Avellino e comuni verso le amministrative: quando la partecipazione scompare e resta solo la scena

Avellino e comuni verso le amministrative: quando la partecipazione scompare e resta solo la scena

di Franco Fiordellisi
C’è qualcosa che non torna, oggi, nella provincia di Avellino, e non è un dettaglio locale ma un segnale che riguarda la qualità stessa della nostra democrazia. Mentre su questioni percepite come decisive – come nel recente referendum – una parte importante dell’elettorato è tornata a partecipare, confermando che il Mezzogiorno non è affatto una periferia passiva, nelle elezioni amministrative accade spesso il contrario. E accade proprio ad Avellino, così come in realtà decisive come Ariano Irpino, Calitri, Cervinara, dove la partecipazione si ritrae.
Ad Avellino questa contraddizione è ancora più evidente, perché il capoluogo dovrebbe essere il centro politico e amministrativo della provincia e invece fatica a costruire una visione, a organizzare consenso attorno a progetti riconoscibili, a dare forma a una politica che non sia solo competizione tra gruppi e persone.
Non è disinteresse, ma una crisi più profonda che riguarda la credibilità stessa dell’offerta politica. Negli anni si è affermato un civismo spurio fatto di liste personali, aggregazioni senza visione, coalizioni costruite attorno ai candidati più che ai progetti, dove la competizione non è tra idee di sviluppo ma tra figure e appartenenze locali.
In questo passaggio si consuma una rottura silenziosa ma decisiva: viene meno ciò che rende la politica comprensibile e partecipabile, cioè il confronto tra visioni, la chiarezza delle scelte, la possibilità di riconoscersi in un progetto. Quando questa dimensione scompare, la partecipazione non cresce, semplicemente si ritira.
A tutto questo si aggiunge un elemento strutturale delle aree interne: lo spopolamento, che non è solo riduzione numerica ma svuotamento sociale e civile. Meno relazioni, meno lavoro stabile, meno fiducia producono inevitabilmente meno capacità di costruire politica. Anche Avellino, pur essendo capoluogo, non è estranea a questo processo.
Ed è proprio il lavoro il punto più critico. In contesti segnati da occupazione scarsa o povera, precarietà e opportunità limitate, il rapporto tra cittadino e politica rischia di scivolare su un terreno ambiguo: non si costruiscono diritti, ma si promettono possibilità, spesso minime, in cambio di consenso. Non sempre è voto di scambio in senso tecnico, ma è evidente che il bisogno sociale diventa leva elettorale, alterando la qualità della democrazia. Queste dinamiche si riflettono nella gestione dei servizi fondamentali. Le criticità delle società partecipate dell’acqua, della depurazione e dei rifiuti, le difficoltà nei trasporti, la percezione diffusa di servizi non all’altezza: tutto questo produce distanza tra cittadini e istituzioni. Lo stesso accade nella sanità territoriale e nel socio-assistenziale, dove i Piani di zona risultano spesso deboli e le famiglie restano sole di fronte alla non autosufficienza.
Qui il cittadino non percepisce solo un deficit di servizio, ma un’assenza di governo democratico. E quando acqua, rifiuti, sanità e assistenza funzionano male o in modo opaco, viene meno il terreno concreto su cui si costruisce la partecipazione.
Dentro questo quadro pesa anche un fattore spesso rimosso: la presenza di illegalità diffuse e zone grigie che incidono sul tessuto sociale. Quando la legalità arretra non produce solo insicurezza, ma altera i rapporti di forza e restringe gli spazi di autonomia. La legalità è una vera infrastruttura territoriale: senza di essa non esiste partecipazione libera, né fiducia, né decisione pubblica autonoma.
Quando questa infrastruttura si indebolisce, la partecipazione non scompare soltanto, ma si deforma, dando vita a una sorta di bulimia democratica: proliferano momenti e strumenti di coinvolgimento apparente mentre si restringe lo spazio reale della decisione.
Eppure, proprio per questo, queste elezioni amministrative – ad Avellino, ad Ariano Irpino, a Calitri, a Cervinara – non sono un passaggio marginale. Il loro esito inciderà anche sull’elezione del prossimo Presidente della Provincia di Avellino, cioè sull’assetto complessivo di governo di un territorio che affronta questioni enormi: acqua, sanità, lavoro, tenuta sociale.
Il problema non è che i cittadini non vogliono partecipare, ma che sempre più spesso non trovano uno spazio in cui quella partecipazione sia libera e incisiva. Quando la politica smette di essere luogo collettivo e diventa competizione tra individui, la democrazia non crolla: si svuota
lentamente.
E questa volta non possiamo permetterci che resti solo la scena, senza più pubblico.