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Un diritto riconosciuto da un giudice, ma ancora negato nella realtà.
È quanto denuncia, alla vigilia del 2 aprile – Giornata mondiale per la consapevolezza sull’autismo – la madre di un ragazzino con disturbo dello spettro autistico, non autosufficiente, che frequenta la scuola secondaria di primo grado.
Dall’inizio dell’anno scolastico, al minore – indicato con il nome di fantasia “Salvatore”- non è stata garantita l’assistenza materiale prevista dal Piano Educativo Individualizzato (PEI), nonostante la necessità di un supporto continuo per l’intero orario scolastico.
Alla base, una criticità diffusa: carenza di personale e scuole sotto-organico. Un solo collaboratore scolastico è chiamato a far fronte a più alunni con bisogni educativi speciali, oltre alle altre mansioni di servizio. A pagarne il prezzo, inevitabilmente, sono gli studenti più fragili.
Dopo mesi di attesa, nella speranza di un intervento da parte dell’Ufficio provinciale e regionale, la famiglia ha presentato ricorso d’urgenza al Tribunale di Nola, assistita dagli avvocati Angelo Castelluccio e Michela Antolino.
Con ordinanza n. 1057/2026, il giudice ha riconosciuto il diritto del minore a essere assistito per l’intero tempo scuola, chiarendo che si tratta di una prestazione che “va necessariamente garantita” per tutta la permanenza a scuola “in ragione della natura stessa delle attività alle quali inerisce, si pensi alla assistenza nell’ uso dei servizi igienici.”
Non solo.
Il Tribunale ha affermato che la mancata erogazione dell’assistenza integra una forma di discriminazione, incidendo “prima ancora che sul diritto all’ istruzione ed alla formazione, sul diritto dell’alunno a partecipare alle attività didattiche nel rispetto della dignità personale”.
Richiamati il d.lgs. n.66/2017, la legge n. 104/92, i principi costituzionali e la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, il giudice ha ribadito che l’assistenza materiale rientra tra i compiti dei collaboratori scolastici.
Eppure, nonostante il provvedimento, l’amministrazione è rimasta inerte.
È stato necessario un ulteriore intervento in sede esecutiva, con applicazione di una penalità di mora di 50 euro per ogni giorno di ritardo.
Il caso non è isolato. Racconta una realtà strutturale in cui i diritti riconosciuti sulla carta risultano, troppo spesso, negati nella pratica.
L’inclusione scolastica non può essere demandata ai tribunali, ma richiede organizzazione, risorse e responsabilità.
Perché l’assistenza materiale non è un servizio aggiuntivo, ma il minimo indispensabile per garantire dignità.
E negarla significa, semplicemente, escludere.
Mariangela Cuozzo
Madre di un alunno con disabilità – Associazione “Autismo in Movimento Campania”