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MONTEFORTE – Una seduta consiliare, quella di lunedì 30 marzo, che ha lasciato sul campo più interrogativi che certezze. Al centro del dibattito, l’operato dell’amministrazione Siricio, finita nel mirino delle opposizioni per una gestione definita “opaca” e una tenuta dei conti pubblici che appare, numeri alla mano, sempre più precaria.
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È stato uno dei punti più caldi della seduta. Quella riduzione degli stipendi della giunta, sbandierata come atto di vicinanza ai cittadini e “vessillo” della campagna elettorale, si è sciolta come neve al sole. I documenti di bilancio parlano chiaro: le indennità di mandato vengono percepite per intero, così come previsto per legge, senza alcun taglio politico. Un atto che la minoranza ha definito come una promessa elettorale utilizzata solo per racimolare voti e poi prontamente disattesa a pochi mesi dall’insediamento, sacrificando la coerenza davanti alle esigenze personali.
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Sul fronte del metodo democratico, il consigliere De Falco ha sollevato un caso emblematico di inefficienza amministrativa. È stato denunciato un accesso agli atti non espletato nei tempi stabiliti, con un’attesa arrivata a 48 giorni, ben oltre i 30 previsti dalla norma. Documenti alla mano (PEC di accettazione incluse), De Falco ha evidenziato come tale ritardo renda impossibile il regolare svolgimento del mandato del consigliere. Tale denuncia vale come ammonimento: qualora tale condizione si verificasse di nuovo, si provvederà a consegnare la documentazione direttamente in Prefettura.
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Il punto più discusso riguarda la gestione del patrimonio immobiliare. Dalla discussione tra i consiglieri Valentino, De Falco e l’assessore Ercolino, è emersa una scelta che ha lasciato interdetti i banchi dell’opposizione: la rinuncia a ben 1,7 milioni di euro di fondi certi del PNRR.
L’amministrazione avrebbe deciso di abbandonare i progetti di edilizia residenziale sociale (vincolati per 10 anni) per tentare la strada delle alienazioni, sperando di incassare circa 950 mila euro. Una scommessa azzardata, secondo la minoranza, che scambia finanziamenti sicuri con entrate aleatorie derivanti da vendite immobiliari tutte da verificare.
Bilancio al limite: parametri critici e promesse infrante
Ancora più allarmante è l’analisi tecnica dei documenti contabili. Il Documento Unico di Programmazione (DUP) è stato definito “aleatorio”, privo di cronoprogrammi e indicatori di performance reali. Ma sono i numeri della deficitarietà a preoccupare:
Indicatori di crisi: Tre parametri su otto sono già in stato critico. Secondo l’opposizione, altri due sarebbero stati “salvati” solo tramite un ingigantimento di alcune somme relative alle annualità future.
Riscossione al palo: Il parametro P8 (capacità di riscossione) è dichiarato al 47%, ma le stime della minoranza, basate su numeri reali, parlano di un drammatico 25-30%.
La seduta si chiude con un’immagine di Monteforte sospesa tra una narrazione amministrativa rassicurante e una realtà contabile che invece scricchiola sotto il peso di debiti, scarsa riscossione e scelte strategiche che molti definiscono “un salto nel buio”.