SIRIGNANO. ​8 FEBBRAIO: IL TIMONE DEL PESCATORE TRA PASSATO E FUTURO. Don Antonio Sorbo, il parroco che traghettò Sirignano nel nuovo millennio

SIRIGNANO. ​8 FEBBRAIO: IL TIMONE DEL PESCATORE TRA PASSATO E FUTURO. Don Antonio Sorbo, il parroco che traghettò Sirignano nel nuovo millennio

“Ogni comunità ha bisogno di uno specchio per riconoscersi. In queste righe ho provato a pulire la superficie del tempo, per riflettere non solo la bellezza delle nostre tradizioni , ma anche I segni che la storia ha lasciato sul volto del nostro borgo .È un racconto di fede e di verità , dedicato a chi ha il coraggio di guardare oltre l’apparenza”.

di Michele Acierno

SIRIGNANO. ​8 FEBBRAIO: IL TIMONE DEL PESCATORE TRA PASSATO E FUTURO. Don Antonio Sorbo, il parroco che traghettò Sirignano nel nuovo millennioIn questi ultimi tempi, abbiamo voluto tracciare pubblicamente le vite di alcuni religiosi del passato che, con il loro ministero sacerdotale, hanno attraversato i periodi più bui della nostra storia: le guerre mondiali e le terribili epidemie che hanno segnato il nostro borgo. Quei sacrifici, che spesso coincidevano con la nostra Festa Votiva dell’8 febbraio — la ricorrenza più sentita e vera per ogni sirignanese — sono le fondamenta della nostra fede.
Proprio per questo, è giusto e doveroso ricordare oggi anche la figura di Don Antonio Sorbo (parroco a Sirignano dal 1960 al 1996), il successore di quei Padri che avevano vissuto il tempo del buio e colui che ci ha traghettati all’inizio di questo nuovo millennio. Egli ha tenuto saldo il timone della barca del Pescatore in tempesta, prima di lasciarlo alle soglie del nuovo secolo. È stata l’ultima figura di un prete autoritario che ha retto la parrocchia per ben XXXVI anni, un uomo che ha saputo unire il decoro della tradizione alla necessità del rinnovamento. Sotto il suo parrocchiato, Sirignano era un continuo fermento: sembrava davvero il paese della festa.
​L’Ingresso Trionfale (26 Giugno 1960) e le Radici
Io non ero ancora nato all’epoca, ma leggendo le cronache e l’articolo di giornale del 26 giugno 1960, si rivive l’atmosfera del suo insediamento: il borgo era parato a festa con drappi e bandiere , mentre la banda musicale con le congreche religiose accompagnò il suo ingresso in una sfilata di popolo. Dopo la solenne celebrazione, ci fu un rinfresco dove si brindò al nuovo pastore con i vini dei Castelli Romani.
Originario di Cicciano, Don Antonio si formò nel Seminario Vescovile di Nola. Prima di giungere a Sirignano, visse anni di grande prestigio presso il Duomo di Nola negli anni ’50, dove servì come cerimoniere, maturando una profonda competenza liturgica. Fu anche un apprezzato Docente di Religione nelle scuole superiori nolane. Fondò l’Azione Cattolica “San Pancrazio” (dal greco “Pan-kratos”: “Tutta forza/potenza”), forgiando intere generazioni di giovani. Ai suoi allievi dedicava sempre la citazione di Giovanni Pascoli:
“Ond’io, se una nota o un canto nuovo ho aggiunto alla vita, non morirò del tutto: morirò, ma la mia parola, l’ultimo mio grido di gioia o di dolore, resterà nel cuore dei miei fratelli.”
