Il carnevale Baianese, tra passato e futuro.

Foto Zeza e mesi del 1992 A centro della foto i quattro protagonisti cantanti della Zeza. Da sinistra: Antonio Capiluongo, Stefano Colucci, Stefano Napolitano, Carmine Lippiello. Gli altri personaggi dei Mesi. Sempre da sinistra in piedi: Fortunato Miele, Andrea De Gennaro, Carmine Acierno, Felice Prevete, Michele Napolitano, Stefano Leggiero, Agostino Vitale, Franco Vetrano. Inginocchiati, da sinistra: Angelo Napolitano, Pellegrino Ferrante, Carmine Napolitano.

Il carnevale Baianese, tra passato e futuro.

di Antonio Vecchione

La rivisitazione dei patrimoni di storia, cultura e tradizioni di una comunità è un modo per valorizzarli, stimolarne la fruizione collettiva e trasformarli in “bene comune” a futura memoria.  Ed è questa la lodevole funzione della Pro Loco e di tutti coloro che si fanno carico di questa missione.  Dopo l’ultima esibizione del 2003, finalmente,  grazie alla Pro Loco,  la comunità baianese ha rivissuto l’emozione dei riti  di Carnevale della nostra tradizione. Uno spettacolo particolare, “da strada”, cantato e recitato tra la gente, movimentato, coloratissimo, tra l’allegorico ed il didattico, gioioso, intriso di quella melanconia connaturata in tutte le manifestazioni genuinamente, primitivamente popolari, coinvolgente l’intero paese. Parliamo della storica rappresentazione dei Mesi e della Zeza.  “E Mise”, recitato (e una volta  cantato) da quattordici personaggi, “Capodanno”, “Pulcinella” e i “dodici mesi dell’anno”. La “Cantata dei Mesi” è una  rappresentazione carnevalesca ampiamente  diffusa in Campania. E’ una tradizione schiettamente contadina, recitata o cantata, che, attraverso la satira carnevalesca, ci parla del ciclo agricolo dell’intero anno, con immagini, parole, scherzi, proverbi, personaggi, comportamenti, ingiustizie, descrizioni di usanze ed originali espressioni linguistiche.  Una preziosa testimonianza per offrire alle giovani generazioni la consapevolezza delle proprie radici e il senso dell’appartenenza al territorio,  per amarlo per tutto ciò che lo identifica nel presente e nel futuro come portato della storia precedente. Una festa che, ampiamente diffusa nell’area vesuviana, ne esprime la comune cultura di vita contadina che noi condividiamo a pieno titolo, per storia e civiltà. Una tradizione ancora viva anche in molti centri dell’irpinia, come Mercogliano, Bellizzi, Serino, con caratterizzazioni diverse, legate alle tradizioni e costumi di vita delle proprie terre.

Mariella Del Basso, presidente Pro loco, esprime tutta la sua soddisfazione per il successo della manifestazione accolta con entusiasmo dal popolo baianese. “L’obiettivo comune di riportare in vita le tradizioni”, afferma la Presidente,  “si è sentito fortemente e ha coinvolto tutti. Si è formato un gruppo allegro, collaborativo e soprattutto composto da persone di età diverse, dai 18 anni in su: ognuno, con la propria esperienza di vita e sensibilità artistica, ha contribuito dando un valore aggiunto al lavoro. C’è stato anche tanto divertimento, ma sempre accompagnato da un forte senso di responsabilità, proprio perché si percepiva l’importanza di far rivivere queste tradizioni e trasmetterle soprattutto ai più giovani. È stata davvero una bella esperienza, condivisa da tutti, semplice ma significativa”.

