PNRR, finisce la pacchia e frena l’economia

PNRR, finisce la pacchia e frena leconomia

di Nando Silvestri

Fine agosto 2026. E’ questo il termine ultimo per l’esecuzione dei lavori finanziati coi fondi del Piano di Resilienza (PNRR). Il fermento mediatico dei lavori eseguiti mediante l’impiego dei fondi pubblici degli ultimi anni ha raggiunto livelli di fragore mai visti prima. Non a caso la premier Meloni e il suo governo sgangherato hanno approfittato per intestarsi la paternità della presunta crescita economica dell’ ultimo triennio. Una ghiotta occasione per innalzare il vessillo della lotta alla disoccupazione su Palazzo Chigi. Niente di più fallace e fuorviante: i lavori eseguiti si sono estesi in tutta la penisola interessando progetti di dubbia utilità sociale e operazioni di ampliamento temporaneo specie nel settore edile. Ma non si tratta di attività di sviluppo endogeno particolarmente virtuose dal punto di vista occupazionale e produttivo perché sottese alla mera erogazione di fondi pubblici, peraltro a breve scadenza. Coi soldi degli altri siamo tutti bravi a sbandierare avanzamenti di lavori, progetti realizzati con esito positivo e assunzioni di lavoratori. In realtà, si rischiano le solite “cattedrali nel deserto” o poco più, sia per il breve effetto espansivo dal punto di vista occupazionale, sia per la scarsa propensione dei progetti attuati a generare utilità fruibile nello spazio e nel tempo. E’ proprio il caso di dirlo: e’ finita la pacchia. Con la scadenza del PNRR il governo non avrà più retorica da spendere in ordine alla propria tendenza “produttiva” e ai suoi incentivi occupazionali. Con la fine dell’erogazione dei fondi pubblici non ci sarà più modo di aprire altri cantieri e assumere nuovi lavoratori da trasformare in nuovi consumatori; il Pil già ridotto ad un prefisso telefonico, non potrà fare altro che cadere. Quando il governo si vantava di aver vivacizzato l’economia, ostentava semplicemente l’impiego di fondi assegnati al bel paese con lo stratagemma del debito. E, nonostante tutto, la disoccupazione che la premier si vantava di aver ridotto non si e’ mai ridimensionata se non per il fatto che molti disoccupati hanno semplicemente cambiato le loro scelte preferendo di fatto passare dalla disoccupazione alla inattività, rinunciando pure a cercare il lavoro stesso.