​I Viaggi dell’Anima: Sirignano a Roma
SIRIGNANO. ​8 FEBBRAIO: IL TIMONE DEL PESCATORE TRA PASSATO E FUTURO. Don Antonio Sorbo, il parroco che traghettò Sirignano nel nuovo millennioL’opera di Don Antonio ha saputo varcare i confini del borgo, portando la comunità di Sirignano nel cuore della Cristianità. Restano memorabili le storiche visite a Roma, a partire dagli anni ’60, come testimonia la preziosa immagine che ritrae il parroco con i suoi fedeli davanti alla Basilica di San Paolo fuori le mura. Questo legame con la Capitale è culminato negli anni ’80 con le solenni udienze in Sala Nervi ( PaoloVI ) : un momento di altissimo valore spirituale fu lo storico incontro con Papa Giovanni Paolo II, un dialogo tra il Santo Padre e il pastore di Sirignano che portava con sé le speranze e la fede di tutta la sua gente.
​Fede, Politica e Riscatto: Il Pastore tra le tempeste del Borgo
Don Antonio non fu solo una guida spirituale, ma un uomo dal pensiero politico profondo e coerente, vicino al popolarismo di Don Luigi Sturzo. La sua statura morale fu messa alla prova negli anni ’70 quando, nel clima acceso delle battaglie comunali, alcuni schieramenti opposti mormorarono di un suo coinvolgimento intellettuale dietro ricorsi istituzionali. La sua risposta non passò per le parole, ma per un atto di fede memorabile: durante la festa Patronale di Sant Andrea Apostolo , Don Antonio uscì in Processione reggendo tra le mani il prezioso reliquiario del Santo Patrono, procedendo a piedi scalzi per tutto il borgo. Una processione penitenziale che zittì ogni accusa, trasformando il sospetto in profondo rispetto.
Il suo capolavoro di diplomazia e riscatto storico avvenne negli anni ’80. Troppo spesso, ancora oggi, si legge nelle cronache locali dell’epiteto con cui Don Liberato Gallicchio apostrofò il popolo, ma nessuno sembra ricordare che nel 1980 quel clima era cambiato. In occasione della vittoria elettorale dei medici Dott. Attilio Napolitano Sindaco e il Dott. Domenico Andrea Acierno , Don Antonio fece suonare le campane a distesa per quasi un’ora: con quel suono potente, egli riscattò la memoria di Don Liberato e segnò il cambiamento del pensiero politico del tempo, riconciliando la statura dei Ministri di Dio con la propria gente. Resta iconico, inoltre, il suo gesto durante un Corpus Domini di quegli anni: Don Antonio uscì in processione reggendo il Santissimo Sacramento sotto l’ombrello processionale, ma nascondendo il volto dietro un paio di grandi occhiali scuri. In paese si vociferava che celasse dei lividi agli occhi, un episodio che lo rendeva simile alla figura di Don Camillo, in un intreccio tra dovere religioso e battaglie umane. L’ultimo grande segno di unità fu documentato tra l’84 e l’85: le foto dell’epoca hanno immortalato un evento storico, con Don Antonio che sfilava a piedi scalzi tra i “Battenti” insieme all’allora Sindaco, il fu Cav. Domenico Acierno di Gaetano. Vedere le due alte istituzioni camminare insieme, l’una al fianco dell’altra e a piedi nudi in un voto al Santo, rimane una testimonianza eclatante di preghiera e comunione penitenziale .
SIRIGNANO. ​8 FEBBRAIO: IL TIMONE DEL PESCATORE TRA PASSATO E FUTURO. Don Antonio Sorbo, il parroco che traghettò Sirignano nel nuovo millennio​Il Parroco dei Tre Restauri, la Mozzetta Rossa e la Carità
Don Antonio è stato il prete dei cambiamenti della Chiesa di Sant’Andrea, con ben tre restauri. Fu l’ultimo erede di una tradizione nobiliare: l’ultimo prete a indossare la mozzetta rossa dei canonici di San Giovanni Maggiore di Napoli, seguendo le orme del suo illustre predecessore, Don Liberato Gallicchio. Sotto il suo ministero, curò il consolidamento della Chiesa, fece lucidare gli altari già esistenti per restituire la lucente luce dei marmi del ‘700, posò il pavimento attuale e sostituì le sedie impagliate con gli scranni in legno. Restaurò inoltre tutte le statue dei santi.
