La Sonrisa passa al Comune: svolta storica dopo la confisca. Borrelli: “Via subito il passato, serve un nuovo inizio”

La Sonrisa passa al Comune: svolta storica dopo la confisca. Borrelli: “Via subito il passato, serve un nuovo inizio”

SANT’ANTONIO ABATE – Il “Castello delle Cerimonie” cambia definitivamente volto. Il Grand Hotel La Sonrisa entra ufficialmente nel patrimonio del Comune di Sant’Antonio Abate, segnando la fine di una lunga vicenda giudiziaria e l’inizio di una nuova fase per l’area.

Presso la Conservatoria dei Registri Immobiliari di Napoli è stata infatti completata la trascrizione che sancisce il passaggio di proprietà degli immobili e dei terreni all’ente comunale. Un atto che recepisce la sentenza definitiva della Cassazione, con cui è stata disposta la confisca dell’intero complesso per lottizzazione abusiva, al termine di anni di battaglie legali.

Sgomberi e prossimi passi

La sindaca Ilaria Abagnale ha già avviato le procedure per la presa di possesso dell’area. È stata firmata un’ordinanza di sgombero che riguarda i tre fabbricati ad uso abitativo presenti all’interno della struttura, attualmente occupati dai nuclei familiari dei precedenti gestori: gli occupanti avranno 30 giorni di tempo per lasciare gli immobili, altrimenti si procederà con lo sgombero forzato.

Per quanto riguarda invece l’attività commerciale – albergo e ristorante – resta da attendere la decisione del Tar Campania sulla revoca delle licenze. Nel frattempo, il Comune ha già richiesto al Prefetto di Napoli la convocazione di un tavolo tecnico per gestire le fasi conclusive dell’acquisizione e definire il futuro utilizzo del complesso.

L’intervento di Borrelli

Sulla vicenda è intervenuto il deputato di Alleanza Verdi-Sinistra, Francesco Emilio Borrelli, che da tempo segue il caso legato all’abusivismo e alle ombre sulla gestione della struttura.

“Per troppo tempo – ha dichiarato – questa realtà è stata simbolo di illegalità e di un sistema che ha aggirato le regole, accumulando ricchezze in spregio alle leggi. Non è stato solo abusivismo, ma un modello sbagliato, finito anche sotto i riflettori mediatici”.

Il parlamentare chiede ora un cambio netto di rotta: “Serve un segnale forte. Il Comune cambi immediatamente il nome alla struttura per recidere ogni legame con un passato fatto di opacità e collegamenti con ambienti criminali. Dopo gli sgomberi, la gestione deve essere affidata a persone perbene, trasformando questo luogo in un simbolo di legalità e trasparenza”.

Una nuova fase

Con il passaggio al Comune si chiude un’epoca e si apre una sfida complessa: quella di restituire alla collettività uno spazio per anni al centro di polemiche e controversie.

L’obiettivo, ora, è chiaro: trasformare un simbolo discusso in un’opportunità di rilancio, nel segno della legalità e del rispetto delle regole.