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Le elezioni per il rinnovo del Consiglio Provinciale di Avellino si chiudono con un risultato che, almeno nei numeri, consegna la vittoria al Partito Democratico ma che sul piano politico lascia aperti interrogativi e tensioni. Il voto dei cosiddetti “grandi elettori” – sindaci e consiglieri comunali – ha registrato una partecipazione molto alta, quasi totale, ma allo stesso tempo fotografa un ente che continua a muoversi in una dimensione di incertezza istituzionale, sospeso tra gli effetti della riforma Delrio e le questioni giuridiche ora all’attenzione del Tribunale amministrativo.
Il Partito Democratico ha ottenuto il risultato più consistente con oltre 25 mila voti ponderati e tre seggi conquistati nel nuovo parlamentino provinciale. Un successo che però non cancella le frizioni interne al partito. La rielezione di Laura Cervinaro, dopo le tensioni con il presidente della Provincia Rizieri Buonopane e la sua uscita dalla vicepresidenza, viene letta da molti osservatori come il segnale di un equilibrio politico non del tutto stabile all’interno della stessa area di governo. In questo scenario emerge anche la figura del sindaco di Grottaminarda Marcantonio Spera, indicato da più parti come uno dei possibili protagonisti delle future dinamiche politiche in vista della prossima elezione del presidente dell’ente.
Sul fronte opposto il centrodestra irpino ha mostrato una compattezza che negli anni non sempre era stata evidente. Riuniti sotto la sigla Hirpinia Libera, i partiti dell’area conservatrice hanno raccolto oltre 19 mila voti ponderati. Un risultato che non consente di ribaltare i rapporti di forza ma che dimostra una presenza politica più organizzata rispetto al passato. Resta tuttavia aperta la questione di come trasformare questa unità elettorale in una proposta amministrativa capace di incidere realmente sul governo della provincia.
Accanto ai partiti tradizionali continua a pesare il ruolo delle liste civiche. In particolare Proposta Civica per l’Irpinia, area riconducibile politicamente al consigliere regionale Vincenzo Alaia, ha raccolto oltre 22 mila voti ponderati confermando una forte capacità di radicamento tra gli amministratori locali. L’elezione di esponenti come Montanaro, Picone e Renzulli testimonia la crescita di un civismo amministrativo che in Irpinia riesce spesso a intercettare consenso al di fuori degli schieramenti tradizionali e che potrebbe rivelarsi determinante nei futuri equilibri politici.
Ma il vero elemento di incertezza riguarda ora il piano giudiziario. Il voto appena concluso potrebbe infatti essere rimesso in discussione dal ricorso presentato al TAR dal sindaco di Montefredane Ciro Aquino, affiancato da una diffida firmata dall’ex presidente della Provincia Domenico Biancardi. Al centro della controversia c’è la questione della durata del mandato del presidente Buonopane e della sua decorrenza effettiva. Se i giudici amministrativi dovessero accogliere l’interpretazione secondo cui il mandato sarebbe già scaduto, si aprirebbe uno scenario istituzionale complesso con possibili ripercussioni sull’assetto dell’ente.
Il prossimo passaggio decisivo è atteso per il 25 marzo, data in cui il TAR dovrà esprimersi sulla vicenda. Fino ad allora la Provincia di Avellino resta in una situazione di equilibrio fragile. Il nuovo Consiglio Provinciale è stato eletto ma la stabilità politica dell’ente dipenderà anche dall’esito della battaglia legale in corso. In questo contesto il voto non rappresenta un punto di arrivo ma piuttosto l’inizio di una nuova fase politica, nella quale alle dinamiche elettorali si intrecciano inevitabilmente le questioni giuridiche e i rapporti di forza tra i diversi protagonisti della politica irpina. 