Alla “Cantata dei mesi” si accoppia  un’altra azione scenica, “A Zeza”, anch’essa cantata per la strada, con quattro personaggi:  “Mariniello”, geloso popolano ossessionato dalla possibilità, “grazie” alla moglie ed alla figlia, di ritrovarsi “cornuto”; sua moglie “Zeza”, “vasciaiola” e “vajassa”,  poco scrupolosa, utilitaristica arrampicatrice sociale; la loro figlia “Vicenzella”, perfettamente adeguata a tanta madre; “don Nicola”, studente, di famiglia facoltosa, sentimentalmente per nulla smaliziato, spasimante per la ragazza, che lo ricambia per realizzare lo scopo, perseguito dalla madre Zeza, di legarselo ad ogni costo con un saldo vincolo matrimoniale. E’ una sorta di “sceneggiata” bucolico-naturalistica,   che affonda le radici nel più antico metateatro popolare di forte caratterizzazione contadinesca, nei “fescennini”, dalla città etrusca di “Fescennio”, che erano per antica tradizione italica canti e motti di carattere osceno che venivano intonati in occasione delle nozze in funzione di buon augurio soprattutto in relazione alla fertilità della coppia. La scena è animata dalle tensioni tra uomo e donna in un’agitata relazione intergenerazionale, tra il vecchio e il nuovo. Un contrasto rappresentato magnificamente dall’arcaico stile vocale, a cappella, senza accompagnamento strumentale,  capace di creare ritmi e armonie diverse, e, inoltre, dall’efficace azione scenica dei protagonisti.

Uno dei protagonisti, Felice D’Anna, una brillante “Vicenzella, ci esprime le sue considerazioni su questo ritorno della “Zeza”.

“Tutto è partito dal desiderio, come Pro Loco, di recuperare un pezzo della nostra storia  riportando in vita le tradizioni popolari del nostro Carnevale, quelle autentiche di una volta. Per questo abbiamo coinvolto Carmine Lippiello, ultimo protagonista delle antiche rappresentazioni e custode della memoria storica della Zeza. La sua presenza è stata fondamentale: sin da subito si è dimostrato disponibile e partecipe. Oltre alla sua voce, ci ha messo a disposizione i suoi ricordi, gli aneddoti e la sua esperienza. Durante le prove ci ha guidati e coordinati con pazienza, aiutandoci a entrare davvero nello spirito della cantata. Per me è stata un’esperienza particolare, che mi ha molto impegnato. Abbiamo lavorato molto sull’interpretazione, sui tempi comici e sulla resa scenica della storia, cercando di far emergere soprattutto il lato più divertente e popolare della Zeza. In passato, come ci ha raccontato Carmine, lo spettacolo era molto più incentrato sulla cantata “a cappella”: gli esecutori facevano quasi a gara a chi sfoggiava la voce migliore. Era una vera sfida canora. Quest’anno invece abbiamo privilegiato la teatralità, ma sempre nel rispetto della tradizione e dello spirito originario. È stata un’esperienza intensa e bella, soprattutto dal punto di vista umano. Vedere Carmine emozionarsi nel rivedere la Zeza prendere vita è stato il segno che stavamo facendo qualcosa di importante per la nostra comunità”.

“La Cantata dei Mesi, la Zeza e il Laccio d’amore sono le fondamenta del nostro Carnevale e vanno salvaguardate, valorizzate e tramandate”. Sono le parole di Carlo Acierno, infaticabile animatore delle attività sociali e culturali baianesi, uno dei protagonisti di questa rinascita. “Io ritengo che senza passato non vi sia  futuro”, aggiunge Carlo, “per cui è doveroso non abbandonarlo per costruire un futuro innovativo. L’organizzazione dei Mesi e della Zeza è stata mia premura fin dall’inizio, a partire dalla stampa dei copioni, alla cura dei vestiti e degli accessori, fino all’abbellimento dei cappelli, un’idea scaturita dall’occhio creativo femminile della nostra presidente Mariella Del Basso e di Mariagrazia Napolitano. Importantissimo è stato il generoso impegno della schiera di giovani e meno giovani che si sono cimentati nell’interpretazione dei vari mesi dell’anno: un gruppo variegato, unito dall’amore per la cultura popolare, che hanno arricchito il progetto di freschezza e vitalità”.

Il carnevale baianese 2026 è stato, dunque,  un felice ritorno al passato  ma senza trascurare le innovazioni giovanili che, in questi ultimi anni,  hanno dato linfa nuova alla festa. Ci riferiamo ai carri allegorici che sfilano maestosi accompagnati da schiere di figuranti in costume. Grazie all’associazione Giovento, col supporto logistico di Roberto Colucci e Antonio Guerriero, anche quest’anno sono stati realizzati due enormi opere in cartapesta, con spettacolari forme,  fantasiose e colorate, che hanno sfilato diffondendo colonne sonore di successo con gioiose atmosfere animate da canti e balli. Il popolo baianese ha molto apprezzato ed è stato  il naturale, partecipato, indispensabile ed entusiasta contorno di questo spettacolare Carnevale.  

