“La Murga del Mare”: la poesia di Nando Silvestri, tra musica e suggestioni

“La Murga del Mare”: la poesia di Nando Silvestri, tra musica e suggestioni

“La Murga del Mare”, poesia di Nando Silvestri, è un testo che si muove tra visione e ritmo, tra mito e materia. I versi non si limitano a descrivere il mare: lo incarnano. Lo trasformano in presenza viva, pulsante, ora maestosa e solenne, ora tribale e primordiale.

Nel poema il mare si erge come gladiatore, vibra come tamburo, si libra e si dissolve in bagliori improvvisi. Le immagini sono dense, stratificate: luna pallida, brezza leggera, spruzzi grondanti, bagliori d’orizzonte. Tutto è attraversato da un senso di impermanenza, da un movimento continuo che richiama la danza e il rito.

La “murga” – festa collettiva, ritmo popolare, energia circolare – diventa metafora di un richiamo ancestrale. È celebrazione, è invocazione, è battito che unisce corpo e natura. La figura femminile evocata nei versi oscilla tra donna e dea, sirena e creatura terrestre, incarnando un principio generativo e misterioso.

La voce come strumento narrativo

L’interpretazione di Roberta Andreozzi ha restituito alla poesia la sua dimensione orale, arcaica. La voce non ha semplicemente letto il testo, ma lo ha abitato. Ha alternato sospensioni e accelerazioni, sussurri e aperture ampie, trasformando ogni parola in gesto sonoro.

I versi sono stati modulati con attenzione al ritmo interno del poema: le pause hanno creato attese, le ripetizioni hanno amplificato l’eco delle immagini, le sonorità più aspre hanno reso tangibile la forza del mare evocato.

Il dialogo con la musica

La dimensione musicale ha accompagnato la parola senza sovrastarla, creando un tessuto sonoro capace di amplificare le suggestioni del testo.

Le percussioni di Tony Esposito hanno dato corpo al battito primordiale della “murga”, con ritmi che richiamano riti arcaici e danze collettive. Il pianoforte di Lino Pariota ha introdotto armonie sospese e profonde, mentre l’apporto di Irina Arozarena ha contribuito a creare un’atmosfera avvolgente e suggestiva.

Il risultato è stato un intreccio in cui parola e suono si sono fusi in un’unica narrazione sensoriale. La poesia non è rimasta testo, ma è diventata esperienza: un flusso che danza, vibra e si dissolve, come un’onda che lascia sulla riva il segno del suo passaggio.