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“Malati di smog” è l’espressione che meglio descrive lo stato dell’inquinamento atmosferico nelle città campane. A dirlo è il nuovo rapporto di Legambiente Mal’Aria di città 2026, che analizza i dati del 2025 relativi a polveri sottili (PM10 e PM2.5) e biossido di azoto (NO2), rilevati dalle centraline ARPAC.
Il quadro che emerge resta preoccupante. Su 33 comuni monitorati, nove hanno superato il limite dei 35 giorni annui oltre la soglia giornaliera di PM10, indice di una situazione critica soprattutto nei periodi caratterizzati da assenza di vento e piogge. In testa alla classifica figurano Acerra con 92 giorni oltre i limiti e San Vitaliano con 84, seguite da Teverola (74), Casoria (72) e Napoli (64). Altri superamenti si registrano ad Aversa, San Felice a Cancello, Maddaloni e Marcianise. Acerra, in particolare, supera anche Palermo, risultata la città più inquinata a livello nazionale.
Guardando agli obiettivi europei fissati per il 2030, la situazione appare ancora più complessa: il 74% dei comuni campani presenta valori medi annui di PM10 superiori al futuro limite di 20 µg/m³. Solo sei città risultano già in regola (Portici, Ottati, Pignataro Maggiore, Polla, Pratella e Presenzano). Le criticità maggiori riguardano Acerra, San Vitaliano, Casoria e Aversa, che dovranno ridurre le concentrazioni di PM10 fino a oltre il 50%. Tra i capoluoghi, Napoli è la città più distante dall’obiettivo, con una riduzione necessaria del 30%, seguita da Benevento.
Per quanto riguarda il PM2.5, su 23 città monitorate, nel 2025 solo Ottati rientra già nel target europeo del 2030. San Vitaliano e Casoria superano persino il limite attuale, mentre quasi tutte le altre città dovranno effettuare riduzioni significative, con situazioni particolarmente critiche ad Aversa, Napoli, Benevento e Salerno.
Sul fronte del biossido di azoto nessuna città supera l’attuale limite di legge, ma rispetto al traguardo del 2030 oltre la metà dei comuni analizzati presenta valori ancora troppo elevati. Napoli risulta il capoluogo con la situazione più critica a livello nazionale.
Secondo Legambiente, l’inquinamento atmosferico in Campania non può più essere gestito come un’emergenza episodica, ma deve diventare una priorità strutturale delle politiche regionali. Serve un cambio di passo che punti su trasporto pubblico efficiente, mobilità sostenibile, riqualificazione energetica degli edifici, riduzione delle emissioni industriali e agricole, oltre a un rafforzamento della rete di monitoraggio e a piani comunali coerenti con obiettivi misurabili al 2030.