L’Italia davanti alla sfida del futuro tra innovazione, giovani e responsabilità di sistema

L’Italia davanti alla sfida del futuro tra innovazione, giovani e responsabilità di sistema

Riflessioni e opinioni di Salvatore Guerriero, Presidente della CONFEDERAZIONE DELLE IMPRESE NEL MONDO

L’Italia ha ancora tutte le condizioni per essere una grande potenza economica, produttiva e industriale. Ha capacità imprenditoriali diffuse, creatività, manifattura di eccellenza, qualità professionali riconosciute nel mondo e un sistema di piccole e medie imprese che continua a rappresentare uno dei pilastri dell’economia europea. Tuttavia, sarebbe superficiale e persino dannoso continuare ad attribuire esclusivamente all’esterno le responsabilità dei ritardi strutturali che il nostro Paese si trascina da anni.

Le riflessioni espresse dal Governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, rappresentano una fotografia lucida, seria e responsabile delle potenzialità dell’Italia e, allo stesso tempo, delle criticità che ancora frenano la crescita del sistema-Paese.

Come Confederazione delle piccole e medie imprese, da anni richiamiamo l’attenzione delle istituzioni su alcuni punti centrali che oggi emergono con ancora maggiore forza. L’Italia deve avere il coraggio di investire di più nella scuola, nella formazione, nella ricerca scientifica, nelle competenze tecnologiche e nell’innovazione. Non si tratta di costi, ma di investimenti strategici sul futuro della nazione.

La spesa destinata all’istruzione e alla formazione continua ad essere inferiore rispetto alla media europea. Questo produce effetti diretti sul sistema produttivo, sulla competitività delle imprese e sulla capacità del Paese di trattenere i propri giovani migliori. Se non si creano opportunità adeguate, se non si costruiscono ambienti innovativi, moderni e meritocratici, è inevitabile che molti giovani scelgano di andare altrove.

La fuga dei talenti non è soltanto un problema sociale o demografico. È una perdita economica enorme. Ogni giovane formato che lascia l’Italia rappresenta un impoverimento di capitale umano, di competenze e di prospettive di crescita. Per questa ragione serve una strategia nazionale capace di collegare formazione, lavoro, innovazione e sviluppo produttivo.

Il tema non riguarda esclusivamente le imprese. Riguarda l’intero sistema istituzionale. Le imprese devono certamente fare la propria parte, investendo maggiormente nell’innovazione, nella digitalizzazione, nell’organizzazione moderna del lavoro e nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale nei processi produttivi e gestionali. Non è più pensabile che l’utilizzo dell’intelligenza artificiale rimanga episodico o casuale. Deve diventare una leva concreta di crescita, produttività ed efficienza.

Oggi molte piccole e medie imprese non riescono ancora ad attrarre nuove professionalità altamente qualificate proprio perché manca un ecosistema sufficientemente innovativo. I giovani cercano imprese dinamiche, tecnologicamente avanzate, aperte alla ricerca e alla sperimentazione. Ecco perché il sistema produttivo italiano deve compiere uno sforzo ulteriore, accelerando il processo di trasformazione digitale e rafforzando la cultura scientifica, tecnologica e manageriale.

Le materie STEM, la ricerca applicata, l’intelligenza artificiale, la formazione tecnica avanzata e la capacità di integrare tecnologia e manifattura rappresentano oggi la vera frontiera competitiva. Chi non comprenderà rapidamente questa trasformazione rischierà di restare fuori dai grandi processi economici internazionali.

Ma è altrettanto evidente che le imprese, da sole, non possono sostenere questa sfida. Serve una visione sistemica. Serve una strategia nazionale chiara, stabile e coraggiosa. Le scelte decisive appartengono alle istituzioni elettive, al Parlamento e al Governo, che hanno il dovere di costruire le condizioni affinché il sistema economico possa crescere in modo strutturale.

Per troppo tempo il dibattito pubblico italiano si è concentrato quasi esclusivamente sulla burocrazia, sui vincoli europei o sulle difficoltà internazionali. Certamente questi fattori esistono e incidono, ma sarebbe poco serio non riconoscere anche le responsabilità interne. La burocrazia non è un problema esclusivamente italiano. Altri Paesi convivono con sistemi amministrativi complessi ma riescono comunque a produrre crescita, innovazione e competitività.

Occorre dunque un grande colpo di reni nazionale, una nuova assunzione collettiva di responsabilità. È necessario investire stabilmente più punti di PIL nella formazione, nella ricerca, nell’innovazione tecnologica e nella modernizzazione produttiva. Non esiste altra strada per garantire crescita duratura, occupazione qualificata e competitività internazionale.

Le parole del Governatore della Banca d’Italia devono essere raccolte non come una semplice analisi tecnica, ma come un richiamo concreto alla responsabilità collettiva. L’Italia possiede enormi potenzialità. Ha imprese capaci, lavoratori qualificati, giovani di talento e una grande cultura produttiva. Tuttavia, senza scelte coraggiose e senza una visione moderna dello sviluppo, queste potenzialità rischiano di non trasformarsi mai pienamente in crescita reale.

Il tempo delle analisi è ormai terminato. È il momento delle decisioni. Ed è necessario che il Paese intero, dalle istituzioni alle imprese, dal mondo della scuola fino alla società civile, lavori insieme per costruire un’Italia più competitiva, più innovativa e più capace di offrire opportunità concrete alle nuove generazioni.