Un grazie particolare ai protagonisti delle due esibizioni

La “Cantata dei Mesi”.

Carlo Melissa (capodanno)

Orsola Melissa (pulcinella)

Carmine Lippiello (gennaio)

Armando PELUSO (febbraio)

Pellegrino Lippiello (marzo)

Carlotta Colucci (aprile)

Antonio Piccirillo (maggio)

Antonio Colucci (giugno)

Franco Abete (luglio)

Meno Caruso (agosto)

Antonio Melissa (settembre)

Pietro Castaldo (ottobre)

Maria Grazia Napolitano (novembre)

Mariella Del Basso (dicembre)

 

La Zeza:

Carmine Lippiello, (Mariniello)

Antonio Acierno (Zeza)

Felice D’Anna (Vicenzella)

Antonio Melissa (Don Nicola)

Il carnevale Baianese, tra passato e futuro.
Foto Zeza e mesi del 1992
A centro della foto i quattro protagonisti cantanti della Zeza.
Da sinistra: Antonio Capiluongo, Stefano Colucci, Stefano Napolitano, Carmine Lippiello.
Gli altri personaggi dei Mesi. Sempre da sinistra in piedi: Fortunato Miele, Andrea De Gennaro, Carmine Acierno, Felice Prevete, Michele Napolitano, Stefano Leggiero, Agostino Vitale, Franco Vetrano. Inginocchiati, da sinistra: Angelo Napolitano, Pellegrino Ferrante, Carmine Napolitano.
Il carnevale Baianese, tra passato e futuro.
oto 1977: sfilata corso di avellino, primo a sinistra Carminuccio D’Apolito, o scassapagliaro, storico protagonista della Zeza baianese, a destra Antonio Capiluongo.
Il carnevale Baianese, tra passato e futuro.
da sinistra; i quattro protagonisti degli ultimi anni della Zeza, col mantello blu, Carmine Lippiello, o campanaro, animatore anche della Zeza 2026; Stefano Napolitano, ‘e nufrio; Stefano Colucci, ‘o sorice; Antonio Capiluongo, ‘o marruzziello.
Il carnevale Baianese, tra passato e futuro.
Quattro straordinari personaggi, Andrea Colucci, Stefano Napolitano, Antonio Napolitano e Paolino Candela. Avevano il dono naturale di una bellissima voce e li sentivamo spesso nelle campagne intonare i canti contadini della tradizione baianese. Dotati di un carattere gioviale e ironico amavano esibirsi in pubblico come nell’occasione della foto. I primi due sono stati gli storici personaggi della Zeza.
Il carnevale Baianese, tra passato e futuro.
A centro Andrea Colucci, storica Zeza degli anni dal dopoguerra fino ai 60/70. Alla sua sinistra Antonio Capiluongo.
Il carnevale Baianese, tra passato e futuro.
A centro della foto Stefano Napolitano, ‘e nufrio, con coppolone e pipa. Alla sua destra Andrea Colucci, ‘o sorice, personaggio straordinario, con una passione per il canto che coltivava quotidianamente. Dotato di una bellissima voce i suoi passaggi nei vicoli dei vesuni erano annunciati dalle melodie che intonava. Famosissimo anche come venditore ambulante di granita al limone, ‘a subbrètta, che preparava in un contenitore cilindrico di rame immerso nel ghiaccio che, riempito di succo di limone acqua e zucchero, occorreva far ruotare con la forza delle braccia per lunghissimo tempo fino al congelamento della miscela liquida. Poi lanciava ad alta voce il suo richiamo commerciale, tipo cantilena, per annunciare la sua presenza: “chiagnite criatù, che mammà v’accatta ‘o gelato”.

Il carnevale Baianese, tra passato e futuro. Il carnevale Baianese, tra passato e futuro. Il carnevale Baianese, tra passato e futuro. Il carnevale Baianese, tra passato e futuro. Il carnevale Baianese, tra passato e futuro. Il carnevale Baianese, tra passato e futuro. Il carnevale Baianese, tra passato e futuro. Il carnevale Baianese, tra passato e futuro. Il carnevale Baianese, tra passato e futuro. Il carnevale Baianese, tra passato e futuro. Il carnevale Baianese, tra passato e futuro. Il carnevale Baianese, tra passato e futuro. Il carnevale Baianese, tra passato e futuro.