Manifestò una carità silenziosa: come ricordava sempre mia Madre Rosetta Colucci (1942, ‘A Putecara), commerciante di generi alimentari, Don Antonio non faceva mai mancare beni di prima necessità a chiunque avesse bisogno, agendo con estrema discrezione. In lui si rifletteva il passo: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Matteo 25,40). Istituì nuovamente le solenni XL ore di adorazione, momenti di altissima spiritualità comunitaria.
​Gli Altari restaurati , le quattro Statue della Passione , e le due Cappelle Gentilizie ..
L’Altare Maggiore del XVI : Nobiliare (Caracciolo della Gioisa / Caravita )
Fu restaurato donadogli la sua lucentezza naturale, come fu anche per quello dell ‘ altare della Santissima Vergine della Madonna di Pompei: secondo i documenti parrocchiali , l’opera è stata Eretta il MCMXXV (tra il 1925) e il MCMXXX (1930).
La sua realizzazione è storicamente documentata come frutto di una sottoscrizione pubblica : non fu un dono di singoli benefattori facoltosi , ma il risultato di una colletta collettiva che vide l’autotassazione dell’intero Popolo di Sirignano. Don Antonio ne curò il restauro conservativo. Tale intervento fu fortemente da lui voluto per preservare l’ integrità dei marmi e per onorare la memoria del sacrificio dei cittadini sirignanesi che, tra le due guerre, vollero donare alla propria comunità questo segno di devozione, riportarndolo cosi al suo antico splendore .
SIRIGNANO. ​8 FEBBRAIO: IL TIMONE DEL PESCATORE TRA PASSATO E FUTURO. Don Antonio Sorbo, il parroco che traghettò Sirignano nel nuovo millennioLe quattro Statue della Passione che erano presenti in Chiesa: Le due statue in cartapesta di manifattura leccese del XVIIII (900) dono della Famiglia Colucci (i familiari di mio nonno Andrea Colucci, 1895) . Mentre le altre due statue depositate per un lungo periodo in sagrestia (Addolorata e Cristo Morto), furono salvate da Don Antonio dalla Cappella di San Pasquale situata in via nazionale delle puglie , della famiglia Saveriano.
Dopo un lungo contenzioso tra le leggi della Chiesa e quelle private , furono successivamente …. per volere della famiglia Saveriano trasferite e donate alla Chiesa di Mugnano del Cardinale (Chiesa dell ‘ Ascensione ) , nonostante che le due Statue fossero di una Cappella Sirignanese .
In questo contesto è giusto menzionare e brilla il Ricordo del Professor Tonino Saveriano, Filosofo e insegnante di lettere , insigne poeta e autore di libri , nobiltà intellettuale del nostro borgo.
LA Cappella Gentilizia della Madonna dell’Arco (XVIII sec.): In Piazza Croce, della famiglia Sgambato. Don Antonio la restaurò dopo il sisma degli anni ’80, riaprendola negli anni ’90. La pala d’altare, un’opera maestosa del Settecento, raffigura la Madonna col Bambino in trono, protetta dalle figure intercessore di San Francesco d’Assisi e Sant’Antonio di Padova. Nella parte superiore (cimasa), domina la scena Dio Padre Benedicente dal volto barbuto, che regge tra le mani la sfera del mondo. La tela fu portata a Nola per sicurezza durante il post sisma del 1980, e fu restituita a Sirignano senza essere restaurata. Oggi la cappella è chiusa per un nuovo intervento conservativo della Soprintendenza che finalmente restituirà il tempio alla sua antica dignità.
Mentre la Cappella di San Pasquale: Della famiglia Saveriano (sulla Nazionale delle Puglie), fu demolita insieme allo Storico Palazzo per dare spazio ad una nuova visione di urbanizzazione.
​LA STORIA DELLE CAMPANE E L’OROLOGIO TREBBINO
Don Antonio amava profondamente la torre campanaria. Egli diceva sempre: “La voce delle campane è la voce di Dio che chiama il suo Popolo”. Sebbene la struttura della Chiesa di Sant’Andrea risalga al XVI secolo (Seicento), i bronzi sulla torre sono il frutto di una successione storica, rimpiazzati nel tempo per usura o rifusi per mantenere limpido il loro suono. Don Antonio ne curò l’elettrificazione, preservando un concerto di due bronzi storici:
La Campana Grande (MDCCCL – MDCCCLX 1850-1860): La cui fusione coincide con il privilegio della mozzetta rossa (1856). Vi spiccano incise nel bronzo le figure di Sant’Andrea Apostolo con la sua Croce Decussata e la Vergine Maria a protezione del Popolo.
