NOLA. CITTA’ E DIOCESI IN LUTTO. Per un ricordo di don Alfredo Scibelli, uomo di fede e di cultura

NOLA. CITTA’ E DIOCESI IN LUTTO. Per un ricordo  di don Alfredo Scibelli, uomo di fede e di cultura

NOLA. CITTA’ E DIOCESI IN LUTTO. Per un ricordo  di don Alfredo Scibelli, uomo di fede e di culturaE’ stato per  51 anni alla guida della comunità parrocchiale della Chiesa dedicata a San Felice Vescovo e Martire, quella del “Collegio”- com’è meglio conosciuta- con significative esperienze pastorali delle parrocchie di AvellaScafati e Cimitile, lasciando l’impronta di una testimonianza di fede vissuta con semplicità e ferma coerenza. Don Alfredo Scibelli– originario di Quindici– monsignore e canonico nella Basilica cattedrale di Santa Maria Assunta in Cielo, è stato lungo impegnato nell’attività di docente nell’ Istituto vescovile e nei Licei e Istituti statali del territorio. Dallo scorso dicembre figurava nell’Albo d’onore di coloro che si sono resi benemeriti verso la città per opere e azioni di servizio alla sociale convivenza. Domani i funerali, con liturgia officiata in Cattedrale dal vescovo, monsignor Francesco Marino.

 “Padre amorevole, disponibile e generoso. Pastore esperto di umanità e Maestro di fede”.

E’ il messaggio che dà una plastica rappresentazione della figura e della fervida operosità di don Alfredo Scibelli, scomparso all’età di 86 anni. Ed è la testimonianza espressa dalla comunità parrocchiale della Chiesa dedicata a San Felice Vescovo e Martire, compatrono della città insieme con San Paolino; Chiesa, ben presente nella secolare storia civile e religiosa non solo di Nola, ma dell’intera diocesi, meglio conosciuta come la Chiesa del Collegio, essendo parte dell’ecclesiale complesso architettonico dell’Annunziata, comprensivo del Collegio– fatto costruire sul finire del ‘300 da Nicolò I  Orsini, Conte di Nola- in cui era allocato appunto il Collegio o Convento  dell’Annunziata, dedicato alla formazione delle suore dell’Ordine delle Rocchettine.

 NOLA. CITTA’ E DIOCESI IN LUTTO. Per un ricordo  di don Alfredo Scibelli, uomo di fede e di culturaA don Alfredo l’ordinazione sacerdotale era stata conferita il 29 giugno del 1954 ed aveva officiato la prima celebrazione eucaristica nella Chiesa parrocchiale di Santa Maria delle Grazie, a Quindici, il paese natio. Dal 1959 è stato Parroco della Chiesa del Collegio, dopo aver compiuto importanti esperienze di guida pastorale nelle parrocchie di Avella, Scafati e Cimitile. Dal 2010, colpito da una malattia inesorabile, s’era congedato dalla comunità parrocchiale del Collegio, dopo cinquantuno anni di attiva presenza e di proficuo apostolato.

LA VICINANZA AI GIOVANI E LA PROMOZIONE DELLA CULTURA. GLI IMPULSI ALLA CREAZIONE DELLA CARITAS E ALLA PASTORALE DELLA FAMIGLIA

Un arco di tempo, nel corso del quale in città ha profuso con massima generosità energie ed impegno in un ampio ventaglio di iniziative e attività, tra cui spiccano quelle che facevano capo alla Gioventù d’Azione cattolica, la cui sede di piazza Collegio era un costante punto di riferimento e vivace Laboratorio d’incontri culturali, incentrati sulla dottrina sociale cristiana e sulle tematiche dell’attualità, segnatamente tra gli anni ’50 e gli anni ’60, ospitando anche i gironi finali di entusiasmanti tornei tennis da tavolo, di cui erano protagoniste le formazioni della Giac delle comunità parrocchiali dell’intera diocesi.

  A don Alfredo si devono gli impulsi  che hanno concorso a far  crescere e propagarsi  la Caritas sul territorio. Una realtà discreta e viva, che dispiega la sua meritoria azione di carità cristiana e civile solidarietà, in tutte le comunità parrocchiali della diocesi. “ Don Alfredo fu tra  gli primi assertori- sottolinea il professore Franco Manganelli,  già parlamentare impegnato sul versante del cattolicesimo democratico- dell’importanza e del ruolo di centralità che spetta alla famiglia, a fronte delle dinamiche civili e dei grandi processi di trasformazione che si apprestava a vivere la società. Ed in questa prospettiva proprio nei cruciali anni ’70– spiega Manganelli–  in ambito diocesano prospettò le linee di orientamento da riservare alla Pastorale della famiglia, destinata ad assumere forme e aspetti del tutto nuovi e peculiari alla secolarizzazione in atto”. E se la centralità della famiglia ha costituito un solido ancoraggio – per don Alfredo – altra particolare attenzione era riservata agli ammalati. “ Aveva cura e premura- dice Franco Manganelli–  di essere vicino agli ammalati non solo  con personali visite, ma anche creando relazioni tra i fedeli, per alleviarne i disagi, la solitudine e la sofferenza con semplici e frequenti comunicazioni telefoniche e con visite. Era- ed è- la modalità espressiva e coerente di una delle opere di Misericordia, che sollecita alla sua pratica concretezza- conclude Manganelli – delle cui nozze d’argento e d’oro con la professoressa Giovanna Laudanno l’officiante è stato proprio don Alfredo – tutti coloro che si professano cristiani”.

Uomo di fede profonda nell’osservanza del Vangelo e uomo di cultura, è stato a lungo docente nell’Istituto vescovile e nei Licei e negli Istituti statali superiori della città e dell’area diocesana. Sempre aperto e disponibile all’ascolto e al dialogo, aveva il dono della schietta sincerità e dell’onesta intelligenza, che lo rendeva “Pastore esperto di umanità”, sapendo coniugare i valori della tradizione con quelli della modernità e dell’evoluzione della società della tecnologia del Terzo Millennio. Aveva una sua autonomia e attitudine di analisi senza pregiudizi e preclusioni ideologizzate, rispettoso della gerarchia curiale, ma spirito d’indipendenza razionale, di cui il Vangelo costituiva la stella polare.

Costretto a vivere su una sedia a rotelle, continuava a frequentare la Basilica cattedrale di Santa Maria Assunta in Cielo per le confessioni. Era il modo per sentirsi parte integrante  della comunità cittadina. Don Alfredo amava assistere a tutte le ricorrenze liturgiche pubbliche con processioni, facendosi accompagnare, sulla sedia a rotelle, dall’abitazione di via Abate Minichini, nelle vicinanze del Monumento ai Caduti in Guerra in piazza Matteotti. Era il punto di osservazione privilegiato, che gli permetteva di seguire le ricorrenze rituali, di cui per tanti anni è  stato partecipe. Un legame forte che gli restava nella mente e nel cuore.

Il 14 dicembre scorso  don Alfredo era stato insignito del riconoscimento di appartenenza all’Albo d’onore -istituito dalla civica amministrazione- di coloro che si rendono meritevoli per le opere e le azioni di servizio verso la città. Riconoscimento di benemerenza condiviso con la professoressa Vanda Ambrosio, appassionata di storia e arte locale. I funerali saranno celebrati domani, tre marzo, con liturgia che sarà officiata alle ore 16 nella Basilica cattedrale  dal vescovo, monsignor Francesco Marino.

Le spoglie mortali di don Alfredo, dopo le onoranze funebri saranno traslate nel Cimitero di Quindici.