Stupro di Rimini. Girano bufale sui social che alimentano l’odio. La foto di alcuni pusher tunisini presa da una notizia del 22 marzo 2016 corre sui profili. Lo “Sportello dei Diritti”: mettere alla gogna per reati mai commessi ed allo scopo solo di fomentare odio nei confronti dei migranti è una vergogna che dev’essere fermata. Intervengano gli amministratori di Facebook e degli altri social su cui sta passando la fotografia

Stupro di Rimini. Girano bufale sui social che alimentano l’odio. La foto di alcuni pusher tunisini presa da una notizia del 22 marzo 2016 corre sui profili. Lo “Sportello dei Diritti”: mettere alla gogna per reati mai commessi ed allo scopo solo di fomentare odio nei confronti dei migranti è una vergogna che dev’essere fermata. Intervengano gli amministratori di Facebook e degli altri social su cui sta passando la fotografia

Un reato efferatissimo quello relativo al fattaccio della notte del venerdì 25 scorso che ormai viene chiamato lo “Stupro di Rimini”, ma che non si può tramutare in una caccia alle streghe ed un invito indiscriminato ad ulteriore odio e violenza. Sta, infatti, correndo  su molti profili dei social network, la fotografia che riporta i volti ed i nomi di quattro ignari cittadini magrebini che non risultano avere alcun riferimento con la violenza perpetrata in spiaggia, ma che sono stati arrestati dal Comando Provinciale di Rimini il lontano 22 marzo 2016, per reati connessi allo spaccio di stupefacenti.  Tale “bufala” è ancora più grave se si pensa che allo stato dei fatti gli inquirenti siano impegnati in una delicatissima attività d’indagine e non hanno ancora individuato i colpevoli degli eventi della notte tra il 25 e il 26 agosto, con ciò potendo confondere anche le investigazioni. Si tratta, quindi, di una fotografia letteralmente presa in prestito da chi vuole fomentare odio e scatenare un ondata di xenofobia, alimentata dalla gravità del delitto e dalle sue modalità e ciò solo perché sarebbero trapelate indiscrezioni circa la possibile origine magrebina degli aggressori. Un’altra bufala del web che fa particolarmente specie anche perché è possibile immaginare come si siano scatenati – con insulti, minacce, inviti al ripristino della pena di morte e chi più ne ha più ne metta – molti utenti a commentare la foto sotto a chi ha deciso di condividerla sul proprio profilo, e che per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, merita un intervento immediato degli amministratori di Facebook e degli altri social network affinché provvedano alla rimozione ed alla individuazione di chi ha fatto partire questa vera e propria “istigazione al razzismo”. Agli utenti e a coloro che hanno pubblicato la fotografia, oppure l’hanno commentata, non resta che rimuoverla non solo perché ci si è fatti tirare stupidamente dietro ad una falsità, ma anche perché si rischia di essere denunciati per diffamazione. Noi per rispetto della verità e contro ogni forma di razzismo pubblichiamo solo la foto con i volti ed i nomi oscurati ed il link (http://www.riminitoday.it/cronaca/eroina-a-chili-smerciata-per-rimini-arrestati-banda-di-pusher-tunisini.html) alla notizia da cui è stata estrapolata la fotografia.