Donne e politica: la parità resta uno slogan? Il caso Irpinia interroga il PD

Donne e politica: la parità resta uno slogan? Il caso Irpinia interroga il PD

La valorizzazione della presenza femminile nelle istituzioni è da tempo al centro del dibattito politico, rilanciata anche di recente dal segretario regionale del Partito Democratico, Piero De Luca. Ma alla prova dei fatti, soprattutto in ambito provinciale, il tema della rappresentanza delle donne continua a scontrarsi con una realtà fatta di numeri impietosi e scelte politiche poco coraggiose.

Un dato su tutti merita attenzione: la doppia preferenza di genere, introdotta dalla legge elettorale regionale come strumento di riequilibrio, non ha portato all’elezione di alcuna donna nel collegio irpino, né nel centrosinistra né nel centrodestra. Un fallimento che non può essere archiviato come una semplice coincidenza elettorale, ma che impone una riflessione seria, politica e operativa.

Le donne, spesso, non votano altre donne. E una parte significativa dell’elettorato femminile continua a disertare le urne. È una contraddizione che interroga non solo i partiti, ma anche le stesse donne impegnate in politica, a tutti i livelli istituzionali. Serve interrogarsi sui linguaggi, sui modelli di leadership proposti, sulle reali possibilità di accesso ai ruoli decisionali. In questo percorso, anche le Consigliere di Parità dovrebbero assumere un ruolo più incisivo di stimolo e proposta.

Il caso della Federazione provinciale del PD di Avellino è emblematico. Pur in presenza di una componente femminile attiva all’interno del Comitato provinciale e della Direzione, nella fase di avvio del congresso e nella definizione delle candidature alla Segreteria provinciale non è emersa alcuna proposta femminile. I nomi indicati – Marco Santo Alaia e Pellegrino Palmieri – rappresentano profili di indiscussa serietà e passione politica, ma confermano un copione già visto: la competizione per i ruoli apicali resta una questione tutta maschile.

Eppure, proprio lo stallo attuale del congresso provinciale potrebbe trasformarsi in un’occasione. La presentazione di una candidatura femminile alla Segreteria non sarebbe solo un gesto simbolico, ma un atto politico capace di scuotere un dibattito oggi bloccato e di riattivare la partecipazione di tante iscritte e tesserate che faticano a riconoscersi in un partito ancora lontano da una reale parità.

La rappresentanza femminile non può restare confinata nei comunicati o nelle dichiarazioni di principio. Senza scelte concrete, senza il coraggio di rompere schemi consolidati, la parità rischia di restare uno slogan. E l’Irpinia, ancora una volta, si ritrova a fare i conti con un’occasione mancata.

Silvana Acierno – Baiano