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Brevi riflessioni di Salvatore Guerriero, Presidente Nazionale della CONFEDERAZIONE DELLE IMPRESE NEL MONDO e Direttore Generale AGENZIA EUROMEDITERRANEA DI SVILUPPO
In Italia, la ricerca pubblica vive un paradosso drammatico. Abbiamo formato generazioni di menti brillanti in settori strategici – dall’aerospazio alla medicina, dalle discipline umanistiche alle tecnologie green – ma oggi quelle stesse persone si scontrano con il muro dell’abuso dei contratti precari. Non è solo una questione di diritti dei lavoratori; è una visione miope che sta condannando il Paese a una perdita secca di competenze e investimenti.
Ogni ricercatore che se ne va è un pezzo di futuro che si spegne sul nostro territorio per accendersi altrove.
La ricerca non è una spesa, è l’unico motore dello sviluppo
Il distacco della politica dalla realtà della ricerca è evidente nella gestione delle risorse. Le università e i centri di ricerca sono costretti a “tirare la coperta” da una parte o dall’altra per sopravvivere, maneggiando i fondi come se si trattasse di economia domestica e non di investimenti strategici.
È necessario ribaltare la prospettiva: La ricerca è progresso.
Il progresso è sviluppo.
Dallo sviluppo dipende la crescita economica e sociale del Paese.
Trattare la ricerca come una spesa da tagliare significa ignorare che essa è l’asset fondamentale per creare prosperità e ricchezza. La politica si è largamente disinteressata del futuro dei giovani, dimenticando che senza di loro non esiste un futuro per la nazione stessa.
Per una “Riforma Copernicana”
Non servono interventi a pioggia o bonus temporanei. Serve una vera Riforma Copernicana che metta la ricerca e i giovani al centro dell’agenda politica. “Ossigenare” il presente significa smettere di considerare il precariato come un passaggio obbligato e iniziare a vedere la stabilizzazione dei talenti come un atto di intelligenza economica.
Adottare una politica seria per la ricerca significa creare un ambiente stabile, credibile e di fiducia. Significa permettere ai giovani di restituire in termini di valori, innovazione e applicazioni pratiche gli investimenti che lo Stato e le famiglie hanno fatto su di loro. Solo cambiando rotta potremo trasformare la fuga dei cervelli in una circolazione di saperi, rendendo l’Italia non solo un luogo dove nascere e studiare, ma un luogo dove poter costruire il domani.