La Campana Piccola (MDCCCLX/1860): Destinata ai richiami liturgici quotidiani e ai rintocchi funebri dei fanciulli.
L’Orologio della Torre: Fu un suo grande orgoglio. Sostituì l’intero quadrante in marmo con quello moderno della celebre ditta Trebbino. Fa male oggi notare che quell’orologio è fermo: un silenzio che pesa sulla memoria di un religioso che non permetteva mai che il decoro di Sirignano venisse trascurato.
​Le Visite Pastorali: Il Legame con la Diocesi
Accolse solennemente i Pastori della Diocesi di Nola:
S.E. Mons. Adolfo Binni (1952-1971)
S.E. Mons. Guerino Grimaldi (1971-1982)
S.E. Mons. Giuseppe Costanzo (1982-1989)
S.E. Mons. Umberto Tramma (1990-1999)
​Il Calendario Liturgico Sirignanese: Un Anno di Fede e Lavoro
Gennaio: Lancio della stella e arrivo dei Re Magi. Separatamente, la Festa di San Feliciano.
Febbraio: Sant’Andrea, festa votiva (VIII febbraio).
Marzo e Aprile (I Riti Pasquali): La “Fraschiata” della domenica delle Palme alle 5 del mattino; il Sepolcro di grano. L’Addolorata portata a spalla dalle sole DONNE in due processioni settimanali separate: il venerdì precedente per “cercare” il figlio vivente per le strade e il venerdì successivo per “ritrovarlo” morto, con l’incontro in Piazza dei Caduti e il discorso dal balcone.
Maggio: Festa e Processione dell’Immacolata col baldacchino in avorio e oro del XVIII secolo. Festa di Santa Rita con l’offerta delle rose curata dalla famiglia Rastello.
Giugno: Processione del Corpus Domini. Separatamente, la Festa di Sant’Antonio con l’offerta dei panini del santo, le Comunioni e la santa processione.
Luglio: La “Trinità” (Madonna delle Grazie, San Giuseppe e Cuore di Gesù) in processione. Festa di San Pasquale Baylon sul sagrato con Santa Messa e benedizione.
Agosto: Santa Filomena con Santa Messa e benedizione con la Reliquia della “Santa Principessina”; infine la grande Festa Estiva Patronale di Sant’Andrea Apostolo.
Settembre: Festa di San Leonardo con la processione del quadro.
Ottobre: Madonna del Rosario (manichino ottocentesco con due abiti: quello giornaliero rosa antico e quello delle feste in broccato rosso e seta lavorato in oro con mantello avorio e oro ). Messa solenne e Supplica all’altare della Madonna di Pompei con benedizione solenne.
Novembre: Festa di Sant’Andrea, il “Natal Piccirill”.
Dicembre: Festa dell’Immacolata e Presepe del XVIII sec. con la processione di mezzanotte del Bambin Gesù settecentesco.
​Conclusione
Don Antonio Sorbo diceva spesso: “Il prete non ha famiglia, perché la sua famiglia è il popolo che gli è stato affidato”. Oggi noi siamo quella famiglia che non dimentica. Ma ricordare significa anche riflettere sul peso della responsabilità di un pastore verso la sua eredità. Guardando quell’orologio fermo sulla torre, sentiamo ancora più forte il dovere di onorare la memoria con la verità del cuore, consapevoli che:
“Non si può servire a due padroni. Perché a nulla serve ornare le mura di marmi nuovi se si è spogliato il tempio della sua anima antica. Il vero pastore custodisce l’eredità dei padri; chi la mercanteggia per il favore degli uomini, ha già ricevuto la sua ricompensa, ma ha lasciato il popolo orfano della sua storia.”
Affinché il tempo di Sirignano torni a scorrere nel solco della vera grandezza.