindi, eventi culturali e sociali, convegni, conferenze e incontri pubblici, spazi espositivi per produttori locali, creativi e imprese del territorio. Con una programmazione culturale rafforzata dalle reti locali di partner e associazioni del settore.