BAIANO. Chiesa di S. Stefano, ore 05.30 del 25 dicembre: Schegge di emozioni

BAIANO. Chiesa di S. Stefano, ore 05.30 del 25 dicembre: Schegge di emozioni

di Antonio Vecchione

C’è un’emozione particolare nell’alba di Natale. La Messa “di notte” è frequentata, per consolidata tradizione, dai protagonisti del rito del Maio: quei “devoti” che operano per la buona riuscita della funzione, dal taglio nel bosco di Arciano al trasporto a valle, fino all’alzata nel sagrato della Chiesa di S. Stefano.

Erano una folla negli anni del dopoguerra – e sempre numerosi fino agli anni Settanta e ai primissimi Ottanta –: mannesi, boscaioli, trainieri, contadini, muratori, guardie boschive, artigiani e varia umanità al maschile. Era una rarità la loro frequenza in chiesa. Si trattenevano sul sagrato a fumare e discorrere del tempo e del loro lavoro, oppure si affacciavano in sacrestia per poi, all’inizio della funzione, raggrupparsi in fondo alla navata, vicino al portale d’ingresso.

Nella sacrestia, invece, si radunavano musicanti e cantori per bere – assolvendo a un rito ormai consolidato nel tempo – un bicchierino d’anice offerto dal parroco che, facendo gli onori di casa, asseriva orgogliosamente di averlo preparato con “spirito governativo a novantanove gradi”.

C’era nell’aria una sorta di familiarità, quasi di iniziatica complicità, che rendeva tutti amici intimi: ci si sentiva titolari di un privilegio, parte di qualcosa di più grande di noi che ci univa, ci inorgogliva e ci gratificava.

Il parroco s’intratteneva con tutti e, seduto dietro una vecchia scrivania, raccontava aneddoti ed arguzie paesane che non di rado – anzi spesso – riguardavano, con innocente bonomia, anche lo stesso clero e la gerarchia diocesana.

Poi, col tempo, scomparsi gli storici protagonisti, le fila si sono assottigliate. Ma non manca la presenza di un folto gruppo di giovani e meno giovani che tiene in vita una consuetudine divenuta ormai sacra funzione.

Con le candele accese ci disponiamo in processione per accompagnare Gesù Bambino alla sua culla sull’altare di S. Stefano. Una processione ricca di significati: il bagliore della candela simboleggia la luce che, con la nascita di Gesù, illumina il nostro percorso di vita, ma anche la fiamma che arde nei nostri cuori per il nostro Santo Protettore, a cui ci affidiamo, e la speranza di poter sempre meritare la sua protezione.

Schierati in circolo intorno all’altare, aspettiamo in rispettoso silenzio che don Fiorelmo deponga il Bambin Gesù nella sua culla, accanto a Giuseppe e Maria.

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