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Un caso che riaccende i riflettori sulle criticità del pronto soccorso e sulle condizioni di assistenza riservate ai pazienti più fragili. È quanto emerge da una vicenda denunciata da una donna di Avellino, che ha raccontato quanto accaduto alla madre di 74 anni al pronto soccorso dell’ospedale “San Giuseppe Moscati”.
La notizia, resa nota da Irpinia TV e ripresa dalla nostra redazione, riguarda una donna anziana arrivata in ospedale dopo una caduta e rimasta per diverse ore su una barella in attesa di cure.
Secondo il racconto della figlia Daniela, la madre, con un femore lesionato, una protesi all’anca e una gamba dolorante in intrarotazione, sarebbe rimasta immobilizzata su una tavola spinale per lungo tempo, in una condizione di forte sofferenza fisica.
La situazione avrebbe raggiunto il momento più critico quando l’anziana, esausta e impossibilitata a muoversi, ha chiesto di poter urinare. Una richiesta semplice ma necessaria che, stando al racconto della familiare, avrebbe ricevuto risposte ritenute offensive e inappropriate.
“Eravamo lì da mezzogiorno – racconta Daniela – mia madre era su una tavola spinale da quattro ore, con forti dolori e senza poter muovere la gamba. Ho chiesto più volte l’intervento di un medico e poi di un infermiere, ma mi è stato risposto che c’erano emergenze”.
La figlia, che riferisce di essere un’operatrice sociosanitaria, contesta però questa versione e racconta di aver assistito per ore alla situazione del reparto. “Ho aspettato con educazione, senza alzare i toni. A un certo punto, però, alcuni operatori si sono permessi di dire, accanto a mia madre, che se non poteva muoversi poteva farsela addosso. Una frase gravissima, pronunciata davanti a una donna anziana, dolorante e indifesa”.
A quel punto Daniela ha deciso di contattare la polizia. Gli agenti sono intervenuti al pronto soccorso per raccogliere la segnalazione e verificare quanto accaduto.
Successivamente, secondo quanto riferito, all’anziana sarebbe stato applicato un catetere e la donna sarebbe stata finalmente presa in carico dal personale sanitario.
La figlia annuncia ora l’intenzione di procedere per vie legali. “Andrò fino in fondo – afferma – perché quello che è successo a mia madre non deve capitare ad altri”.
La vicenda si inserisce in un quadro già complesso per il reparto di emergenza del Moscati, spesso al centro di segnalazioni per lunghe attese, sovraffollamento e difficoltà operative. Resta ora da capire se sulla vicenda saranno avviati accertamenti da parte della struttura sanitaria o dalle autorità competenti.
Un episodio che, al di là delle responsabilità ancora da accertare, riporta al centro il tema della dignità e dell’assistenza dovuta ai pazienti, soprattutto quando si tratta di persone anziane e in condizioni di particolare fragilità.