​SIRIGNANO – 8 FEBBRAIO 1958. Quando la luce abbracciò Sant’Andrea: l’anima di Sirignano in uno scatto

​SIRIGNANO   8 FEBBRAIO 1958. Quando la luce abbracciò Sant’Andrea: l’anima di Sirignano in uno scatto

​Ci sono immagini che non appartengono solo alla carta fotografica, ma sono scolpite nella memoria collettiva di un popolo. Questa fotografia del secolo scorso è una finestra aperta sull’anima di Sirignano, un istante sacro che cattura l’essenza più pura delle nostre radici. Non è solo il ricordo di una festa, ma il ritratto di una comunità che si riconosce nei suoi simboli e nella fatica dei suoi padri. In questo scatto, ogni volto, ogni raggio di luce e ogni mano tesa verso il Santo racconta chi eravamo e, soprattutto, chi non dovremmo mai dimenticare di essere. Entrare in questa immagine significa camminare a fianco dei nostri avi, riscoprendo quel legame indissolubile che unisce la terra di Sirignano al suo Apostolo.
​NELLE PRIME ORE DELL’ALBA:
​Si racconta che, mentre le prime luci del giorno faticavano a bucare il freddo di febbraio, il paese già pulsava di un fermento devoto. All’interno della Chiesa, Don Liberato Galicchio, con la solennità che lo contraddistingueva, curava personalmente ogni dettaglio dei preparativi. Era un momento di grande attesa: si preparava ad accogliere il Vescovo di Nola, Mons. Adolfo Binni, prima dell’inizio della Santa Messa solenne. Fuori, dal campanile, le campane iniziavano a suonare a distesa, mosse manualmente dal vigore di Baduccio, annunciando a tutta Sirignano che il momento tanto atteso era finalmente arrivato.
​QUELLA MATTINA:
​L’eco della Banda di Baiano iniziava a risuonare tra i vicoli, facendosi sempre più vicino mentre faceva il suo ingresso trionfale in Piazza Principessa Rosa. Le note riempivano lo spazio, culminando nell’emozionante omaggio a Sant’Andrea sul Sagrato della Chiesa con l’esecuzione di “Cuore Abruzzese” ( marcia sinfonica dedicata alla terra intrisa di nostagia , di orgoglio e vitalità ) , una musica che faceva vibrare il cuore di ogni sirignanese in attesa dell’uscita del Santo Patrono.
​QUEL GIORNO:
​L’aria era pungente, carica del freddo intenso di febbraio che sembrava quasi nevischio sulla pelle. Ma il gelo non fermava nessuno. All’improvviso, il portone del tempio si spalancava e Sant’Andrea Apostolo faceva la sua comparsa. Mentre costeggiava le mura di Palazzo Caravita, accadeva il prodigio visivo: un fascio di luce improvviso squarciava l’inquadratura, come la Mano di Dio che scendeva a illuminare il Suo Apostolo nell’abbraccio con la sua gente. In quel momento, il legno del simulacro sembrava farsi carne e lo sguardo del Santo appariva vivo.
​In primo piano, con la solennità dei giusti, Don Liberato Galicchio reggeva con mani ferme il prezioso reliquiario argenteo. Al suo interno, tra gemme rare, riposa la teca con le ossa del Santo, incastonata nella croce decussata fatta di due tronchi d’albero. È qui che la fede incontra l’identità profonda della nostra terra: quella croce richiama i Mannessi (definizione napoletana per i Maestri d’ascia), i coraggiosi lavoratori dei boschi e artigiani del legno di Sirignano. Un legame così forte da superare gli oceani: furono proprio i nostri concittadini trasferiti in America a donare questo tesoro, affinché il loro cuore restasse per sempre ancorato alle radici.
​Dietro il prelato, avanzava maestoso il simulacro del Santo, portato a spalla dagli uomini, i nostri nonni e i nostri padri: impeccabili nei loro abiti, avanzano con passo sicuro. Per loro, quel legno miracoloso non aveva peso; era l’onore di sorreggere la propria storia. A chiudere il corteo sacro, il baldacchino processionale settecentesco in seta rossa lavorata in oro, che avanzava come una nuvola regale sorretto con devozione dalle donne.
​Questa fotografia non descrive solo una processione, ma esprime l’essenza stessa di un popolo che non ha mai sentito la pesantezza del legno sacro. Spero che chi guarda questa foto oggi possa identificarsi nel valore immenso dei nostri padri e dei nostri nonni, uniti con umiltà e devozione sotto i piedi dell’Apostolo Andrea.
​M. Acierno

​SIRIGNANO   8 FEBBRAIO 1958. Quando la luce abbracciò Sant’Andrea: l’anima di Sirignano in uno scatto