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Dopo la revoca della delega da parte del sindaco Alessandro Napolitano, il consigliere comunale ed ex assessore Fulvio Litto interviene pubblicamente per chiarire la propria posizione e spiegare le ragioni che, a suo dire, hanno portato alla rottura all’interno della maggioranza.
Di seguito l’intervista integrale.
Il sindaco ha parlato di sue assenze come motivo della revoca. Qual è la sua versione? «Prendo atto della revoca della delega, ma non accetto di passare per chi diserta i Consigli perché non gli interessa decidere. Fino a poco tempo fa le sedute venivano fissate tenendo conto della disponibilità di tutti noi amministratori, che abbiamo lavori e turni diversi. Da quando sono cambiati i rapporti in maggioranza, questa disponibilità non è stata più considerata. Io lavoro al Pronto Soccorso, i turni non li decido io. Le mie assenze non sono disimpegno, ma la conseguenza diretta di questa incompatibilità, che prima veniva gestita con buon senso».
È solo per motivi di lavoro che non ha più partecipato alla vita amministrativa? Lei ha parlato anche di rapporti rotti in maggioranza. Cosa è successo? «Ovviamente la mia assenza nella vita amministrativa non è dovuta solo a motivi di lavoro. I motivi sono tanti. In primis, la presenza costante in Comune di familiari di assessori e consiglieri, che interferiscono nella vita amministrativa fino a impartire disposizioni, come se avessero anch’essi un mandato elettivo. Possono dire lo stesso di me? Assolutamente no. Ci sono poi i problemi legati al fatto che non ho potuto esprimere i miei pareri neanche nell’ambito delle mie deleghe. Infine, e non meno importante, il rapporto rotto con alcuni consiglieri, a cui dava fastidio il mio voler fare ed essere benvoluto da tutti. Per attaccarmi hanno scelto la strada più semplice: toccare la mia vita privata. Il mio amico sindaco sa di cosa parlo. Anche su questo l’ho invitato più volte a prendere posizione nei confronti di chi sbagliava e alimentava tensioni. Non l’ha mai fatto».
Negli ultimi mesi si è allontanato sempre di più. Perché? «Mi sono allontanato da quella dinamica, dove tutto ciò che facevo veniva contestato e deriso sui social con il ritornello che lo facevo per acchiappare consensi. Ho detto più volte al sindaco di invitare gli altri a darsi da fare come facevo io: se ne sarebbe avvantaggiato il paese per primo, e anche loro avrebbero ottenuto “quei like” sui social di cui parlano tanto, e che a me fanno vergognare, visto il ruolo che ricopriamo».
Cosa si sente di dire al sindaco alla luce di tutto questo? «Il sindaco si definisce mio amico ma poi sceglie la strada pubblica per sfiduciarmi. A tal proposito, voglio ricordargli che avevo già rimesso la mia delega da circa un mese, motivandola. Inoltre, dice che sto percorrendo strade politiche o amministrative diverse, mentre lui indossa sempre la stessa tunica. A questo mi viene spontaneo ricordargli che è stato lui a togliermi la tunica.
Dice ancora che non c’è nessuna differenza tra un consigliere e un assessore, ma poi si affretta a far pubblicare un articolo – di cui conservo uno screenshot – per chiarire che non sono più assessore, solo perché qualcuno per errore aveva scritto della mia presenza come assessore a un evento pubblico. Articolo che è stato poi immediatamente rimosso. Quindi non capisco perché debba essere io a chiarire con la giornalista. Se non è stato lui a pubblicare e a far rimuovere l’articolo, dovrebbe farlo lui. Detto questo, finisco dicendo che se voleva una presenza diversa, doveva garantire un clima di lavoro corretto e intervenire dove c’erano errori, in primis con me. Non mi sono mai sentito esente da errori, gliel’ho ribadito tante volte. Non l’ha fatto. La responsabilità delle scelte è sua. Ovviamente questa intervista, così come la sua, è un monologo e con i monologhi non si risolvono i problemi. Quindi resto sempre a disposizione per un confronto pubblico».