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Le recenti parole del Sergio Mattarella sembrano richiamare con forza i valori fondanti dell’impegno civile: «Ogni azione deve tendere a porre al centro degli obiettivi la persona, i valori umani ed i diritti internazionali». Un principio che richiama da vicino la missione di Amnesty International e che ha ispirato anche il tentativo di costituire ad Avella un gruppo locale dell’organizzazione.
Un tentativo che, però, non è andato a buon fine. Senza voler intentare alcun processo alle intenzioni, restano diversi interrogativi. Com’è possibile che in una comunità ricca di sensibilità verso l’arte, la cultura e la promozione del territorio non si riescano a trovare cinque persone disposte ad aderire ad Amnesty International per costituire un presidio locale?
Ad Avella esistono numerosi circoli culturali, sportivi, associazioni e rappresentanze politiche o imprenditoriali. Eppure non si sono create le condizioni per dar vita a un gruppo ufficiale di Amnesty International.
I tempi che viviamo sembrano sempre più segnati dal prevalere del diritto della forza sulla forza del diritto. Non siamo forse immersi in un contesto globale in cui interessi economici e logiche di business rischiano spesso di mettere in secondo piano i diritti dei cittadini? Non assistiamo, purtroppo, a nuovi e ripetuti focolai di guerra che continuano a calpestare i diritti fondamentali di uomini e donne in diverse parti del mondo?
Sono interrogativi che esprimono un sentimento di rammarico e che lasciano al lettore la riflessione su una mancata opportunità: quella di fondare anche ad Avella un presidio riconosciuto e ufficiale di Amnesty International, capace di promuovere sul territorio i valori universali dei diritti umani.
Vincenzo Serpico