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Il panorama politico di questi giorni è fortemente inquinato da un senso di “educazione culturale”, che viene messo in campo da tutti coloro, che sulla tragedia del popolo palestinese vuole introdurre “una sorta di pensiero sospeso”. Hanno iniziato con demonizzare le manifestazioni “propal”, che rappresentano una libertà del cittadino come garantito dall’ art. 17 della Costituzione Italiana. Di esse tanti si sforzano a porre l’attenzione della opinione pubblica sugli scontri fra manifestanti e polizia nelle piazze di Milano, nella stazione centrale di Napoli e così via, ponendo il silenziatore (invece) sulle giuste motivazioni che muovono la legittima protesta a vantaggio del popolo palestinese. Qualcuno vorrebbe, che nel nostro Paese ci fosse un rigido ordine precostituito, un moto di silenzio, una essenza di dissenso per legittimare” quelli dell’ altra parte (la sinistra) come facinorosi, delinquenti, portatori di disordine e di distruzione civile. Parafrasando la canzone con cui il gruppo rock Maneskin vinse il Festival di Sanremo, qualcuno ci vuole ” zitti e buoni “, dipendenti dalle comunicazioni politiche di una maggioranza ” eccessivamente conservatrice “, che legittima il possesso della verità assoluta, rigettando il confronto democratico ed alzando i livelli della rissa verbale verso gli avversari. Sempre i Maneskin amavano cantare “siamo fuori di testa, ma diversi da loro”, considerando la diversità come ricchezza democratica e ricordando a tutti che “la libertà di pensiero e di azione” sono altre fondamentali garanzie della nostra Costituzione.